Diagnosi ultraprecoce del cancro, dietro c'è l'oncologa Natalia Malara
Quando ho vinto l’unico posto disponibile per la specializzazione alla Cattolica di Roma, in facoltà, mi chiamavano “la papessa”.
Qui in Italia, se uno eccelle, va così. Fu una cosa simpatica che mi portai dietro per un po’ e fu un incentivo a dimostrare il mio valore sul campo.
Mi ha sempre lasciata libera, sono poi andata in Calabria dove già lavorava lui, dando ascolto a mio padre che mi ha sempre detto “prima la famiglia” e di questo lo devo ringraziare, tornassi indietro, lo rifarei.La dimensione familiare è sempre stata un arricchimento. Io, la mattina, preparo il pranzo per le ragazze e faccio anche il pane, sono i profumi della casa che fanno la famiglia e ti cambiano la giornata.
Decisivo per la sua attività di ricerca è il fatto che l’università di Catanzaro, retta da Giovanbattista De Sarro, ospita in ospedale, raro caso in Europa, un laboratorio di nanotecnologia, il BioNem, coordinato dal professor Patrizio Candeloro.
Malara, da medico, si è intrufolata tra i fisici e i chimici. È lì, che, trafficando con vetrini, protoni, aldeidi e altro, mette insieme il protocollo di medicina transazionale avanzata da applicare a un dispositivo elettrochimico che promette una diagnosi ultraprecoce dei tumori con una «biopsia liquida», un esame del sangue poi messo in coltura per circa 14 giorni.
Per capire se era maligna o benigna, serviva una biopsia invasiva, pungendo una zona del cranio ricca di centri nervosi che controllano il respiro e le attività vegetativa e motoria, era troppo rischioso.
In un campione da 5 ml ci sono moltissime cellule tumorali, ma la proporzione rispetto alle altre cellule è paragonabile al rapporto esistente fra la torre più alta di Shanghai e la distanza Terra-Sole. Però, pensai che, riuscendo a mettere in coltura solo quelle tumorali, avrei dato loro evidenza. Devo ringraziare per la fiducia che mi ha concesso il professor Giuseppe Viglietto, che dirige il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica.

