Dalla strada sterrata nelle campagne di Eboli al casolare abbandonato nel quale è stato rintracciato il sospettato. In meno di una settimana, l’inchiesta sull’omicidio di Luigi “Luca” Esposito ha attraversato sopralluoghi, accertamenti medico-legali, analisi delle telecamere e verifiche sulla vita privata del giornalista. La svolta è arrivata nella notte del 25 luglio, quando i Carabinieri hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto un sospettato.
Luca Esposito ucciso nelle campagne di Eboli: dopo sei giorni di indagini fermato un sospettato
L’operazione è scattata al termine delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Salerno e condotte dal Nucleo Investigativo del Comando provinciale dei Carabinieri. Il sospettato è stato individuato mentre si nascondeva all’interno di un casolare abbandonato. All’intervento hanno partecipato anche il Reparto indagini tecniche del ROS e lo Squadrone Cacciatori di Puglia.
Il fermo rappresenta il primo punto di svolta nell’inchiesta iniziata dopo il ritrovamento del corpo di Esposito, ma restano ancora da chiarire il movente, la successione completa degli eventi e l’eventuale coinvolgimento di altre persone.
Il delitto nella notte tra il 18 e il 19 luglio
Luca Esposito, giornalista sportivo di 53 anni, è stato ucciso in un’area rurale di località Cioffi, alla periferia di Eboli, nella notte tra sabato 18 e domenica 19 luglio. Il corpo, completamente carbonizzato, è stato rinvenuto lungo una strada sterrata circondata da serre e abitazioni di campagna, in una zona isolata e priva di illuminazione pubblica.
A poca distanza si trovava la Lancia Y bianca del giornalista, parcheggiata davanti al cancello di un’azienda agricola e chiusa regolarmente. Un particolare che ha spinto gli investigatori a ipotizzare che Esposito fosse arrivato sul posto senza percepire un pericolo immediato. Dopo aver lasciato la vettura, il 53enne avrebbe attraversato un terrapieno e raggiunto l’area nella quale sarebbe stato aggredito e successivamente dato alle fiamme.
Le indagini sull'uomo in auto con Esposito
Le immagini analizzate dagli investigatori mostrerebbero l’automobile di Esposito arrivare nella zona con due persone a bordo: il giornalista e un altro uomo. La vettura avrebbe compiuto diversi passaggi nell’area prima di fermarsi. Gli accertamenti si sono quindi concentrati sull’identità del passeggero e sulla ragione dell’incontro in un luogo tanto appartato.
Secondo quanto riferito da chi conosceva Esposito, il giornalista evitava abitualmente di guidare dopo il tramonto. Anche per questo gli investigatori hanno valutato la possibilità che avesse raggiunto Cioffi per un appuntamento concordato in precedenza.
Il pestaggio e il fuoco appiccato quando era ancora vivo
I primi esiti degli accertamenti medico-legali hanno escluso l’utilizzo di un’arma da fuoco. Sul corpo sono invece emerse lesioni compatibili con una violenta aggressione. Esposito avrebbe riportato la frattura del setto nasale e della clavicola. Una lesione è stata rilevata anche nella zona del bacino, ma resta da stabilire se sia stata provocata durante il pestaggio oppure dagli effetti del rogo sulle ossa.
L’autopsia avrebbe escluso lo strangolamento, non essendo state riscontrate fratture alle vertebre cervicali. La morte sarebbe invece riconducibile a un soffocamento meccanico, diretto o indiretto. L’inalazione di fumo indicherebbe inoltre che il giornalista era ancora vivo, seppure in condizioni gravissime, quando il suo corpo è stato incendiato.
Secondo l’ipotesi investigativa, le fiamme potrebbero essere state appiccate per distruggere impronte, materiale biologico e altre tracce lasciate dall'assassino durante la colluttazione. Proprio la violenza dello scontro avrebbe potuto trasferire sul corpo o sugli abiti della vittima elementi genetici riconducibili a chi ha agito.
Non è stato escluso che all’aggressione possano aver partecipato più persone o che altri soggetti fossero già presenti nella zona. Gli esami istologici, tossicologici e genetici dovranno fornire ulteriori risposte sulla dinamica e sulle condizioni di Esposito negli ultimi momenti di vita.
La Lancia Y e gli accertamenti sulle tracce
L’automobile del giornalista è stata sequestrata e sottoposta a verifiche approfondite. Sulla carrozzeria sarebbero state individuate impronte appartenenti alla vittima e ad altre persone. L’abitacolo, invece, era stato trovato a soqquadro, pur con la chiusura centralizzata inserita.
Gli investigatori stanno cercando impronte digitali, fluidi biologici e ogni altro elemento utile a identificare il passeggero ripreso insieme a Esposito o eventuali altre persone entrate in contatto con la vettura.
Cellulari e tabulati al vaglio per ricostruire gli ultimi incontri
Parallelamente ai rilievi sull’auto, l’inchiesta si è concentrata sulla vita privata della vittima. Sono stati acquisiti telefoni, un computer e altri dispositivi informatici. Gli accertamenti riguardano chat, chiamate, contatti, spostamenti ed eventuali appuntamenti fissati nei giorni precedenti al delitto.
Uno dei telefoni principali di Esposito non era stato inizialmente ritrovato. L’ultimo accesso a WhatsApp risaliva alle 22.30 della sera precedente al rinvenimento del corpo, mentre il numero avrebbe continuato a squillare fino alla mattina successiva. L’analisi dei tabulati e dei dispositivi punta a individuare le ultime persone con cui il giornalista ha comunicato e a ricostruire il motivo per cui si trovasse nella zona di Cioffi.
Le piste sulla vita privata e il possibile delitto d’impeto
Gli investigatori hanno approfondito anche gli aspetti personali e sentimentali della vita di Esposito. Tra le ipotesi considerate è emerso un possibile movente passionale, senza che la Procura abbia indicato ufficialmente una pista prevalente. Il giornalista aveva raccontato ad alcuni amici di essere sposato, ma nessuno tra i conoscenti avrebbe mai incontrato la donna.
Tra gli scenari valutati vi è anche quello di una discussione degenerata improvvisamente. Un’aggressione non programmata potrebbe spiegare, secondo questa ricostruzione, la decisione di incendiare il corpo per cancellare le tracce lasciate nel corso del pestaggio.
Il fermo eseguito nella notte del 25 luglio apre ora una nuova fase dell’indagine. Gli accertamenti dovranno stabilire quale rapporto esistesse tra il sospettato e la vittima, che cosa sia accaduto nelle campagne di Eboli e se l’uomo abbia agito da solo.

