Iran e Stati Uniti hanno annunciato la parziale riapertura del traffico commerciale nello Stretto di Hormuz: ecco cosa cambia ora per i carburanti, bollette e voli aerei.
Inoltre, l’accesso richiede un coordinamento obbligatorio con i Pasdaran iraniani, che regolano le autorizzazioni al passaggio. Parallelamente, la flotta navale degli Stati Uniti continua a bloccare le navi dirette da e verso i porti iraniani fino al raggiungimento di accordi definitivi, come ribadito dall’ex presidente Donald Trump.
Anche il mercato europeo del gas naturale ha reagito positivamente alla notizia. I futures sull’indice TTF alla borsa di Amsterdam hanno subito un calo del 9,5%, attestandosi a 38,4 euro per megawattora: il livello più basso dall’inizio del conflitto in febbraio. Questo movimento riflette le aspettative di una distensione delle tensioni internazionali e una maggiore stabilità nell’offerta.
Per quanto riguarda il gas naturale, il prezzo medio italiano previsto per aprile si colloca tra i 48 e i 48,63 euro al megawattora, in calo rispetto ai valori medi di marzo. Il ribasso è percepito come un segnale positivo per i prossimi aggiornamenti tariffari. Tuttavia, una parte degli aumenti dei mesi scorsi è già stata riversata sulle bollette degli utenti italiani.
Secondo Arera, nei prossimi mesi vi sarà un incremento dell’8,1% stimato per la bolletta elettrica dei clienti con maggior tutela per il secondo trimestre 2026, legato principalmente all’aumento dei prezzi energetici internazionali pre-riapertura.
La riapertura dello Stretto di Hormuz segue una fase in cui l'incremento dei costi energetici è già stato parzialmente inglobato nelle tariffe trimestrali. Questo sviluppo mitiga le prospettive di nuovi rialzi nei prezzi delle forniture, offrendo un margine di respiro per chi ha sottoscritto offerte indicizzate, legate agli indici di mercato. Intanto, Bankitalia segnala che, nello scenario sfavorevole di una prolungata crescita dei prezzi di petrolio e gas, l'inflazione potrebbe attestarsi al 4,5% per l'anno in corso, calare al 3,3% nel 2027 e raggiungere il 2,2% nel 2028.
Il ritorno alla normalità, però, appare lontano. La ripresa totale dei flussi commerciali, secondo l'Agenzia per l'Energia statunitense, potrebbe richiedere mesi. Anche ipotizzando una graduale riapertura, un pieno recupero rispetto ai livelli precedenti al conflitto si vedrebbe non prima della seconda metà del 2026. In Europa il mercato energetico continuerà ad essere sotto pressione a causa dei tempi di navigazione verso Rotterdam e delle incognite legate al settore marittimo, tra cui sicurezza, pedaggi e la disponibilità degli armatori a normalizzare i transiti.
Ulteriori criticità si registrano sul fronte dei trasporti aerei. La ridotta attività delle raffinerie globali sta generando significative ripercussioni su jet fuel e gasolio. Secondo l'Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), agli attuali livelli di produzione, le scorte di cherosene potrebbero sostenere la domanda per appena sei settimane. Tale scenario potrebbe tradursi in problemi per il traffico aereo, fino alla cancellazione dei voli in alcuni Paesi, mentre il settore industriale rischia di subire gravi limitazioni dovute alla carenza di gasolio.
Anche il settore dell'aviazione manifesta preoccupazione. Willie Walsh, direttore generale della IATA, ha sottolineato come le stime dell'AIE lascino intravedere potenziali cancellazioni di voli in Europa entro sei settimane, mentre in alcune zone dell'Asia queste difficoltà sono già realtà. Walsh ha invitato le autorità internazionali a rafforzare le rotte alternative di approvvigionamento e a predisporre piani coordinati. Ha anche evidenziato l'importanza di gestire eventuali razionamenti che potrebbero coinvolgere aspetti fondamentali come la distribuzione degli slot aeroportuali.
Benzina, bollette, voli aerei: cosa cambia con la (semi) riapertura dello Stretto di Hormuz
Buone notizie dal fronte della geopolitica spingono i prezzi verso il basso. Iran e Stati Uniti hanno annunciato la parziale riapertura del traffico commerciale nello Stretto di Hormuz, pur mantenendo attivo il blocco della marina americana. Intanto, leader europei come Giorgia Meloni, Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz valutano una missione navale comune: ecco cosa sta accadendo e quali potrebbero essere gli effetti.La situazione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz
L'annuncio di una riapertura, anche parziale, dello Stretto di Hormuz ha immediatamente avuto un impatto sui mercati, con un calo delle quotazioni dei prodotti energetici. La guerra in Iran aveva già fatto salire drasticamente i prezzi di petrolio e gas, con conseguenze tangibili su carburanti e bollette. Sebbene la situazione resti incerta per via del blocco navale statunitense ancora in vigore, questa novità ha certamente dato una spinta rassicurante ai mercati. Restano, tuttavia, numerosi interrogativi.Un'apertura temporanea e condizionata
È importante sottolineare che si tratta di una riapertura temporanea. Come dichiarato dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, il passaggio commerciale attraverso Hormuz sarà "completamente aperto" solo fino alla fine del cessate il fuoco in Libano, fissata per il 25 aprile. Oltre tale data, lo scenario potrebbe nuovamente evolvere.Inoltre, l’accesso richiede un coordinamento obbligatorio con i Pasdaran iraniani, che regolano le autorizzazioni al passaggio. Parallelamente, la flotta navale degli Stati Uniti continua a bloccare le navi dirette da e verso i porti iraniani fino al raggiungimento di accordi definitivi, come ribadito dall’ex presidente Donald Trump.
