Poche interviste, rarissime fotografie e nessuna presenza pubblica significativa: Andrea Pignataro, classe 1970, nato a Bologna e residente a Saint Moritz, ha conquistato il primato tra i miliardari italiani.
Fondatore di Ion Group, società di software finanziario, secondo la classifica in tempo reale di Forbes il suo patrimonio ammonta a 42,8 miliardi di dollari, superando Giovanni Ferrero dopo più di quattro anni di dominio incontrastato. Un sorpasso silenzioso, coerente con una carriera segnata dalla massima riservatezza e dall’attenzione esclusiva alla crescita del proprio impero economico.
Il modello di business di Ion è fondato su algoritmi capaci di velocizzare le decisioni, riducendo l’intervento umano. La scelta del nome — Ion, pronuncia "aion", dai suffissi imagination, innovation e creation — riflette l’orientamento alla visione e all’innovazione del fondatore. Negli anni, Pignataro ha aggregato numerose aziende, tra cui Dealogic e Fidessa, per un valore stimato di circa 30 miliardi di dollari. La sua cassaforte personale, Bessel Capital, con sede in Lussemburgo, ha registrato utili per 151 milioni di euro, segnando un incremento del 146% rispetto all’anno precedente.
Nonostante la residenza estera, gli investimenti in Italia sono consistenti: tra il 2021 e il 2024 ha destinato 5,7 miliardi di euro ad acquisizioni strategiche, tra cui Cerved, Cedacri e Prelios. Ha inoltre detenuto partecipazioni in Mps, Banca Illimity e nel marchio sportivo Macron. Il patrimonio personale e la gestione dell’impero economico gli hanno permesso di mantenere un profilo pubblico bassissimo, evitando l’esposizione mediatica.
La storia di Pignataro non è priva di controversie. Tra il 2013 e il 2023 la procura di Bologna lo aveva accusato di evasione fiscale per circa mezzo miliardo di euro, poi risolta con un pagamento di 280 milioni e l’archiviazione dell’indagine. Oggi vive tra Saint Moritz, la Maddalena e proprietà di lusso nei Caraibi, mantenendo uno stile di vita riservato ma con un’influenza globale nel settore della finanza tecnologica.
Il fondatore di Ion guarda al futuro con sfide ambiziose, in particolare con l’intelligenza artificiale: se da un lato la crescita degli algoritmi apre nuove opportunità, dall’altro comporta rischi strategici, come evidenziato nel suo intervento "The Wrong Apocalypse", pubblicato sui canali ufficiali dell’azienda. Pignataro sottolinea come la confusione tra capacità dell’IA in compiti specifici e la possibilità di sostituire interi sistemi aziendali rappresenti un rischio strategico più che tecnico, un avvertimento rivolto all’intero mondo finanziario.
Fondatore di Ion Group, società di software finanziario, secondo la classifica in tempo reale di Forbes il suo patrimonio ammonta a 42,8 miliardi di dollari, superando Giovanni Ferrero dopo più di quattro anni di dominio incontrastato. Un sorpasso silenzioso, coerente con una carriera segnata dalla massima riservatezza e dall’attenzione esclusiva alla crescita del proprio impero economico.
Chi è Andrea Pignataro, il nuovo uomo più ricco d'Italia
La formazione accademica di Pignataro racconta già le sue inclinazioni: laurea in economia a Bologna e dottorato in matematica all’Imperial College di Londra. I primi passi nel mondo della finanza li compie come broker a Salomon Brothers, storica banca d’affari di Wall Street, e successivamente in Citigroup. Nel 1999 fonda Ion Group, anticipando l’avvento del fintech e l’automazione dei processi finanziari. La società oggi fornisce piattaforme tecnologiche per banche centrali, istituzioni finanziarie e governi, gestendo scambi di azioni, obbligazioni e derivati in tutto il mondo. Tra i clienti figurano Amazon, Microsoft e circa il 30% delle banche centrali mondiali.Il modello di business di Ion è fondato su algoritmi capaci di velocizzare le decisioni, riducendo l’intervento umano. La scelta del nome — Ion, pronuncia "aion", dai suffissi imagination, innovation e creation — riflette l’orientamento alla visione e all’innovazione del fondatore. Negli anni, Pignataro ha aggregato numerose aziende, tra cui Dealogic e Fidessa, per un valore stimato di circa 30 miliardi di dollari. La sua cassaforte personale, Bessel Capital, con sede in Lussemburgo, ha registrato utili per 151 milioni di euro, segnando un incremento del 146% rispetto all’anno precedente.
Nonostante la residenza estera, gli investimenti in Italia sono consistenti: tra il 2021 e il 2024 ha destinato 5,7 miliardi di euro ad acquisizioni strategiche, tra cui Cerved, Cedacri e Prelios. Ha inoltre detenuto partecipazioni in Mps, Banca Illimity e nel marchio sportivo Macron. Il patrimonio personale e la gestione dell’impero economico gli hanno permesso di mantenere un profilo pubblico bassissimo, evitando l’esposizione mediatica.
La storia di Pignataro non è priva di controversie. Tra il 2013 e il 2023 la procura di Bologna lo aveva accusato di evasione fiscale per circa mezzo miliardo di euro, poi risolta con un pagamento di 280 milioni e l’archiviazione dell’indagine. Oggi vive tra Saint Moritz, la Maddalena e proprietà di lusso nei Caraibi, mantenendo uno stile di vita riservato ma con un’influenza globale nel settore della finanza tecnologica.
Il fondatore di Ion guarda al futuro con sfide ambiziose, in particolare con l’intelligenza artificiale: se da un lato la crescita degli algoritmi apre nuove opportunità, dall’altro comporta rischi strategici, come evidenziato nel suo intervento "The Wrong Apocalypse", pubblicato sui canali ufficiali dell’azienda. Pignataro sottolinea come la confusione tra capacità dell’IA in compiti specifici e la possibilità di sostituire interi sistemi aziendali rappresenti un rischio strategico più che tecnico, un avvertimento rivolto all’intero mondo finanziario.

