Nuovo giro di vite contro il clan Fezza-De Vivo di Pagani. È stato disposto il regime di carcere duro per Andrea De Vivo e Vincenzo Confessore, già condannati per associazione mafiosa e considerati ai vertici del sodalizio camorristico. Il provvedimento, richiesto dalla Dda Antimafia di Salerno e disposto dal Ministro della Giustizia, rappresenta per entrambi un ritorno al 41 bis dopo l’esperienza del 2014. Lo riporta l'edizione odierna de Il Mattino.
Camorra, 41 bis per Confessore e De Vivo: carcere duro per i vertici del clan di Pagani
Nell’ambito dell’ultima inchiesta antimafia, che coinvolge complessivamente 60 persone, De Vivo e Confessore risultano tra gli imputati anche per accesso illecito a dispositivi di comunicazione. Per Confessore, detenuto nel carcere di Siracusa, l’utilizzo dei telefoni sarebbe avvenuto tra settembre 2023 e marzo 2024. Per De Vivo, ristretto a Tolmezzo, il periodo contestato va da aprile a maggio 2024.
Entrambi sono indicati come promotori e organizzatori del clan Fezza-De Vivo di Pagani. Secondo l’accusa, avrebbero continuato a gestire le attività dell’organizzazione anche dal carcere, impartendo ordini su estorsioni e sulla gestione dei proventi.
Nel processo con giudizio immediato, che si svolgerà davanti al Tribunale di Nocera Inferiore, saranno esaminati 90 capi d’accusa, salvo eventuali richieste di riti alternativi. Le indagini, che rappresentano la prosecuzione di quelle concluse nel dicembre 2022, delineano un sistema articolato. Tra le contestazioni figurano estorsioni, recupero crediti con metodi violenti legati al traffico di droga e l’imposizione di tangenti sulle piazze di spaccio.
Una parte dei proventi, secondo gli inquirenti, veniva destinata al sostegno delle famiglie dei detenuti. L’inchiesta tocca anche il reimpiego e il riciclaggio di denaro, oltre ai tentativi di espansione nell’Agro nocerino e in alcune aree della provincia di Napoli.

