Un muro invisibile fatto di afa e asfalto sta dividendo in due la città di Salerno, dove si registra una spaventosa differenza di ben sei gradi centigradi tra i quartieri più freschi e le aree più torride.
La maglia nera del calore spetta senza ombra di dubbio alla Zona Orientale, trasformatasi in un vero e proprio deserto di cemento capace di toccare la temperatura record di 39 gradi come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
A rendere l'aria irrespirabile per i salernitani si aggiunge un tasso di umidità che supera costantemente la soglia del 70%, innalzando l'indice di disagio termico a livelli di massima allerta, soprattutto per anziani e soggetti fragili. La vulnerabilità della Zona Orientale è dettata da un deficit ormai cronico di aree verdi urbane e da una barriera di palazzi che ostacola la naturale ventilazione proveniente dal mare.
Un divario termico che non rappresenta soltanto un dato statistico, ma un severo atto d'accusa che impone una radicale e immediata revisione dei piani di rigenerazione urbana del territorio.
La maglia nera del calore spetta senza ombra di dubbio alla Zona Orientale, trasformatasi in un vero e proprio deserto di cemento capace di toccare la temperatura record di 39 gradi come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Salerno spaccata in due dal clima: la Zona Orientale diventa un forno
La criticità non è semplicemente meteorologica, ma strutturale. Questo quadrante della città – il più popoloso in assoluto con ben 42.341 residenti – paga lo scotto di un'urbanizzazione selvaggia. L'elevata densità edilizia, il passato industriale e la colata di asfalto che caratterizzano l'area hanno creato una gigantesca "isola di calore" che imprigiona la canicola diurna per poi sprigionarla durante la notte, impedendo qualsiasi refrigerio. Al contrario, le aree collinari della città beneficiano di correnti e temperature decisamente più miti.A rendere l'aria irrespirabile per i salernitani si aggiunge un tasso di umidità che supera costantemente la soglia del 70%, innalzando l'indice di disagio termico a livelli di massima allerta, soprattutto per anziani e soggetti fragili. La vulnerabilità della Zona Orientale è dettata da un deficit ormai cronico di aree verdi urbane e da una barriera di palazzi che ostacola la naturale ventilazione proveniente dal mare.
Un divario termico che non rappresenta soltanto un dato statistico, ma un severo atto d'accusa che impone una radicale e immediata revisione dei piani di rigenerazione urbana del territorio.

