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Occhio di Salerno03/06/2026

Firma falsa di un notaio morto per ottenere 15mila euro: avvocato condannato a tre anni

Il Tribunale di Nocera Inferiore ha condannato in primo grado a tre anni di reclusione un avvocato salernitano ritenuto responsabile di falso materiale, falso ideologico e tentata truffa. Secondo l’accusa, il professionista avrebbe utilizzato la firma contraffatta di un notaio ormai deceduto per tentare di ottenere, tramite un decreto ingiuntivo, il pagamento di circa 15mila euro per presunte prestazioni professionali come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.

Firma falsa di un notaio morto per 15mila euro: avvocato condannato

La vicenda giudiziaria è nata dopo la denuncia presentata dai familiari del notaio, che si sono costituiti parte civile nel procedimento assistiti dall’avvocato Arturo Della Monica. Furono proprio gli eredi del professionista a segnalare alle autorità giudiziarie le anomalie presenti nella documentazione prodotta dall’imputato, sostenendo che le firme apposte sui documenti non fossero autentiche.

L’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza, ha preso forma anche grazie a una consulenza grafologica disposta nel corso delle verifiche investigative. L’analisi tecnica avrebbe accertato la falsificazione delle sottoscrizioni attribuite al notaio, dimostrando che le firme presenti sugli atti non erano riconducibili alla mano del professionista scomparso.

Al centro del procedimento vi era un contratto di transazione datato febbraio 2011. Secondo quanto sostenuto dall’imputato, quell’atto sarebbe stato stipulato tra il notaio e il padre dell’avvocato – anch’egli nel frattempo deceduto – per regolare il pagamento di alcune prestazioni professionali rese dal legale. Il documento riportava due firme attribuite al notaio in calce all’accordo e costituiva la base giuridica per la richiesta di pagamento avanzata successivamente davanti al giudice civile.

Sulla base di quella documentazione, il Tribunale civile di Nocera Inferiore aveva effettivamente emesso un decreto ingiuntivo per il recupero della somma richiesta. Tuttavia le successive verifiche investigative hanno portato alla luce la presunta falsificazione dell’atto, facendo emergere l’inesistenza del rapporto debitorio alla base della richiesta di pagamento.

La consulenza tecnica grafica è stata ritenuta decisiva nel corso del processo penale. La perizia ha infatti stabilito che le firme attribuite al notaio non erano autentiche. Questo elemento probatorio ha contribuito alla ricostruzione accusatoria secondo cui il documento sarebbe stato predisposto al fine di legittimare una richiesta economica priva di fondamento.

Durante il procedimento è stato ascoltato anche un testimone che aveva sostenuto la tesi dell’esistenza dell’accordo tra il notaio e il padre dell’imputato. Tuttavia il giudice ha ritenuto inattendibile la sua testimonianza. La posizione dell’uomo potrebbe ora essere valutata sotto il profilo di una possibile falsa testimonianza.

Nella motivazione della sentenza il giudice ha definito la condotta contestata all’imputato particolarmente grave, parlando di un comportamento “odioso” e di un tentativo fraudolento finalizzato a ottenere denaro dagli eredi del notaio attraverso documenti contraffatti. Il provvedimento di condanna è stato pronunciato anche tenendo conto della recidiva contestata dal pubblico ministero nel corso del processo.

Con la sentenza di primo grado, oltre alla pena detentiva di tre anni, il tribunale ha disposto anche il risarcimento dei danni in favore della parte civile. La decisione potrà essere impugnata nei successivi gradi di giudizio, come previsto dall’ordinamento processuale.
#truffa

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