La sanità nel comune di Salerno e nell'intero territorio regionale mostra i primi timidi segnali di ripresa nel bilancio del primo quadrimestre dell'anno, evidenziando un leggero progresso rispetto allo stesso periodo del 2025 come riportato da Il Mattino.
Tuttavia, il monitoraggio della Piattaforma nazionale di Agenas fa emergere profonde criticità sull'effettiva tempestività delle prestazioni più critiche, accompagnate da un ricorso anomalo alle prenotazioni a lungo termine (classe P) che rischia di mascherare i reali tempi di accesso alle cure.
Performance deficitarie si registrano anche in ambito ginecologico, neurologico, oculistico e gastroenterologico, una palude burocratica che spinge inevitabilmente i pazienti a intasare i pronto soccorso cittadini con codici a bassa gravità. Al contrario, la rete oncologica ed endocrinologica si conferma un'eccellenza, superando il settantasette per cento di adempienza e riducendo sensibilmente la storica migrazione sanitaria verso le strutture del Nord.
Sul versante della diagnostica, lo scenario si ripete tra luci e ombre. Il settore privato accreditato, che copre l'ottanta per cento del fabbisogno territoriale, resta parzialmente imbrigliato nei tetti di spesa, mentre si riscontra una quota significativa di prescrizioni inappropriate. I dati sulle urgenze diagnostiche a tre giorni sono emblematici: appena il dieci per cento dei pazienti riesce a sottoporsi a una risonanza magnetica all'addome nei tempi previsti, e solo un cittadino su quattro accede tempestivamente a una risonanza del tronco encefalico. Sotto la soglia di sufficienza si attestano anche le colonscopie e i test cardiovascolari da sforzo. Al contrario, la diagnostica per immagini legata a Tac (torace, cranio e addome) sfonda l'ottanta per cento di efficienza, mentre la rete di prevenzione senologica rasenta la perfezione, garantendo l'esecuzione delle mammografie entro i tre giorni nel novantatré per cento dei casi grazie a una capillare distribuzione dei macchinari nei distretti.
Nel computo generale, la media delle prime visite soddisfa i tempi stabiliti nell'ottantacinque per cento dei casi, registrando un punto percentuale in più rispetto allo scorso anno. Gli esami diagnostici complessivi si attestano a un lusinghiero novantasei per cento, ma il dato specifico delle urgenze scende a un preoccupante cinquantasette per cento di adempienza.
Per invertire questa tendenza ed evitare il collasso dei presidi ospedalieri d'emergenza, l'amministrazione regionale ha stanziato sessantadue milioni di euro per lo sblocco delle assunzioni del personale sanitario e ulteriori novantotto milioni per il potenziamento delle Case e degli Ospedali di Comunità, pianificando un provvedimento straordinario per il governo e la rimodulazione dei tempi di prenotazione.
Tuttavia, il monitoraggio della Piattaforma nazionale di Agenas fa emergere profonde criticità sull'effettiva tempestività delle prestazioni più critiche, accompagnate da un ricorso anomalo alle prenotazioni a lungo termine (classe P) che rischia di mascherare i reali tempi di accesso alle cure.
Liste d'attesa, sanità campana in chiaroscuro: migliorano i tempi generali
Il nodo più problematico riguarda le prestazioni catalogate come "Urgenti", che per legge dovrebbero essere garantite entro settantadue ore. Sul fronte delle visite specialistiche, la macchina assistenziale fallisce in molti ambiti cruciali: solo il trenta per cento degli utenti ottiene nei tempi una consulenza ortopedica o chirurgica vascolare, mentre per problematiche dermatologiche acute o allergie un cittadino su due è costretto a rivolgersi al comparto privato o a rassegnarsi a lunghe attese.Performance deficitarie si registrano anche in ambito ginecologico, neurologico, oculistico e gastroenterologico, una palude burocratica che spinge inevitabilmente i pazienti a intasare i pronto soccorso cittadini con codici a bassa gravità. Al contrario, la rete oncologica ed endocrinologica si conferma un'eccellenza, superando il settantasette per cento di adempienza e riducendo sensibilmente la storica migrazione sanitaria verso le strutture del Nord.
Sul versante della diagnostica, lo scenario si ripete tra luci e ombre. Il settore privato accreditato, che copre l'ottanta per cento del fabbisogno territoriale, resta parzialmente imbrigliato nei tetti di spesa, mentre si riscontra una quota significativa di prescrizioni inappropriate. I dati sulle urgenze diagnostiche a tre giorni sono emblematici: appena il dieci per cento dei pazienti riesce a sottoporsi a una risonanza magnetica all'addome nei tempi previsti, e solo un cittadino su quattro accede tempestivamente a una risonanza del tronco encefalico. Sotto la soglia di sufficienza si attestano anche le colonscopie e i test cardiovascolari da sforzo. Al contrario, la diagnostica per immagini legata a Tac (torace, cranio e addome) sfonda l'ottanta per cento di efficienza, mentre la rete di prevenzione senologica rasenta la perfezione, garantendo l'esecuzione delle mammografie entro i tre giorni nel novantatré per cento dei casi grazie a una capillare distribuzione dei macchinari nei distretti.
Nel computo generale, la media delle prime visite soddisfa i tempi stabiliti nell'ottantacinque per cento dei casi, registrando un punto percentuale in più rispetto allo scorso anno. Gli esami diagnostici complessivi si attestano a un lusinghiero novantasei per cento, ma il dato specifico delle urgenze scende a un preoccupante cinquantasette per cento di adempienza.
Per invertire questa tendenza ed evitare il collasso dei presidi ospedalieri d'emergenza, l'amministrazione regionale ha stanziato sessantadue milioni di euro per lo sblocco delle assunzioni del personale sanitario e ulteriori novantotto milioni per il potenziamento delle Case e degli Ospedali di Comunità, pianificando un provvedimento straordinario per il governo e la rimodulazione dei tempi di prenotazione.

