A Napoli è stata demolita la villa abusiva di Salvatore Botta, il cassiere del clan Contini, nel rione Amicizia: appeso al muro un diploma sbiadito che recitava "Miglior Boss del Mondo". Lo riporta Fanpage.
Particolare curioso e decisamente significativo è il rinvenimento, all’ingresso della villa, di un diploma sbiadito appeso al muro che recitava: "Miglior Boss del Mondo". Un oggetto di poco conto, facilmente reperibile in commercio, ma che, contestualizzato nella residenza di Botta, assume una connotazione inquietante. Salvatore Botta, conosciuto anche come "l’infermiere", è infatti considerato dagli inquirenti un vero boss mafioso ed è ritenuto il contabile dell’Alleanza di Secondigliano.
I lavori di abbattimento sono iniziati ufficialmente il 25 marzo nel rione San Francesco, il nome ufficiale del rione Amicizia. La villa, che si trova a poca distanza dall’aeroporto di Capodichino, era un’abitazione di lusso di circa 550 metri quadri con giardino, corte e una dependance su due livelli. Nel luglio 2025 l’immobile era già stato sgomberato grazie all’intervento congiunto degli agenti dell’Unità Operativa Tutela Edilizia e Patrimonio della Polizia Locale e della Squadra Mobile della Questura, dopo le indagini guidate dal procuratore Nicola Gratteri. La confisca ufficiale era stata notificata alla moglie di Botta un mese prima dello sgombero.
L’Acer (Agenzia campana per l’edilizia residenziale) ha dato avvio ai lavori di demolizione, evidenziando l’importanza dell’operazione in un quartiere caratterizzato da dinamiche di illegalità radicate nel tempo. La villa, vista come un simbolo del potere criminale locale, è stata oggetto di un’azione prolungata da parte delle autorità statali.
Questa iniziativa è frutto di una collaborazione strutturata tra diversi enti e istituzioni: Acer Campania, il Ministero dell’Interno, la Prefettura e Questura di Napoli, la Procura della Repubblica, la Regione Campania e il Comune di Napoli. David Lebro, presidente di Acer Campania, ha sottolineato l’importanza simbolica e pratica dell’operazione, descrivendola come una vittoria congiunta delle istituzioni nel riaffermare il rispetto delle leggi e garantire il controllo del territorio.
Napoli, demolita la villa abusiva di Salvatore Botta: il diploma al 'Miglior Boss'
A Napoli è stata demolita la villa abusiva di Salvatore Botta, noto come il cassiere del clan Contini, situata nel rione Amicizia del quartiere San Carlo all’Arena. L’operazione rappresenta un simbolo di ripristino della legalità in un’area storicamente segnata dalla presenza di sistemi criminali.Particolare curioso e decisamente significativo è il rinvenimento, all’ingresso della villa, di un diploma sbiadito appeso al muro che recitava: "Miglior Boss del Mondo". Un oggetto di poco conto, facilmente reperibile in commercio, ma che, contestualizzato nella residenza di Botta, assume una connotazione inquietante. Salvatore Botta, conosciuto anche come "l’infermiere", è infatti considerato dagli inquirenti un vero boss mafioso ed è ritenuto il contabile dell’Alleanza di Secondigliano.
I lavori di abbattimento sono iniziati ufficialmente il 25 marzo nel rione San Francesco, il nome ufficiale del rione Amicizia. La villa, che si trova a poca distanza dall’aeroporto di Capodichino, era un’abitazione di lusso di circa 550 metri quadri con giardino, corte e una dependance su due livelli. Nel luglio 2025 l’immobile era già stato sgomberato grazie all’intervento congiunto degli agenti dell’Unità Operativa Tutela Edilizia e Patrimonio della Polizia Locale e della Squadra Mobile della Questura, dopo le indagini guidate dal procuratore Nicola Gratteri. La confisca ufficiale era stata notificata alla moglie di Botta un mese prima dello sgombero.
L’Acer (Agenzia campana per l’edilizia residenziale) ha dato avvio ai lavori di demolizione, evidenziando l’importanza dell’operazione in un quartiere caratterizzato da dinamiche di illegalità radicate nel tempo. La villa, vista come un simbolo del potere criminale locale, è stata oggetto di un’azione prolungata da parte delle autorità statali.
Questa iniziativa è frutto di una collaborazione strutturata tra diversi enti e istituzioni: Acer Campania, il Ministero dell’Interno, la Prefettura e Questura di Napoli, la Procura della Repubblica, la Regione Campania e il Comune di Napoli. David Lebro, presidente di Acer Campania, ha sottolineato l’importanza simbolica e pratica dell’operazione, descrivendola come una vittoria congiunta delle istituzioni nel riaffermare il rispetto delle leggi e garantire il controllo del territorio.

