La Corte d’Appello di Salerno, sezione lavoro, ha dichiarato nulli i licenziamenti disposti nel 2019 nei confronti di sette giornalisti del quotidiano La Città, accogliendo integralmente il ricorso presentato dai professionisti contro le società editrici coinvolte nella gestione della testata come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Al centro della decisione vi è la qualificazione giuridica delle operazioni societarie intervenute tra il 2017 e il 2019. Secondo i giudici, gli atti formalmente strutturati come cessione o affitto di ramo d’azienda avrebbero in realtà celato un trasferimento dell’intera organizzazione aziendale. La sentenza evidenzia la natura parzialmente simulata degli atti traslativi del giugno e agosto 2017 e del febbraio 2019, ritenendo che, al momento della risoluzione collettiva dei rapporti di lavoro, il trasferimento d’azienda fosse già perfezionato. Di conseguenza, l’atto di scioglimento dei contratti è stato considerato privo di effetti giuridici, in quanto disposto da un soggetto non più titolare del ruolo di datore di lavoro.
Nel provvedimento vengono inoltre sottolineate incongruenze nella scelta di cedere beni qualificanti dell’impresa editoriale a distanza di pochi mesi dall’acquisizione, mantenendo tuttavia passività e costi di gestione. Un’operazione che, secondo la Corte, risulterebbe coerente solo con la ricostruzione prospettata dagli appellanti, ovvero quella di un trasferimento sostanziale dell’intera azienda giornalistica.
Elemento decisivo è stato anche il riscontro della continuità operativa della testata: il quotidiano ha proseguito le pubblicazioni con la medesima denominazione, la stessa veste grafica, identico direttore responsabile, parte del personale giornalistico e collaboratori già in organico, nonché avvalendosi della stessa concessionaria pubblicitaria, della medesima tipografia e della rete di distribuzione preesistente.
Parallelamente al giudizio civile, la vicenda si intreccia con un procedimento penale. La Procura generale ha proposto ricorso per Cassazione in relazione al patteggiamento per bancarotta, sollecitando una verifica sulla qualificazione del reato come bancarotta semplice, a fronte di una precedente impostazione che aveva ritenuto le condotte di natura fraudolenta. Un ulteriiore passaggio giudiziario che mantiene aperto il capitolo giudiziario legato alla gestione della storica testata salernitana.
La Corte d’Appello ordina il reintegro dei giornalisti de La Città
Il collegio di secondo grado ha riformato la decisione emessa nel 2022 in primo grado, stabilendo l’obbligo per le società convenute di ripristinare i rapporti di lavoro e di corrispondere tutte le retribuzioni maturate a partire da febbraio 2019 fino all’effettivo reintegro. Gli appellanti — Vito Bentivenga, Clemy De Maio, Maurizio D’Elia, Piero Delle Cave, Enrico Scapaticci, Michele Spiezia e Monica Trotta — erano assistiti dagli avvocati Marcello Murolo e Ottavio Basso. Il contenzioso ha riguardato i legali rappresentanti pro tempore di Quotidiani Locali srl, oggi Fondazione Vito Di Canto Ets, nonché Editori Regionali Campania srl.Al centro della decisione vi è la qualificazione giuridica delle operazioni societarie intervenute tra il 2017 e il 2019. Secondo i giudici, gli atti formalmente strutturati come cessione o affitto di ramo d’azienda avrebbero in realtà celato un trasferimento dell’intera organizzazione aziendale. La sentenza evidenzia la natura parzialmente simulata degli atti traslativi del giugno e agosto 2017 e del febbraio 2019, ritenendo che, al momento della risoluzione collettiva dei rapporti di lavoro, il trasferimento d’azienda fosse già perfezionato. Di conseguenza, l’atto di scioglimento dei contratti è stato considerato privo di effetti giuridici, in quanto disposto da un soggetto non più titolare del ruolo di datore di lavoro.
Nel provvedimento vengono inoltre sottolineate incongruenze nella scelta di cedere beni qualificanti dell’impresa editoriale a distanza di pochi mesi dall’acquisizione, mantenendo tuttavia passività e costi di gestione. Un’operazione che, secondo la Corte, risulterebbe coerente solo con la ricostruzione prospettata dagli appellanti, ovvero quella di un trasferimento sostanziale dell’intera azienda giornalistica.
Elemento decisivo è stato anche il riscontro della continuità operativa della testata: il quotidiano ha proseguito le pubblicazioni con la medesima denominazione, la stessa veste grafica, identico direttore responsabile, parte del personale giornalistico e collaboratori già in organico, nonché avvalendosi della stessa concessionaria pubblicitaria, della medesima tipografia e della rete di distribuzione preesistente.
Parallelamente al giudizio civile, la vicenda si intreccia con un procedimento penale. La Procura generale ha proposto ricorso per Cassazione in relazione al patteggiamento per bancarotta, sollecitando una verifica sulla qualificazione del reato come bancarotta semplice, a fronte di una precedente impostazione che aveva ritenuto le condotte di natura fraudolenta. Un ulteriiore passaggio giudiziario che mantiene aperto il capitolo giudiziario legato alla gestione della storica testata salernitana.

