“Quando finirà il mondo?”: grande affluenza alla prima serata delle Giornate Matteane a Salerno

Ampia presenza di pubblico, con numerosi giovani, all’esordio dell’incontro teologico nella Chiesa di Sant’Agostino. L’Arcivescovo Mons. Andrea Bellandi ha rivolto un invito a creare luoghi di speranza anche nei periodi più difficili. Lo riporta SalernoToday.
L’iniziativa, organizzata dall’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno nell’ambito delle celebrazioni dedicate al Santo Patrono, ha preso il via all’insegna di un significativo intreccio tra cultura, dimensione sociale e riflessione teologica, accompagnato dall’attenzione per il territorio e per le attività produttive locali.
A condurre l’incontro è stata la teologa Lorella Parente, direttrice dell’Ufficio Diocesano Cultura e Arte, che ha aperto i lavori e rivolto un ringraziamento al parroco don Felice Moliterno per l’ospitalità. All’appuntamento hanno partecipato diverse autorità e personalità appartenenti al mondo della cultura e del turismo religioso salernitano.
Per il decimo anniversario è stata inoltre avviata una collaborazione con alcune realtà commerciali e artigianali del centro storico. In questa occasione la moderatrice ha scelto abiti dell’atelier Rue 4 e gioielli della Bottega Orafa Salernitana.
L’organizzazione ha voluto coinvolgere ulteriormente gli spettatori attraverso una piccola iniziativa: all’ingresso sono stati consegnati biglietti numerati. Grazie alla presenza di don Antonio Manganella, intervenuto per la parrocchia di San Demetrio Martire guidata da don Rosario Petrone, al termine della serata è stato sorteggiato un vincitore che ha ricevuto due ingressi omaggio per il Cinema San Demetrio. Un gesto pensato per rafforzare la dimensione aggregativa dell’appuntamento.
Il tema scelto per le due giornate, “A che ora è la fine del mondo? Messaggio e attualità del discorso finale di Gesù in Matteo 24-25”, richiama direttamente il titolo di una celebre cover di Ligabue del 1994, nella quale l’apocalisse veniva rappresentata come un semplice prodotto televisivo o come un elemento destinato a riempire i palinsesti.
Nel suo intervento iniziale, la professoressa Parente ha proposto invece una lettura differente, spiegando come il Vangelo di Matteo superi una rappresentazione puramente catastrofica degli eventi finali per rivolgersi alla coscienza dell’uomo di oggi.
Partendo dalla dottrina sociale della Chiesa, dalla Laudato si’ fino alla recente enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV dedicata alle trasformazioni legate all’Intelligenza Artificiale, la teologa ha posto l’accento sulla necessità di preservare la dimensione propriamente umana. Secondo la sua riflessione, la questione centrale non riguarda tanto le capacità delle macchine quanto quella degli esseri umani di continuare a vivere secondo responsabilità, coscienza e attenzione verso gli altri.
Nessun sistema tecnologico, infatti, può prendere il posto della responsabilità morale o della solidarietà nei confronti del prossimo. L’attenzione viene così spostata dalle domande sulle possibili date della fine dei tempi alla trasformazione concreta della vita quotidiana.
I lavori sono proseguiti con l’intervento dell’Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, Sua Eccellenza Monsignor Andrea Bellandi, che ha rivolto un sentito ringraziamento alla teologa Parente e agli studiosi presenti per aver dato vita a un appuntamento di particolare rilevanza culturale.
Nel suo messaggio, Monsignor Bellandi ha rivolto alla platea una riflessione di carattere spirituale ed esistenziale, invitando i presenti ad aprirsi alla Parola e a permettere che essa trasformi profondamente il proprio modo di vivere.
L’Arcivescovo ha quindi richiamato l’attenzione sulle difficoltà del presente, esortando la comunità a non lasciarsi sopraffare dal pessimismo. Al contrario, ha invitato a creare, anche nei periodi più bui, autentici spazi di speranza nei quali possano svilupparsi bellezza, fraternità e attenzione reciproca, offrendo luoghi concreti capaci di dare valore all’esistenza.
La parte centrale della serata è stata affidata a don Antonio Landi, noto biblista e professore presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma, presente anche in qualità di consulente scientifico della manifestazione.
Attraverso una lunga e approfondita analisi, don Landi ha esaminato il grande discorso conclusivo pronunciato da Gesù nel Vangelo di Matteo, presentandolo come il punto culminante di un percorso nel quale l’annuncio del Regno di Dio comporta una conversione immediata e una profonda revisione del modo di pensare.
