Sanità, presunta frode: scatta l’interdizione per il responsabile di una clinica privata del Cilento

Il dirigente di una struttura sanitari privata del Cilento è accusato di aver preso parte a un’organizzazione criminale finalizzata a truffare il Servizio Sanitario Nazionale, consentendo a un chirurgo dipendente dal sistema pubblico con obbligo di esclusività di svolgere in maniera riservata attività operatoria nella clinica privata, così da sfruttarne competenze professionali e clientela.
Il provvedimento, adottato dalla Sezione del Riesame del Tribunale di Salerno dopo l’impugnazione presentata dalla Procura, prevede per l'indagato la sospensione temporanea dalla possibilità di ricoprire incarichi di amministrazione e direzione all'interno di società, enti e imprese per dodici mesi.
Secondo l'accusa, all'organizzazione avrebbe preso parte anche il responsabile della clinica, insieme ad altre tre persone sottoposte a indagine. Gli investigatori ritengono che il legale rappresentante fosse consapevole del fatto che un medico specializzato, formalmente assunto con regime di esclusività presso un'azienda sanitaria pubblica, eseguisse con continuità operazioni chirurgiche nelle sale della struttura privata.
Il sistema ipotizzato avrebbe tratto in inganno l'azienda ospedaliera pubblica presso cui il professionista prestava servizio. Quest'ultima avrebbe infatti continuato a versargli la relativa indennità aggiuntiva prevista per il regime di esclusività, senza essere informata dell'attività professionale svolta parallelamente nella clinica privata.
La struttura avrebbe invece ottenuto un doppio vantaggio dalla condotta contestata: da una parte avrebbe potuto disporre delle competenze di un chirurgo la cui retribuzione era sostenuta dal settore pubblico; dall'altra avrebbe beneficiato del trasferimento verso il circuito privato di una parte della pazientela seguita dallo specialista nell'ambito della sanità pubblica.
Gli accertamenti condotti nell'ambito di quel precedente filone investigativo avevano già evidenziato una situazione analoga riguardante uno dei professionisti coinvolti: il medico avrebbe infatti prestato attività all'interno della clinica accreditata nonostante fosse, a tutti gli effetti, un dipendente a tempo pieno di una struttura ospedaliera pubblica.
Sanità, presunta frode: scatta l’interdizione per il responsabile di una clinica privata del Cilento
Nuova svolta nell’indagine che sta interessando il comparto della sanità privata accreditata nel territorio salernitano. I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Salerno, su mandato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vallo della Lucania, diretta dal procuratore Francesco Rotondo, hanno eseguito una misura cautelare interdittiva nei confronti del rappresentante legale di una conosciuta struttura sanitaria privata convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale.Il provvedimento, adottato dalla Sezione del Riesame del Tribunale di Salerno dopo l’impugnazione presentata dalla Procura, prevede per l'indagato la sospensione temporanea dalla possibilità di ricoprire incarichi di amministrazione e direzione all'interno di società, enti e imprese per dodici mesi.
L'ipotesi investigativa e l'accordo riguardante il medico pubblico
Gli approfondimenti investigativi svolti dai militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Vallo della Lucania avrebbero fatto emergere un insieme di elementi considerati particolarmente rilevanti dai giudici del Riesame. Le contestazioni riguardano l'ipotesi di un'associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di una truffa ai danni di un soggetto pubblico e alla falsificazione di atti ufficiali.Secondo l'accusa, all'organizzazione avrebbe preso parte anche il responsabile della clinica, insieme ad altre tre persone sottoposte a indagine. Gli investigatori ritengono che il legale rappresentante fosse consapevole del fatto che un medico specializzato, formalmente assunto con regime di esclusività presso un'azienda sanitaria pubblica, eseguisse con continuità operazioni chirurgiche nelle sale della struttura privata.
Il sistema ipotizzato avrebbe tratto in inganno l'azienda ospedaliera pubblica presso cui il professionista prestava servizio. Quest'ultima avrebbe infatti continuato a versargli la relativa indennità aggiuntiva prevista per il regime di esclusività, senza essere informata dell'attività professionale svolta parallelamente nella clinica privata.
La struttura avrebbe invece ottenuto un doppio vantaggio dalla condotta contestata: da una parte avrebbe potuto disporre delle competenze di un chirurgo la cui retribuzione era sostenuta dal settore pubblico; dall'altra avrebbe beneficiato del trasferimento verso il circuito privato di una parte della pazientela seguita dallo specialista nell'ambito della sanità pubblica.
Gli sviluppi dell'indagine e le misure adottate nel marzo scorso
L'intervento eseguito nelle ultime ore costituisce un ulteriore tassello di un'inchiesta già avviata e culminata in un primo importante passaggio nel marzo dello scorso anno. In quel periodo, i militari della Guardia di Finanza avevano dato esecuzione a provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di due medici che lavoravano presso la medesima struttura sanitaria del Cilento.Gli accertamenti condotti nell'ambito di quel precedente filone investigativo avevano già evidenziato una situazione analoga riguardante uno dei professionisti coinvolti: il medico avrebbe infatti prestato attività all'interno della clinica accreditata nonostante fosse, a tutti gli effetti, un dipendente a tempo pieno di una struttura ospedaliera pubblica.




