Ha conquistato il pubblico e il televoto al Festival di Sanremo, ma sul fronte linguistico la canzone “Per sempre sì” non ha ottenuto lo stesso entusiasmo. Il brano interpretato da Sal Da Vinci è stato valutato con un severo 4 dall’Accademia della Crusca. A firmare l’analisi è stato il linguista Lorenzo Coveri, già docente di Linguistica italiana all’Università di Genova e studioso del linguaggio sanremese. La valutazione è stata pubblicata sul magazine “Mente Locale” e rilanciata anche sui canali social ufficiali della Crusca, che ha diffuso le “pagelle” dedicate ai 30 Big in gara.
“Troppi luoghi comuni”: la critica della Crusca
Secondo Coveri, nonostante la presenza di ben sette firme tra autori e produttori – tra cui Francesco Da Vinci, Eugenio Maimone, Alessandro La Cava, Federica Abbate e il duo Merk & Kremont – il testo non avrebbe raggiunto risultati innovativi.
La ballata viene definita “sincera”, ma intrappolata nei cliché della canzonetta d’amore sanremese. Promesse eterne, cuori che resistono al tempo e ostacoli superati in nome del sentimento assoluto: immagini già ampiamente utilizzate, efficaci sul piano emotivo ma prive, secondo l’analisi, di reali scarti espressivi.
Dal punto di vista linguistico, il brano non offrirebbe particolari invenzioni o guizzi stilistici, rimanendo ancorato a formule consolidate della tradizione pop italiana.
L’unico guizzo: il tocco di napoletano
Nell’analisi non manca però un elemento positivo. Coveri evidenzia come, negli ultimi due versi, emerga un inserto in napoletano che spezza la linearità dell’italiano standard.
Una scelta che restituisce autenticità e richiama le radici artistiche del cantante, aggiungendo una sfumatura identitaria capace di dare maggiore colore alla promessa d’amore.
Così, mentre “Per sempre sì” si conferma un successo sul palco dell’Ariston, il dibattito sul valore linguistico dei testi sanremesi torna al centro della scena, dimostrando ancora una volta quanto il Festival sia anche terreno di confronto culturale oltre che musicale.