Il biblista ha spiegato che la scelta dei discepoli non deriva da particolari meriti o qualità individuali, ma dalla grazia e dalla misericordia. Essi entrano così a far parte di un Regno che, nella storia, si pone dalla parte dei poveri di spirito e che si sviluppa con discrezione e senza clamore, attraverso immagini come quella del piccolo seme di senape e del lievito impastato nella farina.
L’analisi si è quindi concentrata sui capitoli 24 e 25 del Vangelo, inseriti nella realtà storica della comunità matteana, profondamente segnata dalla distruzione del Tempio di Gerusalemme avvenuta nel 70 dopo Cristo.
In una fase caratterizzata da conflitti, carestie e persecuzioni, i membri della comunità si interrogavano sulla parusia, cioè sul ritorno glorioso del Signore. Landi ha però chiarito che gli sconvolgimenti della storia non devono essere automaticamente identificati con la fine del mondo, ma rappresentano piuttosto l’avvio di un periodo di travaglio.
La conclusione della storia, secondo questa interpretazione, è legata al completamento dell’annuncio del Vangelo presso tutti i popoli e apre a una nuova fase affidata dal Cristo risorto alla responsabilità dei suoi seguaci.
Particolare attenzione è stata dedicata anche al passo nel quale Gesù afferma che il giorno e l’ora del giudizio sono conosciuti soltanto dal Padre. Per Landi, il fatto che tale momento resti sconosciuto ha una precisa funzione: distogliere i credenti dall’ossessione per le previsioni e indirizzarli verso una forma di sapienza equilibrata.
L’attesa, dunque, non deve tradursi in immobilità, ma trasformarsi in attività concreta, responsabilità e costruzione della pace. Richiamando anche un insegnamento di Papa Francesco, il relatore ha ricordato che vigilare non significa sottrarsi alla vita quotidiana, bensì evitare paure distruttive e il desiderio di esercitare il controllo sugli altri.
Le parabole delle dieci vergini e dei talenti mostrano, secondo questa prospettiva, una concezione della vita cristiana lontana dalla passività e fondata invece sull'iniziativa personale, sulla prudenza e sul coraggio.
L’intervento si è concluso con la riflessione sul giudizio universale, nel quale il criterio decisivo appare legato al rapporto con gli altri e alla pratica della carità. Nutrire chi ha fame, accogliere chi è straniero e visitare chi si trova in carcere significa, secondo il testo evangelico, incontrare Cristo nelle persone più fragili.
Don Antonio Landi ha quindi lasciato all’uditorio un messaggio centrato sulla necessità di rendere concreta la fede attraverso la vicinanza alle persone che soffrono, sottolineando che non è sufficiente dichiararsi credenti: occorre dimostrarlo attraverso comportamenti e relazioni autentiche.
A seguire è intervenuto don Emanuele Spagnolo, teologo dogmatico e direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Foggia, che ha proseguito il percorso di approfondimento collegando filosofia, antropologia e teologia per analizzare il rapporto tra comportamento umano, futuro e compimento del tempo secondo la prospettiva divina.
Don Spagnolo si è soffermato in particolare sul significato dell’escatologia, evidenziando come una delle interpretazioni più diffuse tenda a coincidere la fine del mondo con una completa distruzione dell’esistenza.
Secondo la chiave di lettura proposta, invece, l’uomo appartiene pienamente alla creazione e il compimento finale non dovrebbe essere interpretato come annientamento, bensì come manifestazione piena della creazione stessa.
Si tratta del momento dell’incontro definitivo con il Figlio dell’uomo, nel quale saranno accolte le persone che durante la propria vita avranno saputo amare, comprese quelle che non hanno avuto esperienza della fede.
L’amore vissuto nel corso dell’esistenza terrena rappresenterebbe già un segno di quella pienezza destinata a compiersi con il ritorno del Figlio dell’uomo. Proprio nelle fasi di maggiore sofferenza e crisi, secondo don Spagnolo, viene alla luce ciò che realmente caratterizza l’essere umano.
Il compimento della creazione diventa così una manifestazione capace di portare luce oltre il dolore, permettendo alla persona di guardare al di là delle lacrime e di superare, almeno nella prospettiva della speranza, i limiti legati alla propria fragilità.
Dopo il successo della prima serata, il programma proseguirà domani, venerdì 18 settembre, alle 18, ancora nella Chiesa di Sant’Agostino. La seconda sessione proporrà ulteriori approfondimenti sul tema dell’escatologia con la partecipazione della biblista Annalisa Guida, docente alla PFTIM di Napoli, che analizzerà le parabole matteane delle vergini e dei talenti come invito a vivere in maniera attiva il tempo dell’attesa.
Interverrà inoltre il critico d’arte e saggista Giorgio Agnisola, che approfondirà lo sviluppo del tema del compimento e del giudizio. Per il secondo appuntamento è attesa una partecipazione numerosa.
