Quali sono i
clan della
Camorra attivi in
Campania? Ecco la storia del
clan Lago, operante
Pianura, nella periferia occidentale di
Napoli.Camorra: la storia del clan Lago
Il
clan Lago è stato un sodalizio camorristico operante a
Pianura, quartiere della periferia occidentale di
Napoli. Il
clan è stato attivo soprattutto nel
ciclo del cemento, nell'
abusivismo edilizio, oltre che nel
racket delle
estorsioni droga e
omicidi imponendo il pagamento di tangenti a imprenditori e piccoli commercianti della loro zona, come messo a verbale dal pentito
Giovanni Gilardi.
Storico
boss del
clan è
Pietro Lago, detto
’o Sciore (il Fiore), arrestato il 15 dicembre 2004 e morto in carcere il 27 ottobre 2014 mentre scontava una condanna all'
ergastolo in via definitiva per l'
omicidio di
Giustino Perna, avvenuto a Napoli il 30 aprile del 1999.
L'impero di
Pietro Lago è stato costruito grazie soprattutto all'
edilizia illegale e all'
abusivismo edilizio, attraverso
terreni lottizzati violando i vincoli urbanistici e intestati a prestanome, per la costruzione di decine di immobili utilizzati come serbatoio di manodopera a basso costo e di materiali da costruzione.
I Boss del clan Lago
- Pietro Lago, storico boss del clan. È morto il 27 ottobre 2014
- Carmine Lago, detenuto al carcere duro e sta scontando la pena dell’ergastolo
- Carlo Tommaselli, ultimo reggente accertato. Arrestato
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Carlo Tommaselli[/caption]
Le indagini contro il clan Lago
Coinvolto nella maxi-inchiesta del 1983 contro la
Nuova Famiglia,
Lago venne indicato nei rapporti giudiziari come
luogotenente, per
Pianura e
Soccavo, del capo storico del casalesi,
Antonio Bardellino. Arrestato nel 1994, per una condanna per
abusivismo e per una lunga sfilza di
omicidi, lasciò il carcere per tre volte negli anni successivi, fino al definitivo arresto del 2004.
A reggere le fila dell'organizzazione, durante i periodi di
latitanza e di
detenzione del boss, sono stati i fratelli
Giorgio, Mario e
Carmine, anche loro coinvolti e condannati per numerosi episodi di
racket.
Le
indagini patrimoniali che negli anni hanno affiancato e rafforzato quelle sull'ala militare della
clan, sono sfociate in numerosi
sequestri di
beni per un valore complessivo di oltre
quindici miliardi di lire. Attualmente il clan risulta quasi del tutto
disarticolato, grazie anche agli arresti nei confronti di diversi esponenti di primo piano dell'organizzazione, in primis quello del
boss Pietro Lago.
Il clan Lago e le faide con i Contino ed i Marfella
Gli inizi degli anni novanta ed i primi anni della decade successiva, hanno visto il
clan Lago contrapporsi in una violenta
guerra dapprima contro il
clan Contino e poi, successivamente, contro il
clan Marfella per il controllo delle piazze di spaccio e delle
estorsioni della zona di
Pianura.
La
faida fece registrare un elevato numero di vittime e iniziò nel 1991 quando,
Giuseppe Contino, decise di abbandonare il
clan Lago e di conquistarsi una sua fetta del
racket delle
estorsioni e del
traffico di droga. Contravvenendo i divieti del
boss, contrario al traffico di stupefacenti nella sua zona d'interesse, i
pusher di
Contino iniziarono così a spacciare
eroina nel quartiere scatenando la
rappresaglia omicida dei
Lago. I primi a morire furono due spacciatori affiliati al neonato
clan Contino, Salvatore Fruttaoro e
Salvatore Varriale, uccisi a Napoli il 21 aprile del 1991.
La
faida si interruppe solo con l'arresto del
boss, Giuseppe Contino: finito in manette il 24 agosto del 1998, si pentirà dopo qualche tempo, svelando gli affari illeciti sia del suo clan che quelli dei rivale.
