Si è conclusa con una piena assoluzione la vicenda giudiziaria che ha coinvolto cinque carabinieri, finiti sotto processo per un intervento avvenuto il 28 marzo 2020, in piena emergenza Covid, nei pressi dell’uscita della tangenziale di San Leonardo, a Salerno. I militari dell’Arma erano accusati di lesioni personali in relazione a un arresto scattato al termine di un inseguimento ad alto rischio. L’uomo fermato, allora 53enne, si trovava alla guida di un’auto in fiamme e, secondo la ricostruzione, aveva dato in escandescenze opponendo una violenta resistenza all’azione delle forze dell’ordine.
Le immagini e l’apertura dell’inchiesta
L’operazione fu ripresa in alcuni video amatoriali, rapidamente diventati virali sui social network. Proprio la diffusione delle immagini portò all’apertura dell’inchiesta e, successivamente, al rinvio a giudizio dei cinque carabinieri, dando il via a un procedimento durato circa cinque anni.
Il Tribunale di Salerno ha ora messo la parola fine sulla vicenda, riconoscendo la legittimità dell’operato dei militari impegnati in una situazione di grave pericolo e di emergenza sanitaria.
La difesa: «Accertata una verità già evidente»
L’avvocato Giovanni Annunziata, legale dei carabinieri, ha definito la sentenza "una decisione di valore", capace di ristabilire una verità che, a suo avviso, era già chiara sin dalle prime fasi dell’indagine. Secondo la difesa, i militari agirono nell’esercizio delle proprie funzioni, fronteggiando un soggetto definito “incontenibile” in un contesto estremamente critico.
Il legale ha sottolineato come l’assoluzione si fondi sul principio, costituzionalmente tutelato, dell’uso legittimo dei mezzi di coercizione, compreso l’impiego degli strumenti in dotazione alle forze dell’ordine per garantire la sicurezza pubblica.
La posizione del Nuovo Sindacato Carabinieri
Sulla vicenda è intervenuto anche il Nuovo Sindacato Carabinieri, che ha ribadito la necessità di superare il meccanismo dell’“atto dovuto”, spesso alla base dell’iscrizione automatica nel registro degli indagati per operatori delle forze dell’ordine.
Il segretario generale vicario Michele Capece ha ricordato che il sindacato ha promosso una proposta di legge di iniziativa popolare, depositata in Cassazione, con l’obiettivo di evitare che i servitori dello Stato vengano trascinati in lunghi procedimenti giudiziari per fatti avvenuti durante l’adempimento del proprio dovere. In questi mesi è in corso la raccolta firme a sostegno dell’iniziativa.

