La Fp Cgil Salerno interviene sul percorso di attivazione delle Case di Comunità, sollevando una serie di criticità legate alla gestione del personale sanitario. Con una nota indirizzata ai vertici dell’Asl Salerno e al presidente della Regione Campania, il sindacato contesta le modalità adottate per la manifestazione di interesse pubblicata lo scorso 16 marzo.
Nel mirino trasferimenti e organizzazione del lavoro
Al centro delle contestazioni ci sono le procedure previste per il coinvolgimento di:
- infermieri
- operatori sociosanitari
- fisioterapisti
- assistenti sociali
- personale amministrativo
Secondo la Cgil, l’attivazione delle nuove strutture starebbe avvenendo attraverso trasferimenti d’ufficio e scelte organizzative non condivise, senza un adeguato confronto con le rappresentanze sindacali.
“Decisioni unilaterali e norme non rispettate”
Il sindacato sottolinea come, in precedenti incontri, fosse stata prospettata una fase successiva di mobilità interna, da attivare secondo procedure definite.
Invece, denuncia la Cgil, l’Asl avrebbe proceduto autonomamente, senza rispettare:
- il contratto collettivo nazionale
- la normativa vigente sulla pubblica amministrazione
- i regolamenti interni sulla mobilità aziendale
Una situazione definita come una forzatura che rischia di compromettere il corretto sviluppo del progetto.
Cambiano turni e condizioni di lavoro
Tra gli aspetti più critici evidenziati c’è anche la riorganizzazione degli orari. Il nuovo modello ipotizzato prevederebbe:
- passaggio da turni diurni (lunedì-venerdì)
- a turnazioni fino a 12 ore
- estese su 6 o 7 giorni settimanali
Un cambiamento significativo che, secondo il sindacato, non tiene conto delle esigenze personali e familiari dei lavoratori, soprattutto in presenza di situazioni di fragilità.
Il rischio di effetti contrari agli obiettivi
La Cgil precisa di non essere contraria alla riforma della medicina territoriale, né all’apertura delle Case di Comunità. Tuttavia, evidenzia come modalità non condivise possano:
- rallentare il processo
- creare tensioni interne
- compromettere l’efficacia del servizio
Da qui la richiesta di un confronto strutturato, come previsto dalle norme, per garantire un percorso equilibrato tra esigenze organizzative e diritti dei lavoratori.
Appello alla Regione
Il sindacato chiede un intervento istituzionale per riportare il confronto su binari condivisi, coinvolgendo tutte le parti interessate.
L’obiettivo dichiarato è evitare che una riforma strategica per la sanità territoriale possa trasformarsi in un terreno di scontro, anziché in un’opportunità di miglioramento per cittadini e operatori.

