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Napoli, sulla rapina in banca l'ombra della camorra: sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti ci sono vecchi affiliati del clan Stolder

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Alessia Benincasa04/19/2026
Sulla recente rapina in banca a Napoli c'è l'ombra della camorra: sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti ci sarebbero vecchi affiliati del clan Stolder. Lo riporta NapoliToday.

Napoli, sulla rapina in banca l'ombra della camorra

L'ombra della camorra si allunga sulla recente rapina in banca: sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti ci sarebbero vecchi affiliati del clan Stolder, un tempo tra le organizzazioni più influenti del centro storico di Napoli. Conosciuto per le sue operazioni magistrali attraverso il sottosuolo, il clan è stato protagonista di colpi straordinari che hanno segnato un’epoca.

Oggi sessantottenne, Stolder si trova detenuto nell’istituto di Opera da nove anni, dopo essere stato arrestato nell’ottobre 2009. La sua storia, però, ha assunto contorni inattesi: appena poche settimane fa, ha conseguito una laurea in Beni Culturali presso l’Università Statale di Milano, insieme ad altri detenuti coinvolti nel progetto “Progetto Carcere”. La sua tesi portava un titolo evocativo: “Il popolamento del territorio campano nell’antica Età del Bronzo prima e dopo l’eruzione delle Pomici di Avellino”.

Padre di cinque figli, nonno di dieci nipoti e bisnonno di due pronipoti, Stolder oggi sembra molto diverso dall’uomo che dominava la scena criminale negli anni Novante. “In carcere ci sono nato davvero”, ha dichiarato raccontando della sua infanzia trascorsa nei primi anni di vita nel reparto allattamento della prigione accanto alla madre, e del fatto che oltre 40 anni della sua esistenza li ha passati dietro le sbarre. Nonostante il suo passato oscuro, negli ultimi anni ha intrapreso un percorso di riabilitazione: ha ottenuto il diploma da operatore socio-sanitario e ora lavora presso il centro clinico per detenuti, predicando la speranza del riscatto ai giovani incarcerati.

Tuttavia, il suo nome non è stato completamente depennato dagli archivi giudiziari. Alla fine del 2025, la Procura di Firenze l’ha nuovamente inserito nel registro degli indagati per la strage del Rapido 904 del dicembre 1984, attentato sul treno Napoli-Milano che causò 16 morti e 267 feriti. Un’ombra pesante che continua a seguirlo, nonostante la nuova veste che ha cercato di assumere.

Conosciuto come “‘o ’Ngegnere” tra i suoi sodali, il soprannome arriva dalla sua capacità straordinaria nell'aprire casseforti e progettare tunnel per i colpi più audaci. Egli stesso racconta come la sua infanzia a Forcella, vissuta in condizioni difficili eppure archetipiche di una Napoli dai mille contrasti, lo abbia spinto a una vita contraddistinta da ingegno e illegalità. Da ragazzo senza un’infanzia vera – già a sei o sette anni doveva provvedere al pane per la famiglia – alle fogne della città che diventavano il terreno per i suoi primi apprendistati da “tecnico” dei cunicoli sotterranei. Dice ironicamente: “Non avevo paura dei topi”.

Uno dei suoi progetti più ambiziosi, ma mai realizzato grazie all'intervento delle forze dell'ordine, prevedeva la costruzione di un'automobile camuffata con sportelli mobili e botole per entrare ed uscire furtivamente dai tombini cittadini.

Gli inquirenti ritengono che la maggior parte delle rapine e dei furti attribuiti alla leggendaria banda del buco tra gli anni ’90 e i primi Duemila possano essere ricondotti al clan Stolder. La professionalità e l’attenzione al dettaglio emergevano persino dalle intercettazioni: nel 2008 gli investigatori registrarono Stolder mentre rimproverava un suo associato per l’imprecisione nell’allaccio abusivo all'elettricità per consentire l'accesso a un istituto bancario attraverso i cunicoli sotterranei.
#Comune di Napoli #rapina

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