Queste terre «conoscono bene la sofferenza della gente quando il peso dell’ideologia o di un regime è più forte della vita e si antepone come norma alla stessa vita».
Papa Francesco lo dice a
Blaj, in
Romania, beatificando sette vescovi martiri del
comunismo, parola che non cita nella sua netta condanna.
Papa Francesco beatifica 7 martiri del comunismo
Nel
Campo della Libertà, una enorme spianata circondata dal verde nella
regione della
Transilvania, in
Romania, Papa Francesco
beatifica sette vescovi greco-cattolici martiri del comunismo morti per la dura repressione che prese quota dal 1948 in poi.
Nella
omelia esalta la
vita dei sette
beati che non piegarono a sacrificare la propria libertà di coscienza imposta dalla dittatura, ma la parola “comunismo” ancora una volta non la menziona.
Il Papa si "autocensura"
Il
Papa preferisce ricorrere ad altri termini, altre definizioni come «regime dittatoriale e ateo», «sistema illiberale ideologico e coercitivo dei diritti fondamentali della persona umana». Ma di
comunismo non vuole sentirne parlare.
I sette vescovi beati
I
sette vescovi beati sono stati quasi tutti arrestati nello stesso giorno, il 25 ottobre 1948, morirono nelle prigioni comuniste e furono sepolti in fosse comuni per impedirne la memoria. Si chiamavano
Vasile Aftenie,
Ioan Balan,
Valeriu Traian Frentiu,
Ioan Suciu,
Tit Liviu Chinezu,
Alexandru Rusu e tra loro anche il cardinale
Iuliu Hossu, che preferì restare con i suoi fedeli fino alla morte, rinunciando a trasferirsi a
Roma per ricevere da Papa Paolo VI la berretta cardinalizia e salvarsi dalla morte certa.