Proseguono gli accertamenti per far luce sulla morte della piccola Giulia, la bimba di appena 9 mesi che è stata sbranata e uccisa dal pitbull di famiglia mentre dormiva nella sua abitazione ad Acerra, in provincia di Napoli. Lo riporta l'edizione odierna de Il Mattino.
In casa con lei la notte della tragedia vi era il padre, 24 anni, che pare stesse dormendo anche lui. La mamma 22enne, invece, era a lavoro in una pizzeria poco distante. Una tragedia che però solleva anche molti interrogativi. Soprattutto perché il padre ha prima raccontato che ad aggredire la figlia fosse stato un cane randagio. Inoltre, come riferito da alcuni vicini il pitbull era già stato aggressivo in passato.
Acerra, il dramma di Giulia: la bimba di 9 mesi uccisa dal pitbull di famiglia
La Procura della Repubblica di
Nola ha aperto
un'inchiesta. La salma della piccola vittima è stata
sequestrata ed è stato
disposto l'esame autoptico sul corpicino. Dai primi accertamenti, sembra che la bambina sia stata aggredita dal cane
mentre dormiva. L'animale l’ha improvvisamente morsa sulla faccia accanendosi su di lei.
Il padre ha raccontato agli agenti di aver trovato la
figlia nel suo
letto, in una
pozza di sangue. L'uomo ha immediatamente accompagnato la figlia alla clinica
Villa dei Fiori. Nonostante tutti gli sforzi dei medici non è stato possibile salvare la piccola.
In base al
referto sanitario la piccola
Giulia è giunta nel pronto soccorso in
arresto cardiocircolatorio, il polso assente, la cute pallida e fredda. La piccolina presentava
graffi ed
ecchimosi su tutto il
corpo nonché
ferite multiple e
profonde escoriazioni con
copiosa fuoriuscita di
sangue sul vi
so e
sulla testa.
Le due versioni del padre
Nel frattempo l’appartamento in cui si è consumata la tragedia è stato
posto sotto sequestro dagli
inquirenti.
Come riferito dai medici della clinica
Villa dei Fiori in un primo momento il papà della bambina ha dichiarato che la piccola sarebbe stata aggredita da alcuni cani randagi in mezzo alla strada. Solo successivamente il 24enne avrebbe ammesso davanti ai poliziotti che la figlia è stata aggredita dal suo cane.
«Mi sono addormentato davanti alla televisione - le parole riferite dal giovane agli agenti
- a un certo punto mi sono svegliato e quando sono andato a vedere cosa stesse succedendo ho visto la bambina a letto in una pozza di sangue».
I vicini: "quel cane era aggressivo"
Il cane è stato
portato in una struttura apposita. Saranno i veterinari dell’Asl Napoli 2 Nord e i magistrati a deciderne la sorte
«Questa tragedia si poteva evitare, quel cane era pericoloso. Lo avevamo già fatto notare in passato» racconta una donna - che abita nel parco di Acerra (Napoli) dove si è consumata la tragedia - a
Il Mattino.
«Si - conferma un’altra vicina - una dog sitter stava portando al guinzaglio il cane che aveva in affidamento quando il pitbull lo ha aggredito uccidendolo: il pitbull non era al guinzaglio e non aveva la museruola». Un episodio, questo, che sarebbe avvenuto tra luglio e agosto della scorsa estate.
«Purtroppo faceva molto caldo - aggiunge la donna -
e quando fa un caldo così forte molti di noi che abitiamo qui usiamo tenere aperte le porte di casa per far ventilare le abitazioni. Evidentemente il pitbull ne approfittò e scappò nel cortile uccidendo l'altro cane. Io però se fossi stato il padrone di quella bestia avrei preso delle precauzioni, Ma nessuno ha fatto niente».