Un urlo di disperazione e rabbia a difesa di un'intera carriera, nel bel mezzo di una bufera mediatica e giudiziaria che scuote la sanità campana.
La cardiochirurga Gabriella Farina, in forza all'azienda dei Colli di Napoli e attualmente iscritta nel registro degli indagati insieme ad altri sei colleghi, ha rotto il silenzio affidando la sua verità a una drammatica telefonata trasmessa dal programma d'inchiesta "Report". Al centro del caso, la tragica morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di appena due anni deceduto in seguito al fallimento di un delicatissimo trapianto cardiaco.
Nel corso dello sfogo, la professionista ha sottolineato di aver svolto ben tre riunioni preparatorie quella mattina con l'équipe medica locale e di aver indicato chiaramente dove inserire i cubetti di ghiaccio standard, senza che nessuno dei presenti la avvertisse dello scambio di materiale. La mancata verifica immediata della cella frigorifera viene giustificata dalla chirurga con la necessità assoluta di correre contro il tempo, dato l'inizio del conto alla rovescia per evitare l'ischemia dell'organo nel tragitto verso il capoluogo campano. Anche sul mancato utilizzo dei moderni dispositivi di conservazione a temperatura controllata "Paragonix" acquistati dal nosocomio partenopeo, Farina ha glissato evidenziando la totale assenza di corsi di formazione o informative aziendali per il personale.
Mentre la difesa tenta di smontare il quadro accusatorio, l'inchiesta coordinata dalla Procura procede spedita su due binari: da un lato si attende la decisione del gip sulla richiesta di sospensione per l'ipotesi di falso a carico di altri due medici del team, dall'altro si attendono i risultati dell'incidente probatorio per omicidio colposo. Una svolta decisiva potrebbe arrivare già nei prossimi giorni, quando gli inquirenti esamineranno i telefoni cellulari sequestrati a tutti gli indagati alla ricerca di messaggi, file multimediali o registrazioni ambientali risalenti al giorno della tragedia.
La cardiochirurga Gabriella Farina, in forza all'azienda dei Colli di Napoli e attualmente iscritta nel registro degli indagati insieme ad altri sei colleghi, ha rotto il silenzio affidando la sua verità a una drammatica telefonata trasmessa dal programma d'inchiesta "Report". Al centro del caso, la tragica morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di appena due anni deceduto in seguito al fallimento di un delicatissimo trapianto cardiaco.
Dramma del trapianto fatale al "Monaldi": la cardiochirurga rompe il silenzio a Report
La specialista ha respinto con fermezza ogni accusa, parlando apertamente di diffamazione e puntando il dito contro la gestione della sala operatoria dell'ospedale San Maurizio di Bolzano, la struttura altoatesina dove venne eseguito il prelievo dell'organo dal donatore. Secondo la ricostruzione di Farina, il fulcro del disastro sarebbe legato alla fornitura di ghiaccio secco sintetico – capace di raggiungere i -50 gradi e di distruggere irrimediabilmente i tessuti cardiaci – al posto del normale ghiaccio idrico necessario per il trasporto. La dottoressa ha smentito categoricamente le voci circa presunte lesioni provocate da lei sul cuore durante l'intervento, accusando i vertici della struttura di Bolzano, dove al momento non figurano indagati, di aver diffuso falsità inconcepibili per coprire le proprie responsabilità.Nel corso dello sfogo, la professionista ha sottolineato di aver svolto ben tre riunioni preparatorie quella mattina con l'équipe medica locale e di aver indicato chiaramente dove inserire i cubetti di ghiaccio standard, senza che nessuno dei presenti la avvertisse dello scambio di materiale. La mancata verifica immediata della cella frigorifera viene giustificata dalla chirurga con la necessità assoluta di correre contro il tempo, dato l'inizio del conto alla rovescia per evitare l'ischemia dell'organo nel tragitto verso il capoluogo campano. Anche sul mancato utilizzo dei moderni dispositivi di conservazione a temperatura controllata "Paragonix" acquistati dal nosocomio partenopeo, Farina ha glissato evidenziando la totale assenza di corsi di formazione o informative aziendali per il personale.
Mentre la difesa tenta di smontare il quadro accusatorio, l'inchiesta coordinata dalla Procura procede spedita su due binari: da un lato si attende la decisione del gip sulla richiesta di sospensione per l'ipotesi di falso a carico di altri due medici del team, dall'altro si attendono i risultati dell'incidente probatorio per omicidio colposo. Una svolta decisiva potrebbe arrivare già nei prossimi giorni, quando gli inquirenti esamineranno i telefoni cellulari sequestrati a tutti gli indagati alla ricerca di messaggi, file multimediali o registrazioni ambientali risalenti al giorno della tragedia.

