Cinque donne uccise in pochi giorni, tra il 15 e il 18 agosto, e un bilancio nazionale che continua a destare allarme. Il tema dei femminicidi torna al centro del dibattito pubblico, con numeri che confermano la gravità di un fenomeno non episodico, ma profondamente radicato nella società.
Secondo l’aggiornamento dell’Osservatorio nazionale di Non Una Di Meno dell’8 agosto 2026, erano già stati registrati 40 femminicidi, almeno 79 tentati femminicidi e altri casi di violenza letale ancora in fase di verifica.
Un quadro che, per Claudia Pecoraro, assessora alle Pari Opportunità della Regione Campania, dimostra come la violenza di genere non possa essere trattata soltanto come un’emergenza da affrontare dopo la tragedia.
Pecoraro: “Il patriarcato non appartiene al passato”
Pecoraro richiama l’attenzione sulla necessità di guardare alla realtà concreta delle donne, contestando l’idea che il patriarcato sia un fenomeno ormai superato.
Secondo l’assessora, controllo, possesso, sopraffazione e negazione della libertà femminile sono ancora presenti nella società e, nei casi più estremi, possono trasformarsi in violenza e morte.
Per questo, la risposta non può limitarsi alla repressione o al cordoglio dopo ogni nuovo caso. Serve un lavoro più profondo sulle condizioni culturali, sociali ed educative che rendono possibile la violenza.
“La Regione farà la sua parte”
L’assessora ribadisce l’impegno della Regione Campania, ma sottolinea anche che la battaglia contro la violenza di genere non può essere affidata soltanto alle istituzioni regionali.
Pecoraro si rivolge ad amministratrici e amministratori locali, richiamando la responsabilità di costruire città più sicure, accessibili e vivibili per tutte e tutti, in ogni quartiere e in ogni fascia oraria.
Pari opportunità come scelta trasversale
Per Pecoraro, le Pari Opportunità non devono essere considerate una delega marginale o un tema separato dal resto dell’azione politica.
La parità deve attraversare ogni scelta amministrativa: dall’urbanistica alla mobilità, dai servizi sociali alle politiche abitative, dall’educazione alla sicurezza.
Solo così, secondo l’assessora, sarà possibile intervenire non soltanto sugli effetti della violenza, ma sulle radici culturali e sociali che continuano ad alimentarla.

