Un'indagine dell’Associazione Luca Coscioni mostra il grave ritardo della Campania nell’attuazione dei Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA). Salerno emerge come l’unico capoluogo ad aver avviato l’iter, mentre gli altri, tra cui Napoli, rimangono indietro.
In questo contesto, Salerno rappresenta una rara eccezione, essendo l’unico capoluogo campano ad aver adottato un PEBA, con la delibera di Giunta comunale 127 del 2025. Tuttavia, affinché il piano diventi operativo, è ancora necessaria l’approvazione definitiva del Consiglio Comunale.
Il problema appare su scala nazionale ancor più preoccupante. Su 118 Comuni capoluogo monitorati, solo il 36,4% ha approvato un PEBA con delibera consiliare. Nel resto dei casi, i piani si trovano in fase di redazione (21,2%), non sono approvati (13,6%) o mancano completamente informazioni (28,8%). A livello complessivo italiano, solo il 15% dei Comuni ha effettivamente completato il processo di adozione del piano.
Barriere architettoniche: Salerno unica città a muoversi
A distanza di quarant’anni dall’introduzione dell’obbligo normativo, lo stato di avanzamento dei PEBA in Campania riflette un panorama preoccupante, caratterizzato da ritardi sistematici e frammentazione a livello amministrativo. Come evidenziato dall’indagine dell’Associazione Luca Coscioni, che ha monitorato i Comuni capoluogo italiani per verificare il rispetto delle normative sull’accessibilità, nella regione si fatica a trasformare le norme in azioni concrete.In questo contesto, Salerno rappresenta una rara eccezione, essendo l’unico capoluogo campano ad aver adottato un PEBA, con la delibera di Giunta comunale 127 del 2025. Tuttavia, affinché il piano diventi operativo, è ancora necessaria l’approvazione definitiva del Consiglio Comunale.
La situazione nelle altre province
Analizzando la situazione delle altre province campane, emerge un quadro eterogeneo. Ad Avellino è stato ottenuto un primo parere favorevole in fase di commissione, mentre a Benevento il PEBA è ancora in fase di adozione. A Caserta, nonostante siano stati ricevuti fondi regionali, mancano informazioni pubbliche sui progressi. Napoli, invece, risulta ferma al punto di partenza: non sono disponibili dati ufficiali online e l’amministrazione non ha risposto alle richieste formali di accesso agli atti da parte dell’Associazione.Il problema appare su scala nazionale ancor più preoccupante. Su 118 Comuni capoluogo monitorati, solo il 36,4% ha approvato un PEBA con delibera consiliare. Nel resto dei casi, i piani si trovano in fase di redazione (21,2%), non sono approvati (13,6%) o mancano completamente informazioni (28,8%). A livello complessivo italiano, solo il 15% dei Comuni ha effettivamente completato il processo di adozione del piano.
L’avvocato Alessandro Gerardi, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, rimarca come la questione abbia ormai raggiunto le aule di tribunale. “Abbiamo ottenuto importanti riconoscimenti legali: la giurisprudenza ha chiarito che l’assenza dei PEBA non rappresenta solo un vuoto amministrativo ma una violazione dei diritti. Le pronunce dei tribunali hanno obbligato diversi enti locali come Catania, Santa Marinella e Pomezia a predisporre i Piani entro tempi certi. È diventato un vero e proprio diritto.”
L’indagine, realizzata con un approfondito studio dei siti istituzionali e tramite richieste di accesso agli atti pubblici, evidenzia che la sfida maggiore resta quella culturale e politica. Nonostante la Legge 41 del 1986 imponga l’eliminazione delle barriere architettoniche, l’effettiva inclusione delle persone con disabilità rimane lontana.
L’indagine, realizzata con un approfondito studio dei siti istituzionali e tramite richieste di accesso agli atti pubblici, evidenzia che la sfida maggiore resta quella culturale e politica. Nonostante la Legge 41 del 1986 imponga l’eliminazione delle barriere architettoniche, l’effettiva inclusione delle persone con disabilità rimane lontana.
Rocco Berardo, coordinatore delle iniziative dell’Associazione Luca Coscioni, esprime forte preoccupazione per il divario esistente: “A quarant’anni dall’emanazione della legge sui PEBA, l’Italia è ancora tragicamente arretrata sul fronte dell’accessibilità. Non si tratta di un dettaglio tecnico, bensì della possibilità concreta per milioni di cittadini di vivere dignitosamente e senza ostacoli. È sconfortante vedere come ancora oggi si costruiscono nuovi edifici ignorando i principi fondamentali della progettazione inclusiva. È imperativo che l’accessibilità venga riconosciuta come una priorità culturale ancor prima che amministrativa. Non possiamo permetterci di attendere altri quarant'anni per garantire a tutti una reale parità nei diritti e nelle opportunità.”

