Ha vissuto una tappa cruciale di quasi cinque ore al Tribunale di Vallo della Lucania il dibattimento penale sulle presunte irregolarità nelle gare di appalto per la rete d'illuminazione a Capaccio Paestum come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
A salire sul banco dei testimoni è stata Elvira Alfieri, sorella dell'ex primo cittadino Franco Alfieri, la quale ha nettamente allontanato ogni sospetto di ingerenze politiche o di condizionamenti sulla gestione societaria da parte del congiunto, confermando che il parente non si è mai intromesso nei passaggi amministrativi dell'impresa nei suoi quattro decenni di attività.
Nel corso del suo intervento, ha inoltre difeso la solidità e la reputazione del proprio gruppo – capace di impiegare quasi trenta lavoratori per un valore della produzione vicino ai cinque milioni di euro – illustrando la storicità delle partnership commerciali avviate fin dal 2009 con la Dervit Spa, rappresentata nel procedimento penale da Vittorio De Rosa e Alfonso D'Auria.
La complessa giornata giudiziaria ha visto anche la deposizione dell'ex dipendente municipale Carmine Greco e l'audizione del perito Ivan Maiese. Il consulente tecnico delle difese si è soffermato su un'articolata disamina ingegneristica per dimostrare la piena regolarità procedurale degli interventi e delle valutazioni eseguite dai tecnici sugli impianti capaccesi.
L'iter processuale riprenderà giovedì prossimo, quando è previsto il momento delle dichiarazioni spontanee rese direttamente in aula dall'imputato Franco Alfieri.
A salire sul banco dei testimoni è stata Elvira Alfieri, sorella dell'ex primo cittadino Franco Alfieri, la quale ha nettamente allontanato ogni sospetto di ingerenze politiche o di condizionamenti sulla gestione societaria da parte del congiunto, confermando che il parente non si è mai intromesso nei passaggi amministrativi dell'impresa nei suoi quattro decenni di attività.
Capaccio Paestum, inchiesta pubblica illuminazione: la difesa dei fratelli Alfieri
L'imprenditrice, oggi alla guida della ditta di famiglia dopo una lunga militanza da dipendente, ha argomentato la natura delle chiamate finite sotto la lente degli inquirenti, riconducendole esclusivamente a banali sollecitazioni per crediti arretrati non incassati o a un singolo contatto informativo per un dossier di finanziamento bancario.Nel corso del suo intervento, ha inoltre difeso la solidità e la reputazione del proprio gruppo – capace di impiegare quasi trenta lavoratori per un valore della produzione vicino ai cinque milioni di euro – illustrando la storicità delle partnership commerciali avviate fin dal 2009 con la Dervit Spa, rappresentata nel procedimento penale da Vittorio De Rosa e Alfonso D'Auria.
La complessa giornata giudiziaria ha visto anche la deposizione dell'ex dipendente municipale Carmine Greco e l'audizione del perito Ivan Maiese. Il consulente tecnico delle difese si è soffermato su un'articolata disamina ingegneristica per dimostrare la piena regolarità procedurale degli interventi e delle valutazioni eseguite dai tecnici sugli impianti capaccesi.
L'iter processuale riprenderà giovedì prossimo, quando è previsto il momento delle dichiarazioni spontanee rese direttamente in aula dall'imputato Franco Alfieri.

