Il primo Rendiconto di genere a livello provinciale, presentato dalla direzione Inps Salerno insieme al Comitato provinciale e al Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ), evidenzia una situazione di disparità persistente tra uomini e donne nel mercato del lavoro, nonostante le eccellenti performance femminili nell’istruzione universitaria. L’analisi coincide con la settimana della Giornata internazionale della Donna, offrendo un quadro dettagliato sulle condizioni occupazionali e retributive nel Salernitano come riportato dal quotidiano Il Mattino.
Nel 2024, la forza lavoro provinciale è composta per il 59,21% da uomini e per il 40,79% da donne. L’occupazione femminile resta più bassa in tutte le fasce d’età, con un’incidenza significativa di inattività nelle età centrali. La situazione giovanile mostra un tasso di disoccupazione elevato (15-24 anni), mentre nelle assunzioni maschili superano le femminili in quasi tutte le tipologie contrattuali, eccetto il part-time, dove le donne rappresentano il 51%. In termini retributivi, in 14 dei 18 settori analizzati le donne percepiscono mediamente oltre il 20% in meno rispetto agli uomini. L’indennità di disoccupazione Naspi, inoltre, è utilizzata più frequentemente dal genere femminile.
Secondo Giovanna Baldi, direttrice provinciale Inps Salerno, «i dati mostrano un accorciamento del divario di genere, ma la strada da percorrere rimane lunga; le donne continuano a essere il principale ammortizzatore sociale del Paese». Il direttore regionale Inps Campania, Vincenzo Tedesco, sottolinea che Salerno si posiziona meglio di altre aree della regione e del Mezzogiorno, ma resta distante dagli standard europei. Roberto Ghiselli, presidente del Civ Inps, evidenzia che la carenza di servizi per la conciliazione lavoro-famiglia, come gli asili nido, amplifica il divario occupazionale e retributivo, accentuando lo svantaggio femminile soprattutto in occasione della maternità.
Il Rendiconto provinciale fotografa dunque un paradosso: donne più preparate e laureate, ma meno presenti e retribuite nel mercato del lavoro, con progressi lenti e disuguaglianze persistenti che richiedono interventi strutturali mirati.
Salerno, donne più preparate ma penalizzate nel lavoro
I dati mostrano che la popolazione femminile della provincia supera di poco quella maschile (50,8% contro 49,2%), con un costante calo delle nascite, passate da 9.193 nel 2013 a 7.323 nel 2024, e un aumento dell’età media al primo figlio da 29 a 32 anni. Sul fronte dell’istruzione, le donne prevalgono nettamente nei corsi universitari a ciclo unico, con il 72,3% dei laureati, mentre nelle lauree triennali e magistrali il divario di genere è meno marcato. Tuttavia, già a un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione maschile risulta superiore in quasi tutte le aree disciplinari.Nel 2024, la forza lavoro provinciale è composta per il 59,21% da uomini e per il 40,79% da donne. L’occupazione femminile resta più bassa in tutte le fasce d’età, con un’incidenza significativa di inattività nelle età centrali. La situazione giovanile mostra un tasso di disoccupazione elevato (15-24 anni), mentre nelle assunzioni maschili superano le femminili in quasi tutte le tipologie contrattuali, eccetto il part-time, dove le donne rappresentano il 51%. In termini retributivi, in 14 dei 18 settori analizzati le donne percepiscono mediamente oltre il 20% in meno rispetto agli uomini. L’indennità di disoccupazione Naspi, inoltre, è utilizzata più frequentemente dal genere femminile.
Secondo Giovanna Baldi, direttrice provinciale Inps Salerno, «i dati mostrano un accorciamento del divario di genere, ma la strada da percorrere rimane lunga; le donne continuano a essere il principale ammortizzatore sociale del Paese». Il direttore regionale Inps Campania, Vincenzo Tedesco, sottolinea che Salerno si posiziona meglio di altre aree della regione e del Mezzogiorno, ma resta distante dagli standard europei. Roberto Ghiselli, presidente del Civ Inps, evidenzia che la carenza di servizi per la conciliazione lavoro-famiglia, come gli asili nido, amplifica il divario occupazionale e retributivo, accentuando lo svantaggio femminile soprattutto in occasione della maternità.
Il Rendiconto provinciale fotografa dunque un paradosso: donne più preparate e laureate, ma meno presenti e retribuite nel mercato del lavoro, con progressi lenti e disuguaglianze persistenti che richiedono interventi strutturali mirati.

