Avanzamento lento per i progetti legati al dissesto idrogeologico: opere ferme e fondi in gran parte inutilizzati. Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.
L'analisi evidenzia una situazione frammentata: il 33,3% dei progetti non è stato nemmeno avviato, registrando spese pari a zero. Altri tredici interventi si trovano in fasi iniziali di realizzazione o di liquidazione dei primi stati di avanzamento lavori, mentre solo sette opere hanno superato il 50% dell'esecuzione finanziaria. Nessuna di queste è stata collaudata o rendicontata in via definitiva. La distribuzione dei fondi si concentra prevalentemente su grandi interventi: il Comune di Camerota ha ottenuto 9,1 milioni di euro per il ripristino della Strada Provinciale 562, mentre Montecorice ha ricevuto sei milioni per lavori sulla scogliera di Agnone Cilento. Capaccio Paestum si distingue per la frammentazione degli interventi: sette cantieri attivi per opere sugli argini del Fiume Sele e del Torrente Fiumarello, con un totale di 1,55 milioni destinati. Altri finanziamenti importanti includono quelli a Giffoni Valle Piana (due milioni per il torrente Riosecco) e Scala (1,5 milioni per un costone roccioso a Prestofa). Interventi minori mirati al contenimento del rischio esondazioni coinvolgono quindici progetti, per un totale di 4,9 milioni e una distribuzione principalmente nei territori agricoli e pianeggianti.
A Salerno città sono in corso lavori per la mitigazione del rischio su via Panoramica/Belvedere (56,44% della spesa realizzata) e la stabilizzazione del versante a Giovi San Bartolomeo (21,97%). Avanzano i lavori anche lungo la costa: a Ravello la viabilità di via della Marra ha raggiunto il 59,71%, e nella Piana del Sele gli interventi sui canali di bonifica ONC 9 e ONC 10 sono rispettivamente al 87,5% e al 30,7%. A Roscigno l'opera di sostituzione delle tubazioni fognarie ha completato il 42,42%, mentre Baronissi vede progressi nelle scarpate di Caposaragnano (33,48%) e Caprecano (23,63%). Tra le opere più avanzate figurano interventi a Maiori (98,02% dei pagamenti effettuati) e la regimentazione delle acque meteoriche a Cetara (86,32%).
Il quadro generale parla però di una difficoltà cronica nella gestione dei progetti contro il dissesto idrogeologico in Campania. Secondo l'Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani, dal 1999 in poi solo il 30% degli investimenti regionali ha portato a completare o avviare i cantieri. Questo dato pone la Campania agli ultimi posti in Italia, ben al di sotto della media nazionale del 46%. La lentezza sembra legata anche agli aspetti economici e progettuali più complessi al Sud, dove il costo medio dei singoli interventi supera il milione di euro rispetto ai 750.000 delle altre regioni del Paese. Difficoltà che si riflettono sui ritardi sempre più marcati nella salvaguardia del territorio.
Dissesto idrogeologico, avanzamento lento per i progetti: opere ferme, fondi in gran parte inutilizzati
Soltanto il 19,26% dei finanziamenti del Pnrr destinati alle misure di contrasto al dissesto idrogeologico nella provincia di Salerno è stato finora speso. Lo rivela il portale OpenPnrr, che monitora lo stato di avanzamento degli interventi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La voce dedicata al rischio idrogeologico include 30 progetti finanziati con un budget complessivo di circa 24,3 milioni di euro. Tuttavia, ad oggi sono stati erogati solo 4,68 milioni di euro.L'analisi evidenzia una situazione frammentata: il 33,3% dei progetti non è stato nemmeno avviato, registrando spese pari a zero. Altri tredici interventi si trovano in fasi iniziali di realizzazione o di liquidazione dei primi stati di avanzamento lavori, mentre solo sette opere hanno superato il 50% dell'esecuzione finanziaria. Nessuna di queste è stata collaudata o rendicontata in via definitiva. La distribuzione dei fondi si concentra prevalentemente su grandi interventi: il Comune di Camerota ha ottenuto 9,1 milioni di euro per il ripristino della Strada Provinciale 562, mentre Montecorice ha ricevuto sei milioni per lavori sulla scogliera di Agnone Cilento. Capaccio Paestum si distingue per la frammentazione degli interventi: sette cantieri attivi per opere sugli argini del Fiume Sele e del Torrente Fiumarello, con un totale di 1,55 milioni destinati. Altri finanziamenti importanti includono quelli a Giffoni Valle Piana (due milioni per il torrente Riosecco) e Scala (1,5 milioni per un costone roccioso a Prestofa). Interventi minori mirati al contenimento del rischio esondazioni coinvolgono quindici progetti, per un totale di 4,9 milioni e una distribuzione principalmente nei territori agricoli e pianeggianti.
A Salerno città sono in corso lavori per la mitigazione del rischio su via Panoramica/Belvedere (56,44% della spesa realizzata) e la stabilizzazione del versante a Giovi San Bartolomeo (21,97%). Avanzano i lavori anche lungo la costa: a Ravello la viabilità di via della Marra ha raggiunto il 59,71%, e nella Piana del Sele gli interventi sui canali di bonifica ONC 9 e ONC 10 sono rispettivamente al 87,5% e al 30,7%. A Roscigno l'opera di sostituzione delle tubazioni fognarie ha completato il 42,42%, mentre Baronissi vede progressi nelle scarpate di Caposaragnano (33,48%) e Caprecano (23,63%). Tra le opere più avanzate figurano interventi a Maiori (98,02% dei pagamenti effettuati) e la regimentazione delle acque meteoriche a Cetara (86,32%).
Il quadro generale parla però di una difficoltà cronica nella gestione dei progetti contro il dissesto idrogeologico in Campania. Secondo l'Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani, dal 1999 in poi solo il 30% degli investimenti regionali ha portato a completare o avviare i cantieri. Questo dato pone la Campania agli ultimi posti in Italia, ben al di sotto della media nazionale del 46%. La lentezza sembra legata anche agli aspetti economici e progettuali più complessi al Sud, dove il costo medio dei singoli interventi supera il milione di euro rispetto ai 750.000 delle altre regioni del Paese. Difficoltà che si riflettono sui ritardi sempre più marcati nella salvaguardia del territorio.

