Scatta il conto alla rovescia per le Fonderie Pisano. Entro dieci giorni si deciderà se lo stabilimento di via dei Greci potrà proseguire l’attività produttiva o se dovrà fermarsi definitivamente. Ma, al di là dell’esito amministrativo, la vicenda è destinata a proseguire nelle aule di giustizia come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Il primo snodo è rappresentato dalle controdeduzioni che la proprietà dovrà presentare alla Regione Campania entro il termine previsto. Se l’azienda non depositerà memorie difensive, oppure se queste non saranno ritenute idonee a superare le criticità evidenziate, il preavviso si trasformerà in un diniego definitivo. In tal caso, la conseguenza immediata sarebbe la cessazione dell’attività nel sito di Fratte.
Sul piano giurisdizionale, l’eventuale stop darebbe avvio a un contenzioso davanti al Tar Campania. La società ha già lasciato intendere la volontà di impugnare il provvedimento, mentre le associazioni ambientaliste, tra cui Salute e vita e Medicina democratica, si preparano a intervenire nel giudizio. Due le ipotesi principali: la concessione di una sospensiva, che consentirebbe la riapertura temporanea dell’impianto in attesa della sentenza di merito, oppure il rigetto dell’istanza cautelare, con conseguente permanenza della chiusura. In entrambi i casi, la parte soccombente potrebbe rivolgersi al Consiglio di Stato, prolungando ulteriormente i tempi della decisione definitiva.
L’impatto economico resta un elemento centrale. Secondo l’amministratore delegato Ciro Pisano, un’interruzione prolungata della produzione comporterebbe la perdita di commesse e clienti, con effetti potenzialmente irreversibili sul fatturato. In tale contesto, anche il progetto di delocalizzazione, con ipotesi di trasferimento della produzione a Foggia, rischierebbe di essere compromesso.
Scenario opposto qualora la Regione dovesse accogliere le controdeduzioni e rilasciare la nuova Aia. L’impianto continuerebbe a operare in attesa della realizzazione di un nuovo sito produttivo, con l’obiettivo dichiarato di costruire fonderie decarbonizzate in area industriale. L’assessora regionale all’Ambiente, Claudia Pecoraro, ha manifestato disponibilità a supportare la ricerca di un’area idonea, purché non a vocazione agroalimentare. Anche in caso di via libera, tuttavia, le associazioni contrarie all’attività dell’impianto hanno annunciato il ricorso ai giudici amministrativi.
Parallelamente si muove il fronte occupazionale. Il commissario prefettizio Vincenzo Panico ha incontrato le maestranze, che chiedono l’istituzione di un tavolo interistituzionale in prefettura per concretizzare il progetto di una nuova fonderia in zona industriale. I lavoratori intendono sollecitare un confronto con il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e con gli assessori competenti. Nelle stesse ore sono arrivate le scuse formali al rappresentante del comitato Salute e vita per gli episodi di tensione registrati al termine della conferenza di servizi.
La decisione amministrativa attesa nei prossimi giorni rappresenta solo il primo passaggio di una vicenda che, comunque vada, proseguirà sul piano giudiziario.
Fonderie Pisano, dieci giorni decisivi per il futuro
La conferenza di servizi si è chiusa con un preavviso di diniego dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), motivato dalla mancata dimostrazione dell’adeguamento completo alle Bat, le migliori tecniche disponibili fissate a livello europeo, con particolare riferimento ai limiti sulle emissioni di diossine stabiliti per il 2024. Un passaggio che apre a scenari alternativi e contrapposti.Il primo snodo è rappresentato dalle controdeduzioni che la proprietà dovrà presentare alla Regione Campania entro il termine previsto. Se l’azienda non depositerà memorie difensive, oppure se queste non saranno ritenute idonee a superare le criticità evidenziate, il preavviso si trasformerà in un diniego definitivo. In tal caso, la conseguenza immediata sarebbe la cessazione dell’attività nel sito di Fratte.
Sul piano giurisdizionale, l’eventuale stop darebbe avvio a un contenzioso davanti al Tar Campania. La società ha già lasciato intendere la volontà di impugnare il provvedimento, mentre le associazioni ambientaliste, tra cui Salute e vita e Medicina democratica, si preparano a intervenire nel giudizio. Due le ipotesi principali: la concessione di una sospensiva, che consentirebbe la riapertura temporanea dell’impianto in attesa della sentenza di merito, oppure il rigetto dell’istanza cautelare, con conseguente permanenza della chiusura. In entrambi i casi, la parte soccombente potrebbe rivolgersi al Consiglio di Stato, prolungando ulteriormente i tempi della decisione definitiva.
L’impatto economico resta un elemento centrale. Secondo l’amministratore delegato Ciro Pisano, un’interruzione prolungata della produzione comporterebbe la perdita di commesse e clienti, con effetti potenzialmente irreversibili sul fatturato. In tale contesto, anche il progetto di delocalizzazione, con ipotesi di trasferimento della produzione a Foggia, rischierebbe di essere compromesso.
Scenario opposto qualora la Regione dovesse accogliere le controdeduzioni e rilasciare la nuova Aia. L’impianto continuerebbe a operare in attesa della realizzazione di un nuovo sito produttivo, con l’obiettivo dichiarato di costruire fonderie decarbonizzate in area industriale. L’assessora regionale all’Ambiente, Claudia Pecoraro, ha manifestato disponibilità a supportare la ricerca di un’area idonea, purché non a vocazione agroalimentare. Anche in caso di via libera, tuttavia, le associazioni contrarie all’attività dell’impianto hanno annunciato il ricorso ai giudici amministrativi.
Parallelamente si muove il fronte occupazionale. Il commissario prefettizio Vincenzo Panico ha incontrato le maestranze, che chiedono l’istituzione di un tavolo interistituzionale in prefettura per concretizzare il progetto di una nuova fonderia in zona industriale. I lavoratori intendono sollecitare un confronto con il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e con gli assessori competenti. Nelle stesse ore sono arrivate le scuse formali al rappresentante del comitato Salute e vita per gli episodi di tensione registrati al termine della conferenza di servizi.
La decisione amministrativa attesa nei prossimi giorni rappresenta solo il primo passaggio di una vicenda che, comunque vada, proseguirà sul piano giudiziario.