“Quando finirà il mondo?”: grande affluenza alla prima serata delle Giornate Matteane a Salerno
È andato oltre le previsioni più ottimistiche l’avvio della decima edizione delle Giornate Matteane, che quest’anno celebra dieci anni di appuntamenti. La Chiesa di Sant’Agostino, situata nel centro storico di Salerno, ha accolto una platea numerosa e ha registrato il tutto esaurito in occasione della prima delle due giornate previste.L’iniziativa, organizzata dall’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno nell’ambito delle celebrazioni dedicate al Santo Patrono, ha preso il via all’insegna di un significativo intreccio tra cultura, dimensione sociale e riflessione teologica, accompagnato dall’attenzione per il territorio e per le attività produttive locali.
A condurre l’incontro è stata la teologa Lorella Parente, direttrice dell’Ufficio Diocesano Cultura e Arte, che ha aperto i lavori e rivolto un ringraziamento al parroco don Felice Moliterno per l’ospitalità. All’appuntamento hanno partecipato diverse autorità e personalità appartenenti al mondo della cultura e del turismo religioso salernitano.
Per il decimo anniversario è stata inoltre avviata una collaborazione con alcune realtà commerciali e artigianali del centro storico. In questa occasione la moderatrice ha scelto abiti dell’atelier Rue 4 e gioielli della Bottega Orafa Salernitana.
L’organizzazione ha voluto coinvolgere ulteriormente gli spettatori attraverso una piccola iniziativa: all’ingresso sono stati consegnati biglietti numerati. Grazie alla presenza di don Antonio Manganella, intervenuto per la parrocchia di San Demetrio Martire guidata da don Rosario Petrone, al termine della serata è stato sorteggiato un vincitore che ha ricevuto due ingressi omaggio per il Cinema San Demetrio. Un gesto pensato per rafforzare la dimensione aggregativa dell’appuntamento.
Il tema scelto per le due giornate, “A che ora è la fine del mondo? Messaggio e attualità del discorso finale di Gesù in Matteo 24-25”, richiama direttamente il titolo di una celebre cover di Ligabue del 1994, nella quale l’apocalisse veniva rappresentata come un semplice prodotto televisivo o come un elemento destinato a riempire i palinsesti.
Nel suo intervento iniziale, la professoressa Parente ha proposto invece una lettura differente, spiegando come il Vangelo di Matteo superi una rappresentazione puramente catastrofica degli eventi finali per rivolgersi alla coscienza dell’uomo di oggi.
Partendo dalla dottrina sociale della Chiesa, dalla Laudato si’ fino alla recente enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV dedicata alle trasformazioni legate all’Intelligenza Artificiale, la teologa ha posto l’accento sulla necessità di preservare la dimensione propriamente umana. Secondo la sua riflessione, la questione centrale non riguarda tanto le capacità delle macchine quanto quella degli esseri umani di continuare a vivere secondo responsabilità, coscienza e attenzione verso gli altri.
Nessun sistema tecnologico, infatti, può prendere il posto della responsabilità morale o della solidarietà nei confronti del prossimo. L’attenzione viene così spostata dalle domande sulle possibili date della fine dei tempi alla trasformazione concreta della vita quotidiana.
I lavori sono proseguiti con l’intervento dell’Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, Sua Eccellenza Monsignor Andrea Bellandi, che ha rivolto un sentito ringraziamento alla teologa Parente e agli studiosi presenti per aver dato vita a un appuntamento di particolare rilevanza culturale.
Nel suo messaggio, Monsignor Bellandi ha rivolto alla platea una riflessione di carattere spirituale ed esistenziale, invitando i presenti ad aprirsi alla Parola e a permettere che essa trasformi profondamente il proprio modo di vivere.
L’Arcivescovo ha quindi richiamato l’attenzione sulle difficoltà del presente, esortando la comunità a non lasciarsi sopraffare dal pessimismo. Al contrario, ha invitato a creare, anche nei periodi più bui, autentici spazi di speranza nei quali possano svilupparsi bellezza, fraternità e attenzione reciproca, offrendo luoghi concreti capaci di dare valore all’esistenza.
La parte centrale della serata è stata affidata a don Antonio Landi, noto biblista e professore presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma, presente anche in qualità di consulente scientifico della manifestazione.
Attraverso una lunga e approfondita analisi, don Landi ha esaminato il grande discorso conclusivo pronunciato da Gesù nel Vangelo di Matteo, presentandolo come il punto culminante di un percorso nel quale l’annuncio del Regno di Dio comporta una conversione immediata e una profonda revisione del modo di pensare.
