Non ce l’ha fatta Carmine Sirica, l’infermiere di 54 anni originario di Lavorate di Sarno e residente a San Valentino Torio rimasto gravemente ustionato nell’esplosione che il 24 agosto ha devastato un appartamento a Cassino. Dopo cinque giorni di lotta tra la vita e la morte, il suo cuore ha smesso di battere al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma. Nell’esplosione è rimasta gravemente ferita anche la compagna Caterina “Katia” Adinolfi, 40 anni, operatrice socio-sanitaria originaria di Nocera Superiore, tuttora ricoverata nella stessa struttura.
Esplosione in una palazzina a Cassino, Carmine Sirica è morto: l'infermiere 54enne salernitano non ce l’ha fatta
Le condizioni dell’infermiere erano apparse gravissime fin dalle prime ore successive alla deflagrazione. Sirica aveva riportato ustioni estese a circa il 90% del corpo ed era stato trasferito d’urgenza al Centro Grandi Ustionati del Sant’Eugenio di Roma. Per cinque giorni i medici hanno tentato di salvarlo, ma le sue condizioni si sono progressivamente aggravate fino al tragico epilogo.
La tragedia si era verificata in un edificio di via Guado Santa Maria, a Cassino. Una violentissima esplosione aveva provocato il crollo di parte dell’immobile, investendo Carmine Sirica e la compagna. I due erano stati estratti vivi dai Vigili del Fuoco dopo essere rimasti tra macerie e fiamme al secondo piano dello stabile. Entrambi erano stati successivamente trasferiti al Sant’Eugenio di Roma in condizioni estremamente critiche.
Katia Adinolfi continua a lottare
Resta gravissimo il quadro della compagna di Sirica, Caterina “Katia” Adinolfi, 40 anni. L’operatrice socio-sanitaria originaria di Nocera Superiore ha riportato ustioni su circa il 70% del corpo e continua a essere ricoverata al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale romano.
L’inchiesta sull’origine della deflagrazione
Parallelamente al dramma umano proseguono gli accertamenti per ricostruire cosa abbia provocato l’esplosione. La Procura della Repubblica di Cassino ha aperto un fascicolo contro ignoti per accertare la dinamica e verificare eventuali responsabilità. La pista indicata inizialmente dagli accertamenti tecnici conduce a una possibile perdita di gas, che avrebbe provocato la violenta deflagrazione e il successivo crollo di parte dell’edificio.

