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San Matteo 2026, Salerno in fermento per i festeggiamenti con il Solenne Pontificale: questa sera la processione

Alessia Benincasa
San Matteo 2026, Salerno in fermento per i festeggiamenti con il Solenne Pontificale: questa sera la processione
Salerno in fermento per i festeggiamenti dedicati al Santo Patrono San Matteo con il Solenne Pontificale. Al fianco del prefetto del Dicastero per i Vescovi l’arcivescovo Andrea Bellandi. Questa sera spazio alla tradizionale processione nel cuore della città. Lo riporta SalernoToday.

San Matteo 2026, Salerno in fermento per i festeggiamenti con il Solenne Pontificale: questa sera la processione

A Salerno sono ufficialmente entrati nel vivo gli appuntamenti dedicati a San Matteo, patrono cittadino. Poco prima delle 11, nella Cattedrale, ha preso il via il Solenne Pontificale presieduto da monsignor Filippo Iannone, prefetto del Dicastero per i Vescovi, affiancato dall’arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, Andrea Bellandi. Alla funzione religiosa ha partecipato anche il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, salutato dagli applausi di alcuni fedeli presenti. Tra le autorità intervenute anche il prefetto Francesco Esposito e il deputato del Partito Democratico Piero De Luca.

Il calendario delle celebrazioni continuerà alle 18 con la consueta processione lungo le strade del centro cittadino. Il corteo effettuerà le tradizionali fermate presso la caserma della Guardia di finanza, in piazza Cavour, dove è prevista la benedizione sul mare, e davanti a Palazzo di Città. Alle 22, una volta concluso il percorso e rientrata la processione, nella Cripta di San Matteo verrà celebrata la Santa Messa.

Le dichiarazioni di Iannone

“La fede non è un abito da indossare in alcune occasioni: è come la pelle per una persona, deve accompagnarla sempre, in ogni circostanza, e caratterizzarla. La fede deve essere visibile, dovrebbe trasparire dai gesti della vita quotidiana.” Con queste parole monsignor Filippo Iannone, prefetto del Dicastero per i Vescovi, ha parlato prima dell’inizio della celebrazione.

Riferendosi all’apostolo, Iannone lo ha descritto come “una persona che cercava la verità ed era aperta all’incontro e all’accoglienza degli altri”, individuando in questi atteggiamenti due aspetti particolarmente “di grande attualità”.

In merito alle dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul tema dell’integrazione degli studenti stranieri nelle scuole, il prelato ha richiamato quanto affermato da Papa Leone, ricordando “la necessità e l’importanza dell’integrazione, che si coniuga con il rispetto, da parte di chi è accolto, delle leggi, delle usanze e delle tradizioni dei luoghi in cui si trova”. “Sull'integrazione non possiamo che essere tutti d'accordo – ha aggiunto – qualche differenza può esserci quando si passa alle attuazioni normative e pratiche”.

Iannone ha quindi parlato del proprio rapporto con il Pontefice, che aveva avuto modo di conoscere quando era ancora il cardinale Prevost, soffermandosi anche sulla sorpresa ricevuta al momento della nomina: “Il Papa mi ha chiamato per farmi questa proposta e sono rimasto un po' spiazzato. Bisogna servire gli uffici, non servirsi degli uffici, ed essere disponibili anche a fare un passo indietro quando ci si accorge di non essere adatti”.

Anche l’arcivescovo Andrea Bellandi ha sottolineato il valore della ricorrenza: “La celebrazione di San Matteo è un momento bello e importante per tutta la città e per tutta la chiesa – ha detto – e va vissuto con rispetto e con dignità”.

L’omelia

Il rapporto tra misericordia e sacrificio personale ha rappresentato il fulcro della riflessione proposta da monsignor Filippo Iannone, prefetto del Dicastero per i Vescovi, nel corso dell’omelia pronunciata questa mattina nella Cattedrale di Salerno in occasione della festa patronale di San Matteo. Alla celebrazione era presente l’arcivescovo Andrea Bellandi, che nel suo breve intervento introduttivo ha espresso gratitudine a Iannone per la sua disponibilità.

Bellandi ha evidenziato come la conversione dell’apostolo San Matteo possa essere letta come un messaggio di speranza e di possibilità di trasformazione per ogni persona, dal momento che l’avvicinamento a Dio può aprire la strada a un cambiamento della propria esistenza.

Partendo dall’episodio evangelico della chiamata di Matteo, il prefetto ha spiegato durante l’omelia che “in ogni chiamata l'iniziativa parte sempre da Dio, che pensa a noi fin dall'eternità e ci accompagna passo passo”. La posizione sociale dell’apostolo, ritenuto un pubblicano e quindi un pubblico peccatore, passa in secondo piano: “Quello che è realmente importante, nel caso di Matteo e in qualunque vocazione, è che sia avvenuto un incontro personale con Cristo”.

Di fronte alle prove della vita, ha proseguito Iannone, Matteo “preferì la speranza, rifiutando ogni pessimismo”. Il prefetto ha quindi sottolineato: “Colui che si considera giusto sta chiudendo le porte a Dio; invece quello che si riconosce peccatore lascia che Cristo si avvicini per curarlo”. E ancora: “Egli non ci chiede una vita immacolata e senza errori, ma un cuore contrito e umiliato”.

Una parte consistente della predicazione è stata dedicata al significato del sacrificio. Secondo Iannone, Dio non desidera “il sacrificio imposto agli altri e la misericordia accordata a sé stessi”, bensì un atteggiamento fondato sull’amore verso il prossimo e sulla capacità di essere esigenti con sé stessi.

“È dentro di noi, soprattutto, che dobbiamo cercare la vittima da sacrificare”, ha affermato, individuando nell’“io egoista ed orgoglioso, che abita purtroppo in ognuno di noi” quell’ostacolo che “si oppone a Dio e mortifica e offende i fratelli”.

Il prefetto ha poi aggiunto: “Solo chi è giunto a saper resistere a sé stesso, a darsi qualche volta torto, a dirsi qualche no, di solito è pronto a dare ragione, a dire di sì al fratello, a comprenderlo, a perdonarlo”.

Secondo Iannone, inoltre, “il cristiano non si sacrifica mai in astratto, tanto per sacrificarsi; si sacrifica sempre per qualcuno. I santi più austeri con sé stessi erano i più dolci e generosi con gli altri”. Anche l’esempio di Gesù, ha ricordato, va nella stessa direzione: dopo i quaranta giorni trascorsi nel deserto, “andò a pranzo da Matteo per far piacere a lui e agli amici e far loro dono della sua misericordia”.

In conclusione, monsignor Iannone ha rivolto alle comunità cristiane l’invito a rendere concreta la testimonianza del Vangelo, “nei fatti e non solo a parole”. Le difficoltà e gli eventuali fallimenti, ha esortato, non devono diventare motivo di scoraggiamento: “a noi spetta gettare le reti con fede, il Signore fa il resto”.
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