Il biblista ha spiegato che la scelta dei discepoli non deriva da particolari meriti o qualità individuali, ma dalla grazia e dalla misericordia. Essi entrano così a far parte di un Regno che, nella storia, si pone dalla parte dei poveri di spirito e che si sviluppa con discrezione e senza clamore, attraverso immagini come quella del piccolo seme di senape e del lievito impastato nella farina.
L’analisi si è quindi concentrata sui capitoli 24 e 25 del Vangelo, inseriti nella realtà storica della comunità matteana, profondamente segnata dalla distruzione del Tempio di Gerusalemme avvenuta nel 70 dopo Cristo.
In una fase caratterizzata da conflitti, carestie e persecuzioni, i membri della comunità si interrogavano sulla parusia, cioè sul ritorno glorioso del Signore. Landi ha però chiarito che gli sconvolgimenti della storia non devono essere automaticamente identificati con la fine del mondo, ma rappresentano piuttosto l’avvio di un periodo di travaglio.
La conclusione della storia, secondo questa interpretazione, è legata al completamento dell’annuncio del Vangelo presso tutti i popoli e apre a una nuova fase affidata dal Cristo risorto alla responsabilità dei suoi seguaci.
Particolare attenzione è stata dedicata anche al passo nel quale Gesù afferma che il giorno e l’ora del giudizio sono conosciuti soltanto dal Padre. Per Landi, il fatto che tale momento resti sconosciuto ha una precisa funzione: distogliere i credenti dall’ossessione per le previsioni e indirizzarli verso una forma di sapienza equilibrata.
L’attesa, dunque, non deve tradursi in immobilità, ma trasformarsi in attività concreta, responsabilità e costruzione della pace. Richiamando anche un insegnamento di Papa Francesco, il relatore ha ricordato che vigilare non significa sottrarsi alla vita quotidiana, bensì evitare paure distruttive e il desiderio di esercitare il controllo sugli altri.
Le parabole delle dieci vergini e dei talenti mostrano, secondo questa prospettiva, una concezione della vita cristiana lontana dalla passività e fondata invece sull'iniziativa personale, sulla prudenza e sul coraggio.
L’intervento si è concluso con la riflessione sul giudizio universale, nel quale il criterio decisivo appare legato al rapporto con gli altri e alla pratica della carità. Nutrire chi ha fame, accogliere chi è straniero e visitare chi si trova in carcere significa, secondo il testo evangelico, incontrare Cristo nelle persone più fragili.
Don Antonio Landi ha quindi lasciato all’uditorio un messaggio centrato sulla necessità di rendere concreta la fede attraverso la vicinanza alle persone che soffrono, sottolineando che non è sufficiente dichiararsi credenti: occorre dimostrarlo attraverso comportamenti e relazioni autentiche.
A seguire è intervenuto don Emanuele Spagnolo, teologo dogmatico e direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Foggia, che ha proseguito il percorso di approfondimento collegando filosofia, antropologia e teologia per analizzare il rapporto tra comportamento umano, futuro e compimento del tempo secondo la prospettiva divina.
Don Spagnolo si è soffermato in particolare sul significato dell’escatologia, evidenziando come una delle interpretazioni più diffuse tenda a coincidere la fine del mondo con una completa distruzione dell’esistenza.
Secondo la chiave di lettura proposta, invece, l’uomo appartiene pienamente alla creazione e il compimento finale non dovrebbe essere interpretato come annientamento, bensì come manifestazione piena della creazione stessa.
Si tratta del momento dell’incontro definitivo con il Figlio dell’uomo, nel quale saranno accolte le persone che durante la propria vita avranno saputo amare, comprese quelle che non hanno avuto esperienza della fede.
L’amore vissuto nel corso dell’esistenza terrena rappresenterebbe già un segno di quella pienezza destinata a compiersi con il ritorno del Figlio dell’uomo. Proprio nelle fasi di maggiore sofferenza e crisi, secondo don Spagnolo, viene alla luce ciò che realmente caratterizza l’essere umano.
Il compimento della creazione diventa così una manifestazione capace di portare luce oltre il dolore, permettendo alla persona di guardare al di là delle lacrime e di superare, almeno nella prospettiva della speranza, i limiti legati alla propria fragilità.
Dopo il successo della prima serata, il programma proseguirà domani, venerdì 18 settembre, alle 18, ancora nella Chiesa di Sant’Agostino. La seconda sessione proporrà ulteriori approfondimenti sul tema dell’escatologia con la partecipazione della biblista Annalisa Guida, docente alla PFTIM di Napoli, che analizzerà le parabole matteane delle vergini e dei talenti come invito a vivere in maniera attiva il tempo dell’attesa.
Interverrà inoltre il critico d’arte e saggista Giorgio Agnisola, che approfondirà lo sviluppo del tema del compimento e del giudizio. Per il secondo appuntamento è attesa una partecipazione numerosa.

