Una professoressa disabile, residente in Friuli Venezia Giulia, si trova ad affrontare una delicata situazione economica dopo il licenziamento subito nel febbraio 2025: la docente deve restituire 18.078,23 euro percepiti erroneamente sotto forma di stipendi durante un periodo di malattia e aspettativa non retribuita.
La somma reclamata deriva da un errore amministrativo che ha portato la docente a ricevere per 11 mesi di malattia uno stipendio integrale, anziché con le decurtazioni previste dalla legge. Nei successivi sette mesi e mezzo, invece, avrebbe dovuto sospendere del tutto la percezione dello stipendio per via dell’aspettativa non retribuita. Nonostante avesse presentato correttamente tutte le documentazioni necessarie, i pagamenti sono continuati. Ora, a oltre un anno dal suo licenziamento definitivo, il repentino rimborso richiesto sta mettendo la donna, che vive già in condizioni economiche complicate, in seria difficoltà.
Giuseppe Mancaniello, segretario generale di Flc Cgil Pordenone, ha evidenziato come questa situazione sia il risultato di inefficienze burocratiche. "La collega si ritrova a dover ripagare tutto in un’unica soluzione. È ingiusto. Una persona con problemi di salute può non essere in grado di monitorare mese per mese gli accrediti ricevuti. È assurdo che la correzione delle somme ricevute avvenga solo ora, invece di regolarizzare lo stipendio sin dai primi mesi di malattia", spiega Mancaniello. La docente cercherà di ottenere una rateizzazione del debito, ma il sindacato sottolinea che sarà comunque difficile per lei coprire queste spese dopo tanto tempo senza lavoro.
La vicenda della professoressa ha preso avvio quando, dopo alcuni anni di insegnamento a Trieste, è stata trasferita in una scuola superiore di Pordenone. A causa di problemi di salute (la donna cammina con l’aiuto di una stampella) era stata poi collocata nella biblioteca dell’istituto dove lavorava. Le norme previste per gli insegnanti stabiliscono che nei primi nove mesi di malattia si ha diritto al 100% dello stipendio; questa percentuale scende al 90% dal decimo mese fino a un anno, e al 50% tra il tredicesimo e il diciottesimo mese. Oltre questo limite è possibile richiedere altri 18 mesi di malattia, ma senza alcuna retribuzione; superati i due anni e mezzo totali subentra l’inevitabile licenziamento.
Nel caso della docente friulana, tra febbraio 2023 e febbraio 2025 si sono sommati 330 giorni di malattia e 223 giorni di aspettativa non retribuita, fino alla definitiva interruzione del rapporto lavorativo con l’istituto. Ora, il sindacato Flc Cgil sta valutando la possibilità di richiedere un reintegro per la professoressa entro la scadenza del prossimo gennaio.
Nel frattempo, la donna affronta una situazione sempre più insostenibile. Forte del suo bagaglio culturale (a vantare sono due lauree in ambito umanistico) la docente è alla ricerca urgente di un nuovo impiego per far fronte alle spese quotidiane e alle cure per la madre anziana e per sé stessa. "Si trova prossima all’età pensionabile", conclude Mancaniello, "ma ha bisogno di lavorare. Se qualcuno fosse disposto a offrirle un’opportunità lavorativa può contattare il nostro sindacato per mettersi in contatto con lei".
Prof disabile licenziata nel 2025 deve restituire oltre 18mila euro allo Stato per stipendi percepiti erroneamente
Una professoressa disabile, residente in Friuli Venezia Giulia, si trova ad affrontare una delicata situazione economica dopo il licenziamento subito nel febbraio 2025. La docente, oggi 62enne e con a carico una madre novantenne, aveva già dovuto fare i conti con le sue precarie condizioni di salute e con il conseguente stop alla sua attività lavorativa. Ora, a complicare ulteriormente la sua condizione, è arrivata la richiesta del Ministero dell’Economia di restituire 18.078,23 euro percepiti erroneamente sotto forma di stipendi durante un periodo di malattia e aspettativa non retribuita. Dopo le trattenute fiscali, la cifra da devolvere allo Stato si attesta a 13.920,23 euro.La somma reclamata deriva da un errore amministrativo che ha portato la docente a ricevere per 11 mesi di malattia uno stipendio integrale, anziché con le decurtazioni previste dalla legge. Nei successivi sette mesi e mezzo, invece, avrebbe dovuto sospendere del tutto la percezione dello stipendio per via dell’aspettativa non retribuita. Nonostante avesse presentato correttamente tutte le documentazioni necessarie, i pagamenti sono continuati. Ora, a oltre un anno dal suo licenziamento definitivo, il repentino rimborso richiesto sta mettendo la donna, che vive già in condizioni economiche complicate, in seria difficoltà.
Giuseppe Mancaniello, segretario generale di Flc Cgil Pordenone, ha evidenziato come questa situazione sia il risultato di inefficienze burocratiche. "La collega si ritrova a dover ripagare tutto in un’unica soluzione. È ingiusto. Una persona con problemi di salute può non essere in grado di monitorare mese per mese gli accrediti ricevuti. È assurdo che la correzione delle somme ricevute avvenga solo ora, invece di regolarizzare lo stipendio sin dai primi mesi di malattia", spiega Mancaniello. La docente cercherà di ottenere una rateizzazione del debito, ma il sindacato sottolinea che sarà comunque difficile per lei coprire queste spese dopo tanto tempo senza lavoro.
La vicenda della professoressa ha preso avvio quando, dopo alcuni anni di insegnamento a Trieste, è stata trasferita in una scuola superiore di Pordenone. A causa di problemi di salute (la donna cammina con l’aiuto di una stampella) era stata poi collocata nella biblioteca dell’istituto dove lavorava. Le norme previste per gli insegnanti stabiliscono che nei primi nove mesi di malattia si ha diritto al 100% dello stipendio; questa percentuale scende al 90% dal decimo mese fino a un anno, e al 50% tra il tredicesimo e il diciottesimo mese. Oltre questo limite è possibile richiedere altri 18 mesi di malattia, ma senza alcuna retribuzione; superati i due anni e mezzo totali subentra l’inevitabile licenziamento.
Nel caso della docente friulana, tra febbraio 2023 e febbraio 2025 si sono sommati 330 giorni di malattia e 223 giorni di aspettativa non retribuita, fino alla definitiva interruzione del rapporto lavorativo con l’istituto. Ora, il sindacato Flc Cgil sta valutando la possibilità di richiedere un reintegro per la professoressa entro la scadenza del prossimo gennaio.
Nel frattempo, la donna affronta una situazione sempre più insostenibile. Forte del suo bagaglio culturale (a vantare sono due lauree in ambito umanistico) la docente è alla ricerca urgente di un nuovo impiego per far fronte alle spese quotidiane e alle cure per la madre anziana e per sé stessa. "Si trova prossima all’età pensionabile", conclude Mancaniello, "ma ha bisogno di lavorare. Se qualcuno fosse disposto a offrirle un’opportunità lavorativa può contattare il nostro sindacato per mettersi in contatto con lei".