Immediatamente dopo, sul medesimo territorio, ebbe inizio lo scontro con il
clan alleato dei
Contino, quello capeggiato da
Giuseppe Marfella, spalleggiato anche dall'
Alleanza di Secondigliano e dagli scissionisti del
clan Sarno di
Ponticelli. Esponenti del
clan Lago tentarono di sequestrare il
boss rivale: un giorno tre finti poliziotti bussarono alla sua porta ma, accortosi della trappola,
Marfella riuscì a scappare e a dileguarsi seppur raggiunto da un colpo di arma da fuoco alla schiena.
Il 3 ottobre del 1998,
Marfella rispose con un
colpo di
bazooka alla villa dei
Lago. Da quel giorno fu un susseguirsi di episodi criminali tra i due
clan: numerosi agguati che, negli ultimi anni, sono costati morti e feriti da ambo le parti e terminati anche qui con l'arresto di Marfella, avvenuto il 12 novembre del 1999.
L'omicidio Castaldi-Sequino
La
faida contro il
clan Marfella ha provocato vittime anche tra gli innocenti. La sera del 10 agosto 2000,
Paolo Castaldi e
Luigi Sequino, due ragazzi poco più che ventenni ed incensurati, vennero infatti scambiati per appartenenti al
clan avversario ed
uccisi per errore, da un gruppo di fuoco del
clan Marfella, nei pressi dell'abitazione di
Rosario Marra, genero del capo-clan
Pietro Lago.
A bordo di due ciclomotori, i killer, le cui intenzioni sarebbero state quelle di vendicare la morte di un loro affiliato,
Vincenzo Giovenco (ucciso dai Lago il 31 luglio precedente), quella sera erano in perlustrazione a caccia di appartenenti al clan avverso da eliminare. Inconsapevoli del pericolo e parcheggiati sotto la casa del camorrista a bordo di una Lancia Y,
Castaldi e
Sequino vennero così scambiati per due guardaspalle di
Marra e raggiunti da una grandinata di colpi sparati dai sicari morirono sul colpo.
Le indagini inizialmente percorsero la strada del regolamento di conti tra i
clan rivali e, solo le rivelazioni di due pentiti,
Raffaele Bavero ed
Eduardo Criscuolo, ex affiliati del
clan Marfella, fecero luce sulla morte dei due ragazzi. Il processo, che si svolse presso la
Corte D'assise di Napoli, condannò all'ergastolo i due fratelli
Eugenio e
Pasquale Pesce ritenuti responsabili del duplice omicidio.
Il clan Lago e la protesta antidiscarica
Un ruolo importante nella lotta all'organizzazione camorrista è stato svolto dagli imprenditori e commercianti della zona che, con l'aiuto prezioso delle associazioni
antiracket, hanno deciso di denunciare le
continue estorsioni ad opera della
cosca dei
Lago e dei loro rivali
Marfella.
Nelle indagini è emerso il coinvolgimento del
sodalizio criminale (oltre che di esponenti dei gruppi ultras del Napoli e di due esponenti politici locali) anche nei disordini
antidiscarica che, nel gennaio del 2008, in coincidenza della mobilitazione popolare contro l'apertura della
discarica in
contrada Pisani, infiammarono la protesta. Nelle indagini della magistratura è emerso che il
clan avrebbe
pagato i
rivoltosi, per far mantenere loro costantemente un
clima di
guerriglia.
Così facendo il
clan avrebbe continuato a
costruire case ed
edifici abusivi indisturbatamente, approfittando del
caos di quei giorni. Le rivelazioni di un pentito confermarono il
patto tra
politici, camorristi, ultrà ed
imprenditori, in un'inchiesta culminata in
37 arresti.
Nel dicembre 2009 sono stati fermati e identificati dalla
Digos di
Napoli 32 imprenditori edili, rei di aver favorito il
clan Lago nel fenomeno del
caporalato, sfruttando molti
immigrati di
colore, nella costruzione e ristrutturazione di
edifici nuovi, ed
abusivi.
Pietro Lago è morto il 25 ottobre 2014 in ospedale, a
Reggio Emilia, dopo il trasferimento dal
carcere di
Parma, nel quale scontava una condanna all'ergastolo al regime del
41 bis.