Cronaca

Lorenzo Barone in bici dal Sudafrica alla Siberia, arrestato in Etiopia

Ileana Picariello
Lorenzo Barone in bici dal Sudafrica alla Siberia, arrestato in Etiopia
Ore di paura per Lorenzo Barone, il giovane originario di San Gemini (Terni) che sta tentando l'ennesima impresa in solitaria in bicicletta: dal Sud Africa alla Siberia pedalando lungo la strada più lunga del mondo. Barone stava attraversando l'Etiopia ed è stato arrestato e messo in cella per 18 ore insieme ad altri prigionieri. Lo racconta lui stesso sul suo blog dopo essere riuscito a farsi liberare grazie anche all'aiuto di una guida locale, definendo questa esperienza "la più spaventosa tra quelle che ho vissuto".

Viaggio in bici dal Sudafrica alla Siberia: il racconto dell'arresto in Etiopia

"Ieri, mentre pedalavo attraverso il villaggio di Sheibi a soli 33 km dal confine con il Sudan sono stato fermato da un militare che mi ha obbligato a seguirlo fino all'accampamento. A quel punto altri militari in modo arrogante mi hanno preso la bicicletta, aperto le borse e tirato fuori tutto, senza trovare ovviamente nulla, pensavo quindi fosse finita lì.. Siamo invece tornati indietro sulla stradina sterrata e al bivio mi hanno detto che non potevo proseguire il viaggio, dovevo andare "dal boss". Il mio pensiero è stato "collaborano con i ribelli e adesso mi rapiscono". Cominciavo a preoccuparmi, volevo chiamare Abyot, un ragazzo in frontiera del quale avevo il contatto per farmi tradurre e spiegare la situazione ma non c'è stato nulla da fare, appena ho afferrato il telefono me lo hanno tolto con la forza e sequestrato. Abbiamo camminato per circa un'ora sotto al sole. Quattro militari impugnavano gli AK-47 circondandomi a distanza e uno spingeva la bici. Ho pensato "ok, è finita"." Barone è riuscito fortunatamente a rimanere lucido.

Barone al comando di polizia

"Siamo però arrivati al comando della polizia dove mi hanno ridato il cellulare e fatto sedere per terra vicino una baracca. Alla mia destra c'erano delle ragazze e donne sedute, alla mia sinistra invece una cella con dei prigionieri Somali ammucchiati come in un pollaio. Dopo un paio di ore ho chiesto se potevo ripartire, il poliziotto mi ha detto "no" ed io gli ho chiesto "domani?" lui "non si sa, domani o dopodomani, chissà.. ora stai qui e dormi qui" indicando il materassino sulla mia bici. Mi sono seduto di nuovo e mentre il tempo passava due ragazzi nella cella hanno iniziato a litigare. Il poliziotto li ha chiamati, sono usciti, li ha fatti mettere in ginocchio davanti a me e li ha frustati con un tubo di plastica, intanto un altro dietro di lui impugnando un AK-47 li guardava e rideva". Fortunatamente la situazione non è degenerata e il sangue freddo di Barone gli ha permesso di non essere coinvolto nella rissa. "Cominciava ad essere buio, hanno aperto la porta di un edificio e mi hanno detto di stare dentro, così è stato. Nel frattempo stavo informando le persone che potevano fare qualcosa per tirarmi fuori, ma solo Abyot stava contattando dei comandi di polizia e uffici immigrazione per dare l'ordine di liberarmi. Voleva raggiungermi, ma l'ho fermato e gli ho detto di venire la mattina perché i poliziotti erano mezzi ubriachi e "giocavano" con i prigionieri, quindi reputavo la situazione pericolosa anche per lui. Stamattina Abyot è arrivato e mi ha tirato fuori di lìAbbiamo poi caricato la bici su un minibus e siamo andati diretti alla frontiera superando insieme i vari posti di blocco". Così conclude Barone: "Il percorso in bicicletta sul percorso terrestre più lungo del mondo è stato interrotto per 33 km a causa della situazione che ho dovuto affrontare, ma sono davvero felice di essere vivo e libero".
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