Domenico De Rosa interviene sul tema della sicurezza nazionale dopo il caso Rogoredo: tutela delle forze dell’ordine, presunzione di innocenza e ordine come base di economia e libertà.
Sicurezza nazionale, De Rosa: “Colpire la divisa significa indebolire lavoro, economia e libertà”
«L’Italia che produce e lavora ha bisogno di ordine. Delegittimare chi indossa una divisa non è solo un errore culturale, ma un danno concreto a economia e libertà». È questo il filo conduttore dell’intervento del Cavaliere Domenico De Rosa, che affronta il tema della sicurezza nazionale partendo dai fatti di Rogoredo, a Milano.
L’episodio risale alla sera di lunedì 26 gennaio 2026, quando, durante un’operazione antidroga, un agente ha esploso alcuni colpi uccidendo Abderrahim Mansouri, 28 anni, di origine marocchina. Secondo quanto riferito dall’operatore agli inquirenti, l’uomo non si sarebbe fermato all’alt e avrebbe puntato contro di lui un’arma, poi rivelatasi una pistola a salve. Il poliziotto ha dichiarato di aver reagito per legittima difesa.
Nelle ore successive, la Procura ha iscritto l’agente nel registro degli indagati per omicidio volontario, una scelta che, secondo De Rosa, rischia di trasformarsi in una condanna anticipata sul piano mediatico. «Dal punto di vista tecnico può trattarsi di un passaggio procedurale – spiega – ma nel linguaggio pubblico quell’espressione non è neutra. Diventa un marchio immediato e, quando finisce nei titoli, si trasforma in gogna».
Controllo e tutela: due principi inseparabili
De Rosa sottolinea come uno Stato credibile debba tenere insieme due principi fondamentali. Da un lato, il controllo rigoroso sull’operato delle forze dell’ordine, chiamate a rispondere sempre delle proprie azioni. Dall’altro, la necessità di proteggerle quando operano in contesti ad altissimo rischio, dove la distinzione tra pericolo reale e apparente può essere impossibile da valutare in pochi istanti.
In strada, osserva De Rosa, una pistola a salve priva di tappo rosso, in condizioni di scarsa visibilità o a distanza ravvicinata, può essere percepita come un’arma vera. «In quei momenti la percezione è parte integrante del fatto da valutare», evidenzia, richiamando l’importanza di perizie tecniche, ricostruzioni dettagliate, analisi dei tempi e delle condizioni ambientali, piuttosto che processi sommari affidati ai social o ai talk show.
Il rischio del “disincentivo operativo”
Secondo De Rosa, si è creata una frattura culturale che impone un doppio vincolo alle forze dell’ordine: garantire sicurezza assoluta in contesti difficili e, allo stesso tempo, non commettere mai errori in situazioni dominate da caos e imprevedibilità. Questo meccanismo, avverte, produce un effetto perverso: il disincentivo operativo.
«Se ogni intervento ad alto rischio si traduce automaticamente in un calvario giudiziario e mediatico – spiega – si genera meno iniziativa, più attendismo e una crescente burocrazia difensiva. A pagarne il prezzo sono soprattutto i cittadini che vivono nei quartieri più esposti. Quando lo Stato arretra, anche solo psicologicamente, il vuoto viene immediatamente occupato».
Difendere la divisa senza coperture
De Rosa respinge l’idea che sostenere le forze dell’ordine significhi coprire qualsiasi comportamento. Al contrario, afferma che la vera tutela passa attraverso regole chiare, procedure trasparenti e tempi certi. «La protezione non è impunità – chiarisce – ma un sistema in cui la verità viene accertata rapidamente e l’operatore non resta sospeso per anni tra sospetto automatico e isolamento».
Pur riconoscendo l’esistenza di un quadro normativo articolato, De Rosa sottolinea come il problema sia la distanza tra la legge e la realtà quotidiana delle strade. Senza formazione adeguata, tecnologia e protocolli efficaci, quel ponte rischia di crollare, minando la credibilità dello Stato proprio nei luoghi in cui dovrebbe essere più forte.
Le proposte: tempi certi e trasparenza
Tra le soluzioni indicate, De Rosa propone una corsia procedurale rapida per i fatti avvenuti in servizio, con scadenze precise per perizie e accertamenti. A questo si aggiunge la necessità di un’assistenza legale immediata e automatica per gli operatori coinvolti, considerata una garanzia funzionale e non un privilegio.
Fondamentali anche gli investimenti in bodycam e sistemi di tracciabilità operativa, soprattutto nei contesti più critici. «La trasparenza tutela i cittadini, ma protegge anche gli agenti da ricostruzioni arbitrarie», afferma De Rosa, invocando una comunicazione istituzionale sobria nelle prime ore successive ai fatti, orientata esclusivamente all’accertamento della verità.
Ordine, lavoro ed economia
Al centro del ragionamento resta un principio culturale che, secondo De Rosa, si sta smarrendo: la presunzione di innocenza deve valere per tutti, anche per chi indossa una divisa. Negarla proprio a chi garantisce l’ordine pubblico significa trasmettere un messaggio pericoloso, che indebolisce lo Stato dall’interno.
Ordine, economia e libertà, conclude De Rosa, sono elementi inseparabili. Senza sicurezza non esiste una società stabile, né un tessuto produttivo capace di crescere. «Chi lavora e investe ha bisogno di regole chiare e di uno Stato presente sul territorio. Se il patto tra cittadini e istituzioni si spezza, il prezzo lo pagano famiglie, lavoratori e comunità. Tutti».

