Zeudi Araya, soprannominata la 'ragazza dalla pelle di luna', è morta a Roma all'età di 75 anni stroncata da una lunga malattia. Fu una icona del cinema italiano e storica produttrice.
Nata il 10 febbraio 1951 a Decamerè, in Eritrea, Zeudi Araya proveniva da una famiglia di spicco, con un padre politico e uno zio ambasciatore etiope a Roma. Il suo nome, che significa “corona imperiale” in tigrino, sembrava presagire la grazia e l’eleganza che avrebbero caratterizzato la sua immagine pubblica. Dopo essere stata eletta Miss Eritrea nel 1969, la sua vita prese una piega inaspettata durante un viaggio in Italia, dove partecipò a una pubblicità del Caffè Tazza d’Oro. Quella breve apparizione attirò l’attenzione del regista Luigi Scattini, che le affidò il ruolo principale nel film La ragazza dalla pelle di luna (1972). Questo film, ambientato nelle Seychelles e co-interpretato da Ugo Pagliai e Beba Loncar, riscosse un grande successo, rendendola una figura di culto del cinema italiano e lanciandola nel mondo dello spettacolo.
Zeudi Araya continuò a collaborare con Scattini, lavorando in produzioni come La ragazza fuoristrada (1973) e Il corpo (1974), che consolidarono la sua fama nel filone erotico grazie alla sua presenza magnetica e all’atmosfera esotica che sapeva evocare. Successivamente recitò in pellicole come La preda (1974) di Domenico Paolella e La peccatrice (1975) di Pier Ludovico Pavoni. Una svolta decisiva nella sua carriera arrivò con l’incontro con Franco Cristaldi, celebre produttore cinematografico e figura centrale nella sua vita sia professionale sia privata, al punto da diventare suo marito nel 1983. Insieme a lui, Araya si distaccò progressivamente dal cinema erotico per dedicarsi a progetti di più ampio respiro.
Il pubblico italiano la ricorda soprattutto per il suo ruolo di Venerdì nella commedia Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure (1976) di Sergio Corbucci, dove recitò accanto a Paolo Villaggio, mostrando un’inaspettata vena comica. Altri suoi celebri lavori includono Giallo napoletano (1979), con Marcello Mastroianni e Ornella Muti, e Tesoromio (1979), dove ha condiviso il set con Johnny Dorelli e Renato Pozzetto. Tra le sue opere successive si ricordano I paladini: storia d’armi e d’amori (1983) diretta da Giacomo Battiato e Il giorno prima (1987) di Giuliano Montaldo.
Negli anni Novanta, Zeudi Araya scelse di intraprendere una nuova fase della sua carriera, avviandosi verso il mondo della produzione cinematografica e televisiva, lontano dai riflettori della recitazione. La scomparsa di Franco Cristaldi nel 1992 segnò un momento decisivo per questa scelta, portandola a concentrarsi con dedizione nel mantenimento e valorizzazione del patrimonio culturale legato al cinema italiano. Figura chiave nella conservazione della memoria storica del nostro cinema, nel 2018 prese parte a Bologna, affiancata da Giuseppe Tornatore, alla presentazione del restauro in 4K di "Divorzio all’italiana", opera simbolo prodotta in passato da Cristaldi.
La sua vita privata è stata segnata da grande discrezione: dal 1994 trovò equilibrio accanto al regista Massimo Spano, con cui nel 1995 ebbe un figlio, Michelangelo. Tenendosi lontana dal clamore mediatico, ha fatto poche apparizioni pubbliche e televisive. Tra queste, si ricordano la sua partecipazione a "Satyricon" di Daniele Luttazzi nel 2001 e un’intervista a "La vita in diretta" nel 2015, occasione in cui ripercorse i momenti salienti della sua fulgida carriera.
Il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni ha così omaggiato il valore dell’eredità di Zeudi Araya: il suo contributo al cinema popolare italiano ha lasciato un’impronta indelebile. Attrice che seppe rappresentare il successo del filone erotico degli anni Settanta e che poi si reinventò con successo come produttrice e custode del nostro patrimonio cinematografico, Araya ha segnato decenni di storia cinematografica italiana, andando oltre il mito del sex symbol per abbracciare nuovi ruoli di grande importanza culturale.
