"Non toccatelo": dall'Adriatico arriva l'allarme per il 'pesce chirurgo'. La specie di Acanthurus monroviae, proveniente dalle calde acqua della Libera, è capace di provocare ferite.
Tuttavia, oltre all’estetica accattivante, la sua caratteristica principale resta la temibile arma che possiede: spine affilate circondate da due macchie gialle sui fianchi. Questi segni vivaci servono ad avvisare eventuali predatori o minacce del potenziale pericolo. Benché non aggressivo per natura, il pesce chirurgo manifesta una marcata territorialità.
Il primo avvistamento ufficiale risale al 2 giugno 2024 nella località di Kostrena, nella regione litoranea del Golfo del Quarnaro in Croazia. È stato osservato a una profondità ridotta, tra i 3 e i 5 metri, mentre interagiva con altre specie locali in modo neutrale o difensivo.
Anche dopo la cattura il rischio rimane elevato: le spine restano estremamente taglienti anche su esemplari morti. Considerato commestibile in alcune regioni, è fondamentale maneggiarlo con estrema cautela durante le operazioni di pulizia.
Dal punto di vista ecologico, gli esperti non prevedono immediate modifiche significative agli equilibri biologici del mare, poiché il nuovo arrivato compete principalmente con specie come la Sarpa salpa, un piccolo pesce erbivoro che si nutre di alghe sui fondali rocciosi. Tuttavia, la presenza stabile del Pesce chirurgo rappresenta un ulteriore indizio della trasformazione in corso negli ecosistemi marini del Mediterraneo.
Attualmente, quella del Pesce chirurgo è solo una delle 7 specie appartenenti alla famiglia degli Acanturidi presenti in Adriatico, a fronte delle 84 conosciute nel resto del mondo. La sua comparsa accentua i mutamenti che il mare sta affrontando nell’era dei cambiamenti climatici.
"Non toccatelo", dall'Adriatico arriva l'allarme per il 'pesce chirurgo'
L’Adriatico si trova ad affrontare un nuovo ospite tropicale potenzialmente pericoloso: il Pesce chirurgo di Monrovia, noto scientificamente come Acanthurus monroviae. Proveniente dalle calde acque della Liberia e dell’Atlantico orientale, questo pesce ha percorso il Mediterraneo sino a stabilirsi ufficialmente nelle acque croate. La scoperta, che ha messo in allerta subacquei e pescatori, è stata documentata da un gruppo di ricercatori croati composto da Jakov Dulčić, Pero Ugarković, Jure Miočić-Stošić e Pero Tutman, con i dati pubblicati sulla piattaforma internazionale Reabic.Un’arma affilata alla base della coda: il ritratto del "chirurgo"
Il soprannome di questa specie non è casuale: alla base della coda presenta due spine ossee erettili, simili a bisturi affilati, che utilizza per difendersi con movimenti rapidi e taglienti. Gli esemplari adulti possono raggiungere dimensioni notevoli per una specie di piccole-medie dimensioni: arrivano fino a 48 centimetri di lunghezza e un peso di circa mezzo chilo. Il corpo ha una forma ellittica, con una colorazione brunastra arricchita da 20 linee gialle e blu-violette, donando al pesce un aspetto riconoscibile e suggestivo.Tuttavia, oltre all’estetica accattivante, la sua caratteristica principale resta la temibile arma che possiede: spine affilate circondate da due macchie gialle sui fianchi. Questi segni vivaci servono ad avvisare eventuali predatori o minacce del potenziale pericolo. Benché non aggressivo per natura, il pesce chirurgo manifesta una marcata territorialità.
Il primo avvistamento ufficiale risale al 2 giugno 2024 nella località di Kostrena, nella regione litoranea del Golfo del Quarnaro in Croazia. È stato osservato a una profondità ridotta, tra i 3 e i 5 metri, mentre interagiva con altre specie locali in modo neutrale o difensivo.
Rischi sanitari: lesioni profonde e infezioni
Il professor Cataldo Pierri dell’Università di Bari, esperto di Zoologia marina, ha esortato alla massima prudenza nell’interazione con questa specie. Secondo Pierri, chiunque lo incontri sott’acqua dovrebbe evitare tentativi di toccarlo o catturarlo, poiché le sue spine acuminate possono provocare ferite profonde. I tagli risultano spesso molto netti e soggetti a infezioni.Anche dopo la cattura il rischio rimane elevato: le spine restano estremamente taglienti anche su esemplari morti. Considerato commestibile in alcune regioni, è fondamentale maneggiarlo con estrema cautela durante le operazioni di pulizia.
L’Adriatico si riscalda: un fenomeno di "meridionalizzazione"
Gli studiosi escludono che la comparsa del Pesce chirurgo di Monrovia sia frutto di un rilascio accidentale di esemplari da acquari domestici. Al contrario, ritengono che si tratti di una migrazione naturale lungo il Canale d’Otranto verso l’Alto Adriatico, dettata dal progressivo riscaldamento delle acque marine. Questo processo, definito "meridionalizzazione", sta rendendo l’habitat adriatico sempre più affine a quello tropicale.Dal punto di vista ecologico, gli esperti non prevedono immediate modifiche significative agli equilibri biologici del mare, poiché il nuovo arrivato compete principalmente con specie come la Sarpa salpa, un piccolo pesce erbivoro che si nutre di alghe sui fondali rocciosi. Tuttavia, la presenza stabile del Pesce chirurgo rappresenta un ulteriore indizio della trasformazione in corso negli ecosistemi marini del Mediterraneo.
Attualmente, quella del Pesce chirurgo è solo una delle 7 specie appartenenti alla famiglia degli Acanturidi presenti in Adriatico, a fronte delle 84 conosciute nel resto del mondo. La sua comparsa accentua i mutamenti che il mare sta affrontando nell’era dei cambiamenti climatici.

