Guida una barca con i piedi al largo di Punta Campanella in Costiera Amalfitana: la presidente di AMP denuncia il caso. Il video diffuso sui social è diventato subito virale suscitando indignazione. Il conducente è stato identificato e denunciato.
Il video sarebbe stato realizzato nei dintorni di Punta Campanella, mentre l’imbarcazione procedeva a pochi metri dalla costa, contravvenendo anche alle disposizioni dell’ordinanza della Guardia Costiera di Castellammare di Stabia, che stabilisce precise distanze di sicurezza dal litorale.
«In merito al video recentemente pubblicato sui social, nel quale un diportista viene ripreso alla guida di un’imbarcazione ad alta velocità, con modalità di conduzione del mezzo evidentemente inadeguate e in un’area protetta abitualmente interessata da attività subacquee autorizzate, l’Amp Punta Campanella aveva già provveduto qualche giorno fa a segnalare l’accaduto alle Autorità competenti, affinché siano effettuati tutti gli opportuni accertamenti - spiega la presidente del Parco marino Carolina Mazzella -. Al di là delle eventuali responsabilità che saranno accertate dagli organi preposti, un episodio di questo genere impone però una riflessione più ampia. Il mare è uno spazio condiviso, nel quale la sicurezza di chi naviga deve necessariamente conciliarsi con la tutela di chi svolge attività in acqua e, in particolare, dei subacquei».
Secondo la presidente Mazzella, conoscere le norme sulla navigazione, mantenere le corrette distanze di sicurezza, segnalare adeguatamente la presenza dei subacquei e rispettare le regole delle aree protette non dovrebbe essere considerato un semplice obbligo formale, ma un elemento essenziale della preparazione di chiunque conduca un’imbarcazione.
«La conoscenza delle regole di navigazione, delle corrette distanze di sicurezza, della segnalazione della presenza dei subacquei e delle caratteristiche delle aree protette non può essere considerata un semplice adempimento burocratico, ma deve diventare parte integrante della cultura e dell’educazione di ogni persona che conduce un’imbarcazione - prosegue la presidente Mazzella -. Ma c’è un altro aspetto sul quale è necessario riflettere: un comportamento irresponsabile nei confronti del mare finisce per danneggiare anche chi, di quel mare, vive professionalmente. Un charterista dovrebbe essere il primo ad avere interesse a preservare l’ambiente nel quale svolge la propria attività. Il mare, infatti, non è soltanto una risorsa naturale da utilizzare: è il patrimonio sul quale si fonda il futuro economico dell’intero comparto nautico e turistico».
A essere esposto alle conseguenze di comportamenti simili è dunque anche l’intero settore. «Danneggiare gli ecosistemi, disturbare le attività subacquee, navigare senza il necessario rispetto delle regole o trasformare comportamenti pericolosi in contenuti da esibire sui social significa, nel lungo periodo, compromettere proprio quella risorsa dalla quale dipende il lavoro e il reddito degli stessi operatori del settore - sottolinea Mazzella -. Chi lavora sul mare dovrebbe quindi essere il primo custode del mare».
Da qui la necessità, secondo l’Amp, di intervenire anche sul fronte della formazione di operatori e diportisti. Il conseguimento della patente nautica, infatti, dovrebbe rappresentare non soltanto l’acquisizione di competenze tecniche, ma anche l’avvio di un percorso di consapevolezza e responsabilità nei confronti dell’ambiente marino e delle persone che lo frequentano.
«Riteniamo pertanto auspicabile affiancare alla formazione prevista per il conseguimento della patente nautica un obbligatorio percorso di educazione ambientale e di corretta fruizione del mare, con particolare attenzione alle aree protette, alle attività subacquee, alla tutela degli ecosistemi e alle norme di sicurezza per la navigazione in presenza di sommozzatori».
Il rispetto delle regole, dunque, non dovrebbe limitarsi alla loro conoscenza, ma comprendere anche le ragioni per cui sono state introdotte. Dietro una boa, una segnalazione o un limite di velocità può infatti esserci la sicurezza, e in alcuni casi la vita, di una persona. Allo stesso tempo, proteggere gli ambienti marini significa salvaguardare anche il futuro di un’importante realtà economica.
«L’Amp ritiene che su questi temi sia necessario un confronto concreto tra istituzioni, autorità marittime, operatori del settore, associazioni e comunità dei subacquei - conclude la presidente -. Proprio per questo, siamo pronti sin da ora pronta a mettere a disposizione competenze, esperienza e professionalità per contribuire alla realizzazione di percorsi di educazione ambientale e di sensibilizzazione alle buone norme di navigazione e di comportamento in mare».
Per l’Area marina protetta, sicurezza e salvaguardia dell’ambiente non possono dipendere soltanto dalle sanzioni applicate dopo episodi pericolosi, ma devono essere sostenute soprattutto attraverso prevenzione, formazione e rispetto del mare. «Perché il mare non è una pista, né un palcoscenico per esibizioni sui social».
