La Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha definito il contenzioso relativo a una articolata inchiesta su presunti reati di corruzione, accesso abusivo a sistemi informatici e gestione illecita di immobili di edilizia residenziale pubblica. La decisione arriva dopo la sentenza pronunciata dalla Corte di Appello di Salerno il 20 giugno 2025, confermando l’impianto accusatorio già delineato nei precedenti gradi di giudizio.
Le risultanze processuali delineano un sistema strutturato in cui soggetti privati si sarebbero rivolti al pubblico ufficiale per ottenere l’assegnazione di abitazioni al di fuori delle graduatorie ufficiali o per sanare situazioni di occupazione abusiva. L’accesso non autorizzato ai database dell’ente sarebbe stato funzionale a monitorare la disponibilità degli alloggi e a intervenire sui dati, alterando le informazioni per rendere apparentemente regolari posizioni che non ne avevano titolo.
Le attività contestate avrebbero riguardato diversi comuni del territorio, tra cui Vallo della Lucania, Maiori, Campagna ed Eboli, evidenziando una diffusione ampia delle condotte illecite e un utilizzo sistematico delle risorse informatiche per finalità fraudolente.
Nel pronunciamento finale, il collegio della Suprema Corte, presieduto da Gaetano De Amicis, ha esaminato le posizioni dei ricorrenti identificati con le iniziali G.S., F.M. e L.C. L’esito della camera di consiglio ha portato alla dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi presentati dai primi due imputati, mentre è stato rigettato il ricorso avanzato dal terzo.
Alloggi popolari pilotati e accessi illegali ai sistemi: la Cassazione chiude il caso
Al centro della vicenda giudiziaria vi è la presunta manipolazione delle procedure di assegnazione degli alloggi popolari gestiti dall’ACER, ex Istituto Autonomo Case Popolari. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, un dipendente dell’ente – la cui posizione è stata precedentemente separata dal procedimento principale – avrebbe utilizzato il proprio ruolo e le credenziali di accesso ai sistemi informatici per favorire l’occupazione irregolare di immobili, ricevendo in cambio utilità economiche.Le risultanze processuali delineano un sistema strutturato in cui soggetti privati si sarebbero rivolti al pubblico ufficiale per ottenere l’assegnazione di abitazioni al di fuori delle graduatorie ufficiali o per sanare situazioni di occupazione abusiva. L’accesso non autorizzato ai database dell’ente sarebbe stato funzionale a monitorare la disponibilità degli alloggi e a intervenire sui dati, alterando le informazioni per rendere apparentemente regolari posizioni che non ne avevano titolo.
Le attività contestate avrebbero riguardato diversi comuni del territorio, tra cui Vallo della Lucania, Maiori, Campagna ed Eboli, evidenziando una diffusione ampia delle condotte illecite e un utilizzo sistematico delle risorse informatiche per finalità fraudolente.
Nel pronunciamento finale, il collegio della Suprema Corte, presieduto da Gaetano De Amicis, ha esaminato le posizioni dei ricorrenti identificati con le iniziali G.S., F.M. e L.C. L’esito della camera di consiglio ha portato alla dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi presentati dai primi due imputati, mentre è stato rigettato il ricorso avanzato dal terzo.

