Si è concluso con una condanna a quattro anni di reclusione il processo nei confronti di un uomo accusato di aver sottoposto la compagna a un lungo periodo di violenze fisiche e psicologiche. Il Tribunale collegiale di Nocera Inferiore ha inflitto la pena a O.M., 61enne di origine nigeriana residente da tempo a Cava de’ Tirreni, riconosciuto colpevole del reato di maltrattamenti aggravati in ambito familiare come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Secondo quanto emerso nel corso del processo, sin dall’inizio della convivenza coniugale la donna sarebbe stata vittima di una serie di comportamenti aggressivi e vessatori. L’uomo avrebbe infatti reiterato minacce, insulti e aggressioni fisiche, accompagnate da episodi di molestie sessuali e da un controllo costante sulla vita privata della compagna. Le violenze si sarebbero verificate anche alla presenza dei due figli minori della coppia, circostanza che ha determinato l’aggravante contestata nel processo.
Le indagini hanno ricostruito un contesto familiare caratterizzato da continue percosse e da una pressione psicologica costante. In più occasioni la donna sarebbe stata costretta a ricorrere alle cure dei sanitari del pronto soccorso. Una delle aggressioni avrebbe provocato anche una patologia alla mandibola, diagnosticata dai medici dopo le visite ospedaliere.
Oltre alle violenze fisiche, la ricostruzione accusatoria ha evidenziato un sistema di controllo rigido e invasivo esercitato dall’uomo sulla moglie. Secondo quanto emerso dalle testimonianze, l’imputato monitorava costantemente le comunicazioni della donna, compresi i social network e le utenze telefoniche, limitandone progressivamente i rapporti sociali e l’autonomia economica.
Gli inquirenti hanno descritto una situazione di isolamento crescente, nel quale la vittima sarebbe stata progressivamente privata dei contatti con l’esterno e della possibilità di gestire liberamente la propria vita quotidiana. Il comportamento dell’uomo, secondo l’accusa, mirava a esercitare una forma di dominio psicologico sulla compagna.
La svolta nella vicenda è arrivata quando la donna ha deciso di denunciare gli abusi alle autorità. A seguito della segnalazione sono state avviate le indagini che hanno portato, circa due anni fa, all’applicazione di una misura cautelare nei confronti dell’imputato. Il giudice aveva disposto il divieto di avvicinamento alla famiglia e l’utilizzo del braccialetto elettronico per monitorare il rispetto delle prescrizioni.
La vicenda ha suscitato particolare attenzione nella comunità di Cava de’ Tirreni anche per il coinvolgimento dei figli minori della coppia, costretti ad assistere ripetutamente agli episodi di violenza domestica. Gli inquirenti hanno sottolineato come la presenza dei bambini durante le aggressioni abbia avuto un forte impatto sul loro equilibrio psicologico.
Anni di botte e umiliazioni davanti ai figli: condannato a 4 anni
La sentenza prevede anche l’interdizione temporanea dai pubblici uffici. L’imputato, difeso dall’avvocato Gennaro Pellegrino, era accusato di aver instaurato un clima di violenza e intimidazione nei confronti della moglie, assistita dall’avvocato Giovanni Del Vecchio e costituitasi parte civile nel procedimento. In aula la pubblica accusa è stata rappresentata dal sostituto procuratore Fiorillo.Secondo quanto emerso nel corso del processo, sin dall’inizio della convivenza coniugale la donna sarebbe stata vittima di una serie di comportamenti aggressivi e vessatori. L’uomo avrebbe infatti reiterato minacce, insulti e aggressioni fisiche, accompagnate da episodi di molestie sessuali e da un controllo costante sulla vita privata della compagna. Le violenze si sarebbero verificate anche alla presenza dei due figli minori della coppia, circostanza che ha determinato l’aggravante contestata nel processo.
Le indagini hanno ricostruito un contesto familiare caratterizzato da continue percosse e da una pressione psicologica costante. In più occasioni la donna sarebbe stata costretta a ricorrere alle cure dei sanitari del pronto soccorso. Una delle aggressioni avrebbe provocato anche una patologia alla mandibola, diagnosticata dai medici dopo le visite ospedaliere.
Oltre alle violenze fisiche, la ricostruzione accusatoria ha evidenziato un sistema di controllo rigido e invasivo esercitato dall’uomo sulla moglie. Secondo quanto emerso dalle testimonianze, l’imputato monitorava costantemente le comunicazioni della donna, compresi i social network e le utenze telefoniche, limitandone progressivamente i rapporti sociali e l’autonomia economica.
Gli inquirenti hanno descritto una situazione di isolamento crescente, nel quale la vittima sarebbe stata progressivamente privata dei contatti con l’esterno e della possibilità di gestire liberamente la propria vita quotidiana. Il comportamento dell’uomo, secondo l’accusa, mirava a esercitare una forma di dominio psicologico sulla compagna.
La svolta nella vicenda è arrivata quando la donna ha deciso di denunciare gli abusi alle autorità. A seguito della segnalazione sono state avviate le indagini che hanno portato, circa due anni fa, all’applicazione di una misura cautelare nei confronti dell’imputato. Il giudice aveva disposto il divieto di avvicinamento alla famiglia e l’utilizzo del braccialetto elettronico per monitorare il rispetto delle prescrizioni.
La vicenda ha suscitato particolare attenzione nella comunità di Cava de’ Tirreni anche per il coinvolgimento dei figli minori della coppia, costretti ad assistere ripetutamente agli episodi di violenza domestica. Gli inquirenti hanno sottolineato come la presenza dei bambini durante le aggressioni abbia avuto un forte impatto sul loro equilibrio psicologico.

