Cronaca

Morta a 17 anni di leucemia perché rifiutò la chemio, secondo i giudici: "Succube dei genitori"

Ileana Picariello
Morta a 17 anni di leucemia perché rifiutò la chemio, secondo i giudici: "Succube dei genitori"

Eleonora Bottaro, 17enne morta di leucemia perché rifiutò la chemioterapia, secondo i giudici era "succube dei genitori". I giudici hanno respinto il ricorso dei genitori di Eleonora, che avevano rinnegato l'uso dei farmaci.

Morta a 17 anni di leucemia perché rifiutò la chemio

Eleonora Bottaro si ammala nel dicembre del 2015. Lontana da scuola per due mesi, la diciassettenne si reca dal medico di base a Bagnoli di Sopra, con dolori alle ossa e febbre. Solo il 10 febbraio del 2016 viene sottoposta ad accertamenti clinici, la diagnosi è terribile: leucemia linfoblastica acuta. Ricoverata nel reparto di Oncoematologia pediatrica dell’ospedale civile di Padova, la giovane ottiene le dimissioni il 26 febbraio, giorno in cui il Tribunale dei minori dispone la sospensione della potestà genitoriale ordinando a papà e mamma di sottoporre Eleonora alla chemioterapia.

Eleonora viene trasferita in Svizzera, all’ospedale di Bellinzona. Anche qui viene proposta la chemioterapia, i genitori rifiutano di nuovo. Rientrata in Italia, la giovane viene ricoverata all’ospedale di Schiavonia Monselice a fine luglio. Le sue condizioni peggiorano esponenzialmente con il passare delle settimane. Eleonora muore senza la terapia del dolore il 29 agosto del 2016. Nessuna chemioterapia, solo vitamina C, come previsto dal metodo Hamer.

Respinto il ricorso dei genitori

Quella di rifiutare le cure contro la leucemia, da parte della giovane Eleonora Bottaro "non fu una libera scelta che i suoi genitori ritennero di rispettare, ma un'opzione consapevolmente adottata dai genitori in prima persona, nonostante i medici li avessero informati dell'impossibilità, per la figlia, di guarire senza la chemio". È un passaggio delle motivazioni - riportate dal Corriere del Veneto - per le quali, il 23 marzo, la Cassazione ha respinto il ricorso dei padovani Lino Bottaro e di sua moglie Rita Benini confermando la condanna a due anni per l'omicidio colposo della figlia, morta il 29 agosto del 2016.

Lino Bottaro e la moglie si sono sempre difesi sostenendo che quella di rifiutare le cure suggerite dai medici di Padova fu una scelta maturata autonomamente dalla figlia e per questo, tra i motivi del ricorso, ricordavano una sentenza del 1998 del tribunale per i minori di Venezia che "stabilì di tener conto della volontà di una bimba di soli nove anni affetta da leucemia, che aveva rifiutato la chemio in quanto troppo invasiva e debilitante".

Ma per i giudici della Cassazione, dal caso di Eleonora "esula ogni rilevanza della tematica relativa al diritto del minore all'autodeterminazione" e questo perché "la ragazza non aveva, in ragione dell'età, la percezione della reale possibilità di morire, essendo forte di un senso di immortalità e delle convinzioni dei propri genitori, i quali sempre si erano opposti alle cure che ideologicamente rifiutavano (...) anche di quelle minimali, come un prelievo o una flebo idratante". La studentessa padovana era "condizionata dalle decisioni dei genitori, di cui si fidava ciecamente (...) i quali le avevano detto che la chemio non era necessaria, anzi era nociva".

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