Reazioni dei mercati energetici
Lo Stretto di Hormuz è un punto nevralgico per il commercio globale di risorse energetiche. Circa il 15-20% del consumo mondiale di petrolio e un quinto del gas naturale liquefatto (spesso destinato all’Europa) transitano di qui. Il tonfo dei prezzi dell'energia riflette l’importanza strategica della via d'acqua: il prezzo del Brent è sceso del 9-11%, raggiungendo la fascia tra 88,8 e 90 dollari al barile, mentre il WTI è calato a 81,5-83,9 dollari. Contestualmente, i listini di Borsa sono ripartiti e l’euro si è rafforzato rispetto al dollaro.Anche il mercato europeo del gas naturale ha reagito positivamente alla notizia. I futures sull’indice TTF alla borsa di Amsterdam hanno subito un calo del 9,5%, attestandosi a 38,4 euro per megawattora: il livello più basso dall’inizio del conflitto in febbraio. Questo movimento riflette le aspettative di una distensione delle tensioni internazionali e una maggiore stabilità nell’offerta.
Ripercussioni su carburanti e bollette
Le fluttuazioni sui mercati energetici iniziano a tradursi in benefici potenziali per i consumatori finali. Tuttavia, l'impatto sui prezzi al dettaglio richiederà tempo: attualmente il costo medio della benzina oscilla sui 1,776 euro al litro nelle città, con picchi di 1,810 euro sulle autostrade. Prima che il calo dei prezzi del petrolio si rifletta su rifornimenti e bollette, sarà necessario attendere che i costi più bassi si manifestino nei processi di raffinazione e distribuzione.Per quanto riguarda il gas naturale, il prezzo medio italiano previsto per aprile si colloca tra i 48 e i 48,63 euro al megawattora, in calo rispetto ai valori medi di marzo. Il ribasso è percepito come un segnale positivo per i prossimi aggiornamenti tariffari. Tuttavia, una parte degli aumenti dei mesi scorsi è già stata riversata sulle bollette degli utenti italiani.
Secondo Arera, nei prossimi mesi vi sarà un incremento dell’8,1% stimato per la bolletta elettrica dei clienti con maggior tutela per il secondo trimestre 2026, legato principalmente all’aumento dei prezzi energetici internazionali pre-riapertura.
La riapertura dello Stretto di Hormuz segue una fase in cui l'incremento dei costi energetici è già stato parzialmente inglobato nelle tariffe trimestrali. Questo sviluppo mitiga le prospettive di nuovi rialzi nei prezzi delle forniture, offrendo un margine di respiro per chi ha sottoscritto offerte indicizzate, legate agli indici di mercato. Intanto, Bankitalia segnala che, nello scenario sfavorevole di una prolungata crescita dei prezzi di petrolio e gas, l'inflazione potrebbe attestarsi al 4,5% per l'anno in corso, calare al 3,3% nel 2027 e raggiungere il 2,2% nel 2028.
Il ritorno alla normalità, però, appare lontano. La ripresa totale dei flussi commerciali, secondo l'Agenzia per l'Energia statunitense, potrebbe richiedere mesi. Anche ipotizzando una graduale riapertura, un pieno recupero rispetto ai livelli precedenti al conflitto si vedrebbe non prima della seconda metà del 2026. In Europa il mercato energetico continuerà ad essere sotto pressione a causa dei tempi di navigazione verso Rotterdam e delle incognite legate al settore marittimo, tra cui sicurezza, pedaggi e la disponibilità degli armatori a normalizzare i transiti.
Ulteriori criticità si registrano sul fronte dei trasporti aerei. La ridotta attività delle raffinerie globali sta generando significative ripercussioni su jet fuel e gasolio. Secondo l'Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), agli attuali livelli di produzione, le scorte di cherosene potrebbero sostenere la domanda per appena sei settimane. Tale scenario potrebbe tradursi in problemi per il traffico aereo, fino alla cancellazione dei voli in alcuni Paesi, mentre il settore industriale rischia di subire gravi limitazioni dovute alla carenza di gasolio.
Anche il settore dell'aviazione manifesta preoccupazione. Willie Walsh, direttore generale della IATA, ha sottolineato come le stime dell'AIE lascino intravedere potenziali cancellazioni di voli in Europa entro sei settimane, mentre in alcune zone dell'Asia queste difficoltà sono già realtà. Walsh ha invitato le autorità internazionali a rafforzare le rotte alternative di approvvigionamento e a predisporre piani coordinati. Ha anche evidenziato l'importanza di gestire eventuali razionamenti che potrebbero coinvolgere aspetti fondamentali come la distribuzione degli slot aeroportuali.