Costiera Amalfitana: guida una barca con i piedi al largo di Punta Campanella, il conducente è stato denunciato
Una corsa spericolata a bordo di un motoscafo, condotto con i piedi e a pochissima distanza dalla costa. Il filmato è stato acquisito dall’Area marina protetta di Punta Campanella, che alcuni giorni fa ha provveduto a segnalarlo alla Capitaneria di porto. Dai vertici del Parco il comportamento è stato definito «inaccettabile, incivile, incurante delle regole e della sicurezza» e quindi «non può essere tollerato».Il video sarebbe stato realizzato nei dintorni di Punta Campanella, mentre l’imbarcazione procedeva a pochi metri dalla costa, contravvenendo anche alle disposizioni dell’ordinanza della Guardia Costiera di Castellammare di Stabia, che stabilisce precise distanze di sicurezza dal litorale.
«In merito al video recentemente pubblicato sui social, nel quale un diportista viene ripreso alla guida di un’imbarcazione ad alta velocità, con modalità di conduzione del mezzo evidentemente inadeguate e in un’area protetta abitualmente interessata da attività subacquee autorizzate, l’Amp Punta Campanella aveva già provveduto qualche giorno fa a segnalare l’accaduto alle Autorità competenti, affinché siano effettuati tutti gli opportuni accertamenti - spiega la presidente del Parco marino Carolina Mazzella -. Al di là delle eventuali responsabilità che saranno accertate dagli organi preposti, un episodio di questo genere impone però una riflessione più ampia. Il mare è uno spazio condiviso, nel quale la sicurezza di chi naviga deve necessariamente conciliarsi con la tutela di chi svolge attività in acqua e, in particolare, dei subacquei».
Secondo la presidente Mazzella, conoscere le norme sulla navigazione, mantenere le corrette distanze di sicurezza, segnalare adeguatamente la presenza dei subacquei e rispettare le regole delle aree protette non dovrebbe essere considerato un semplice obbligo formale, ma un elemento essenziale della preparazione di chiunque conduca un’imbarcazione.
«La conoscenza delle regole di navigazione, delle corrette distanze di sicurezza, della segnalazione della presenza dei subacquei e delle caratteristiche delle aree protette non può essere considerata un semplice adempimento burocratico, ma deve diventare parte integrante della cultura e dell’educazione di ogni persona che conduce un’imbarcazione - prosegue la presidente Mazzella -. Ma c’è un altro aspetto sul quale è necessario riflettere: un comportamento irresponsabile nei confronti del mare finisce per danneggiare anche chi, di quel mare, vive professionalmente. Un charterista dovrebbe essere il primo ad avere interesse a preservare l’ambiente nel quale svolge la propria attività. Il mare, infatti, non è soltanto una risorsa naturale da utilizzare: è il patrimonio sul quale si fonda il futuro economico dell’intero comparto nautico e turistico».
A essere esposto alle conseguenze di comportamenti simili è dunque anche l’intero settore. «Danneggiare gli ecosistemi, disturbare le attività subacquee, navigare senza il necessario rispetto delle regole o trasformare comportamenti pericolosi in contenuti da esibire sui social significa, nel lungo periodo, compromettere proprio quella risorsa dalla quale dipende il lavoro e il reddito degli stessi operatori del settore - sottolinea Mazzella -. Chi lavora sul mare dovrebbe quindi essere il primo custode del mare».
Da qui la necessità, secondo l’Amp, di intervenire anche sul fronte della formazione di operatori e diportisti. Il conseguimento della patente nautica, infatti, dovrebbe rappresentare non soltanto l’acquisizione di competenze tecniche, ma anche l’avvio di un percorso di consapevolezza e responsabilità nei confronti dell’ambiente marino e delle persone che lo frequentano.
«Riteniamo pertanto auspicabile affiancare alla formazione prevista per il conseguimento della patente nautica un obbligatorio percorso di educazione ambientale e di corretta fruizione del mare, con particolare attenzione alle aree protette, alle attività subacquee, alla tutela degli ecosistemi e alle norme di sicurezza per la navigazione in presenza di sommozzatori».
Il rispetto delle regole, dunque, non dovrebbe limitarsi alla loro conoscenza, ma comprendere anche le ragioni per cui sono state introdotte. Dietro una boa, una segnalazione o un limite di velocità può infatti esserci la sicurezza, e in alcuni casi la vita, di una persona. Allo stesso tempo, proteggere gli ambienti marini significa salvaguardare anche il futuro di un’importante realtà economica.
«L’Amp ritiene che su questi temi sia necessario un confronto concreto tra istituzioni, autorità marittime, operatori del settore, associazioni e comunità dei subacquei - conclude la presidente -. Proprio per questo, siamo pronti sin da ora pronta a mettere a disposizione competenze, esperienza e professionalità per contribuire alla realizzazione di percorsi di educazione ambientale e di sensibilizzazione alle buone norme di navigazione e di comportamento in mare».
Per l’Area marina protetta, sicurezza e salvaguardia dell’ambiente non possono dipendere soltanto dalle sanzioni applicate dopo episodi pericolosi, ma devono essere sostenute soprattutto attraverso prevenzione, formazione e rispetto del mare. «Perché il mare non è una pista, né un palcoscenico per esibizioni sui social».