Cinema in lutto, addio a Zeudi Araya: la 'ragazza dalla pelle di luna' è morto stroncata da una lunga malattia, aveva 75 anni
Zeudi Araya ci ha lasciato: addio all’indimenticabile icona del cinema italiano e storica produttrice. L’artista, famosa per il suo percorso nel cinema erotico degli anni Settanta, è scomparsa a Roma all’età di 75 anni, stroncata da una lunga malattia. L’annuncio della sua scomparsa è stato dato sei giorni dopo dal figlio Michelangelo Spano, che ha espresso la gratitudine della famiglia a chi ha mostrato affetto e rispetto durante questo difficile momento. Le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni in forma privata, come richiesto dai familiari.Nata il 10 febbraio 1951 a Decamerè, in Eritrea, Zeudi Araya proveniva da una famiglia di spicco, con un padre politico e uno zio ambasciatore etiope a Roma. Il suo nome, che significa “corona imperiale” in tigrino, sembrava presagire la grazia e l’eleganza che avrebbero caratterizzato la sua immagine pubblica. Dopo essere stata eletta Miss Eritrea nel 1969, la sua vita prese una piega inaspettata durante un viaggio in Italia, dove partecipò a una pubblicità del Caffè Tazza d’Oro. Quella breve apparizione attirò l’attenzione del regista Luigi Scattini, che le affidò il ruolo principale nel film La ragazza dalla pelle di luna (1972). Questo film, ambientato nelle Seychelles e co-interpretato da Ugo Pagliai e Beba Loncar, riscosse un grande successo, rendendola una figura di culto del cinema italiano e lanciandola nel mondo dello spettacolo.
Zeudi Araya continuò a collaborare con Scattini, lavorando in produzioni come La ragazza fuoristrada (1973) e Il corpo (1974), che consolidarono la sua fama nel filone erotico grazie alla sua presenza magnetica e all’atmosfera esotica che sapeva evocare. Successivamente recitò in pellicole come La preda (1974) di Domenico Paolella e La peccatrice (1975) di Pier Ludovico Pavoni. Una svolta decisiva nella sua carriera arrivò con l’incontro con Franco Cristaldi, celebre produttore cinematografico e figura centrale nella sua vita sia professionale sia privata, al punto da diventare suo marito nel 1983. Insieme a lui, Araya si distaccò progressivamente dal cinema erotico per dedicarsi a progetti di più ampio respiro.
Il pubblico italiano la ricorda soprattutto per il suo ruolo di Venerdì nella commedia Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure (1976) di Sergio Corbucci, dove recitò accanto a Paolo Villaggio, mostrando un’inaspettata vena comica. Altri suoi celebri lavori includono Giallo napoletano (1979), con Marcello Mastroianni e Ornella Muti, e Tesoromio (1979), dove ha condiviso il set con Johnny Dorelli e Renato Pozzetto. Tra le sue opere successive si ricordano I paladini: storia d’armi e d’amori (1983) diretta da Giacomo Battiato e Il giorno prima (1987) di Giuliano Montaldo.
Negli anni Novanta, Zeudi Araya scelse di intraprendere una nuova fase della sua carriera, avviandosi verso il mondo della produzione cinematografica e televisiva, lontano dai riflettori della recitazione. La scomparsa di Franco Cristaldi nel 1992 segnò un momento decisivo per questa scelta, portandola a concentrarsi con dedizione nel mantenimento e valorizzazione del patrimonio culturale legato al cinema italiano. Figura chiave nella conservazione della memoria storica del nostro cinema, nel 2018 prese parte a Bologna, affiancata da Giuseppe Tornatore, alla presentazione del restauro in 4K di "Divorzio all’italiana", opera simbolo prodotta in passato da Cristaldi.
La sua vita privata è stata segnata da grande discrezione: dal 1994 trovò equilibrio accanto al regista Massimo Spano, con cui nel 1995 ebbe un figlio, Michelangelo. Tenendosi lontana dal clamore mediatico, ha fatto poche apparizioni pubbliche e televisive. Tra queste, si ricordano la sua partecipazione a "Satyricon" di Daniele Luttazzi nel 2001 e un’intervista a "La vita in diretta" nel 2015, occasione in cui ripercorse i momenti salienti della sua fulgida carriera.
Il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni ha così omaggiato il valore dell’eredità di Zeudi Araya: il suo contributo al cinema popolare italiano ha lasciato un’impronta indelebile. Attrice che seppe rappresentare il successo del filone erotico degli anni Settanta e che poi si reinventò con successo come produttrice e custode del nostro patrimonio cinematografico, Araya ha segnato decenni di storia cinematografica italiana, andando oltre il mito del sex symbol per abbracciare nuovi ruoli di grande importanza culturale.

