L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, certifica l'articolo 1 della Costituzione. Nel giorno della Festa dei lavoratori è opportuno rimarcare i punti nevralgici e le ipotetiche contraddizioni: le retribuzioni risultano adeguate al costo della vita? I lavoratori sono soddisfatti? Considerando dapprima la pandemia, poi la guerra ed il continuo innalzamento dei prezzi delle materie prime, i lavoratori italiani non hanno migliorato le proprie condizioni di vita. Anzi, a causa dell'emergenza energetica e della guerra, l'ottimismo delle famiglie stenta a decollare ed ogni giorno si è costretti a rinunciare all'acquisto di alcuni beni primari, nonostante si lavori e si percepisca sempre la stessa retribuzione.
Un interessante spunto, seppur distanziandosi in parte dalle convinzioni di cui sopra, è offerto dall'Osservatorio JobPricing, in collaborazione con Infojobs (nota piattaforma di matching tra domanda ed offerta di lavoro). Lo studio ripercorre l'analisi del rapporto tra retribuzione, soddisfazione sul lavoro ed engagement. Secondo il Report, la retribuzione "è un fattore necessario, ma non sufficiente per generare motivazione sul posto di lavoro: se la retribuzione non è percepita come adeguata produce insoddisfazione e malcontento, ma allo stesso tempo, alti livelli salariali non garantiscono alti livelli di soddisfazione e motivazione".
La retribuzione deve essere percepita come:
Lo studio di quest'anno inverte il trend nuovamente. Nel 2021, infatti, in considerazione delle particolari vicissitudini dettate dall'emergenza pandemica, i lavoratori percepivano un maggior grado di soddisfazione. Secondo lo studio, "i lavoratori hanno probabilmente smesso di sentirsi più fortunati solo per il fatto di avere uno stipendio".
Festa dei lavoratori: è un problema di retribuzione e di soddisfazione?
Ripercorrendo le tappe dello studio di JobPricing, gli italiani sono soddisfatti della loro retribuzione? "Si possono individuare almeno tre elementi che incidono tra salario e soddisfazione.
La retribuzione deve essere percepita come:
- sufficiente ad assicurare il tenore di vita minimo atteso, la sicurezza personale e del nucleo familiare;
- equa, cioè tale da garantire trattamenti analoghi a fronte di mansioni e prestazioni simili. Tutte le differenze per le quali il lavoratore non trova spiegazione tendono a generare insoddisfazione;
- meritocratica, ovvero sia proporzionale al contributo individuale fornito (la performance) e, quindi, il collegamento fra prestazione e remunerazione deve risultare chiaro e comprensibile".
Nodo retribuzioni: da dove nasce l'insoddisfazione?
Il Salary Satisfaction Report, offerto dalla piattaforma Osservatorio JobPricing, in collaborazione con Infojobs, anche quest'anno ha provato a rendere un quadro della spinosa questione della remunerazione e della motivazione dei lavoratori. Lo studio sostiene che, "una legislazione favorevole, da un lato, ed una costante evoluzione culturale nei luoghi di lavoro, dall’altro, stanno, infatti, riconfigurando i pacchetti retributivi standard a tutti i livelli aziendali, con un peso crescente di elementi tangibili non-monetari (benefit, welfare, etc.) e di elementi intangibili, che sono in un certo senso dei «sostituti» del denaro (formazione, ambiente di lavoro, work-life balance, etc.)". Si assiste, dunque, ad una permutazione. Laddove, in tempi passati, soltanto la retribuzione poteva generare il benessere delle famiglie, oggi, molteplici altri elementi incidono sulla loro soddisfazione. Attraverso un accurato screening, i lavoratori risultano in media insoddisfatti rispetto al loro pacchetto retributivo. I più insoddisfatti in assoluto, però, sono coloro il cui pacchetto retributivo è composto soltanto dalla retribuzione fissa. Meno di un lavoratore su dieci reputa il proprio stipendio proporzionale al proprio contributo professionale. Il Report, poi, affronta la tematica prendendo in considerazione quattro fondamentali rilievi. Ad essere maggiormente insoddisfatti risultano gli operai e le differenze si accentuano a seconda del territorio esaminato. Il più alto grado di insoddisfazione si avverte al Sud e sulle Isole. Inoltre, anche la dimensione aziendale ed il settore risultano elementi decisivi per i lavoratori.Festa dei lavoratori: i lavoratori italiani non sono soddisfatti
I lavoratori italiani non sono soddisfatti. Ciò è quanto si evince nel Report 2022. A gravare sul bilancio, però, oltre al nodo retribuzione, vi è la "questione meritocrazia". I lavoratori esaminati dallo studio "mostrano di percepire che i loro risultati e l’impegno posto nel lavoro non vengono correttamente valutati e remunerati, malgrado una profonda insoddisfazione" provenga anche dalla retribuzione corrisposta.
Lo studio di quest'anno inverte il trend nuovamente. Nel 2021, infatti, in considerazione delle particolari vicissitudini dettate dall'emergenza pandemica, i lavoratori percepivano un maggior grado di soddisfazione. Secondo lo studio, "i lavoratori hanno probabilmente smesso di sentirsi più fortunati solo per il fatto di avere uno stipendio".

