Cava de’ Tirreni, studente arrestato per terrorismo: dalle chat emerge il piano per un possibile attentato a Torino

Avrebbe individuato piazza San Carlo, nel cuore di Torino, come possibile obiettivo per un attentato. È uno degli elementi emersi nell’inchiesta che ha portato all’arresto di W.L., studente universitario di 21 anni di Cava de’ Tirreni, finito in carcere venerdì nell’ambito di un’indagine sul terrorismo.
Cava de’ Tirreni, studente arrestato per terrorismo: nel mirino piazza San Carlo a Torino
Come riporta l'edizione odierna de Il Mattino a spingere il gip Federico Noschese a convalidare la misura cautelare in carcere sono stati anche i contenuti raccolti nel corso delle indagini condotte dalla Digos di Salerno insieme alla Direzione centrale della polizia di prevenzione.
Gli accertamenti, avviati il 16 agosto, avrebbero fatto emergere contatti tra il giovane e ambienti jihadisti. Il 21enne avrebbe inoltre aperto un canale Telegram utilizzando una falsa identità, attraverso il quale intratteneva conversazioni periodiche e cercava informazioni sulla realizzazione di ordigni.
Tra gli elementi finiti sotto la lente degli investigatori ci sono anche le chat e il materiale conservato sul telefono. In una conversazione con un amico, che non risulta indagato, il giovane avrebbe parlato dell’intenzione di creare nuovi profili per fare proselitismo islamico e coinvolgere altre persone in nome di Allah. Avrebbe inoltre riferito di seguire tutorial dedicati alla fabbricazione di esplosivi. Nel cellulare sarebbero state trovate anche fotografie che lo ritraevano con una pistola in mano.
Piazza San Carlo a Torino indicata come possibile obiettivo
Uno dei passaggi ritenuti centrali dagli investigatori riguarda una conversazione nella quale il 21enne avrebbe indicato piazza San Carlo a Torino come luogo adatto per collocare una bomba, parlando della volontà di «fare il gran botto». Agli atti ci sarebbero anche messaggi inviati a due amici nei quali lo studente annunciava che il sabato successivo sarebbe andato a Roma, con la possibilità, secondo quanto emerso nell’indagine, di proseguire poi verso Torino.
La difesa: «Era una bravata»
Durante l’interrogatorio di garanzia il giovane, assistito dall’avvocato Lamberti, ha risposto alle domande del giudice. Il 21enne ha sostenuto che le sue parole fossero soltanto una bravata e che l’obiettivo fosse quello di ottenere maggiore considerazione e visibilità all’interno del gruppo di amici. Una ricostruzione che non ha convinto il gip Noschese, che ha convalidato la custodia cautelare in carcere sulla base degli elementi raccolti nel corso delle settimane di indagine.




