La Corte di Cassazione conferma l’assoluzione per il presunto patto mafioso alle elezioni 2017 a Nocera Inferiore: nessun vantaggio economico per gli imputati. Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.
Presunto patto mafioso alle elezioni 2017 a Nocera: assolti politici dalla Cassazione
Nessun ritorno economico per i politici coinvolti e, soprattutto, nessun vantaggio concreto derivante da quel presunto accordo. Con questa motivazione la Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva l’assoluzione dell’ex vicesindaco di Nocera Inferiore Antonio Cesarano, dell’ex consigliere comunale Carlo Bianco e dell’ex candidato al consiglio comunale Ciro Eboli.
Il provvedimento, emesso lo scorso novembre, è stato depositato solo nei giorni scorsi e mette la parola fine a una vicenda giudiziaria nata dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Salerno. Al centro del procedimento vi era l’ipotesi di un presunto patto elettorale stretto in occasione delle amministrative del 2017 tra i tre esponenti politici e Antonio Pignataro, all’epoca indicato come ex boss della Nuova Famiglia e successivamente deceduto.
Secondo l’impianto accusatorio, Pignataro avrebbe garantito sostegno elettorale in cambio dell’impegno politico a favorire una delibera comunale per la realizzazione di una mensa destinata alle famiglie del rione Montevescovado. Una tesi che aveva portato a condanne in primo e secondo grado, poi annullate dalla Cassazione con rinvio a un nuovo giudizio celebrato a Napoli, conclusosi con l’assoluzione degli imputati.
La Suprema Corte aveva chiesto di chiarire quale fosse l’“immediata utilità” che i politici avrebbero tratto dall’accordo ipotizzato. Contro quella decisione assolutoria aveva presentato ricorso la Procura generale, ma la Cassazione ha ora confermato che nessun beneficio economico può essere attribuito agli imputati.
L'utilità monetizzabile immediatamente
Nelle motivazioni, i giudici spiegano che l’utilità promessa o ricevuta, per configurare il reato, deve essere immediatamente monetizzabile. Nel caso specifico, viene escluso che tale utilità potesse consistere nella modifica della destinazione urbanistica di un fondo finalizzata alla realizzazione di una mensa per i poveri a beneficio di una parrocchia. Da quell’operazione, infatti, non sarebbe derivato alcun vantaggio economico diretto per Cesarano, Bianco ed Eboli.
In particolare, rispetto alla posizione di Ciro Eboli — indicato dall’accusa come il principale beneficiario dell’accordo — la Cassazione chiarisce che la delibera comunale rappresentava soltanto un atto di indirizzo, privo di effetti vincolanti. Si sarebbe trattato, al più, di un primo passaggio verso un possibile cambio di destinazione d’uso del fondo.
L’eventuale contropartita per Eboli, secondo la ricostruzione giudiziaria, si sarebbe limitata a una prospettiva futura e del tutto generica di incarichi professionali collegati alla realizzazione della struttura e all’accesso a eventuali finanziamenti. Una possibilità ritenuta dai giudici una mera aspettativa di profitto, non qualificabile come utilità economica immediata e concreta. Per la Corte, infatti, gli eventuali finanziamenti agevolati o di scopo legati alla costruzione della mensa avrebbero rappresentato un beneficio economico riferibile ad altri soggetti, e non agli imputati coinvolti nel procedimento.

