La pressione fiscale in Italia continua a salire raggiungendo livelli mai visti da oltre un decennio: nel 2025 il tasso medio annuo si è attestato a 43,1%, ma nell'ultimo trimestre ha toccato addirittura il 51,4%, secondo i dati Istat.
Parallelamente, anche la crescita dei redditi delle famiglie rallenta: il reddito disponibile è aumentato del 2,4% nell'anno, mentre il potere d'acquisto è salito appena dello 0,9%, entrambi inferiori rispetto all'anno precedente. Nell'ultimo trimestre, sia il reddito disponibile che il potere d'acquisto sono scesi in territorio negativo, indicando un peggioramento della situazione economica.
L'opposizione critica il governo. Nicola Fratoianni, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, sottolinea che un aumento della pressione fiscale accompagnato da una diminuzione dei redditi familiari segnala difficoltà per il Paese. Mariolina Castellone, senatrice del Movimento 5 Stelle, parla di "numeri che evidenziano il fallimento delle politiche economiche del Governo".
Dal canto suo, l'esecutivo attribuisce l'aumento alla crescita dell'occupazione e al conseguente maggior numero di contribuenti. Inoltre, si sostiene che la riforma fiscale punta a ridurre il carico tributario nel medio periodo.
Secondo l'economista Carlo Cottarelli, il sorprendente incremento della pressione fiscale è dovuto a diversi fattori. Tra questi c'è il fiscal drag, cioè l'aumento delle imposte causato dal mancato adeguamento delle detrazioni e degli scaglioni Irpef all'inflazione salariale, reso più rilevante dai rinnovi contrattuali. Inoltre, la tassazione dei prodotti finanziari e la buona performance della Borsa nel 2024 hanno avuto un impatto significativo. Un altro elemento è una riduzione dell'evasione fiscale più marcata del previsto.
Cottarelli conclude affermando che una pressione fiscale così alta non è sostenibile e consiglia di intervenire sulla spesa pubblica, attualmente al 51,2% del PIL. Anche il Misery Index di Confcommercio segnala un aumento del disagio sociale, con l'indice salito a 9,6 a marzo a causa dell'inflazione sui beni di consumo quotidiano. Confcommercio avverte che c'è il rischio di un'inflazione persistente che potrebbe frenare la crescita economica.
Italia, la pressione fiscale continua a salire: +51,4% nell'ultimo trimestre, i dati Istat
La pressione fiscale in Italia continua a salire, raggiungendo livelli che non si vedevano da oltre un decennio. Nel 2025, il tasso medio annuo è stato del 43,1%, ma nell'ultimo trimestre ha toccato il 51,4% secondo i dati dell'Istat. Questo significa che per ogni 100 euro di PIL, lo Stato ne incassa quasi 52, un dato che non si registrava dal 2014.Parallelamente, anche la crescita dei redditi delle famiglie rallenta: il reddito disponibile è aumentato del 2,4% nell'anno, mentre il potere d'acquisto è salito appena dello 0,9%, entrambi inferiori rispetto all'anno precedente. Nell'ultimo trimestre, sia il reddito disponibile che il potere d'acquisto sono scesi in territorio negativo, indicando un peggioramento della situazione economica.
L'opposizione critica il governo. Nicola Fratoianni, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, sottolinea che un aumento della pressione fiscale accompagnato da una diminuzione dei redditi familiari segnala difficoltà per il Paese. Mariolina Castellone, senatrice del Movimento 5 Stelle, parla di "numeri che evidenziano il fallimento delle politiche economiche del Governo".
Dal canto suo, l'esecutivo attribuisce l'aumento alla crescita dell'occupazione e al conseguente maggior numero di contribuenti. Inoltre, si sostiene che la riforma fiscale punta a ridurre il carico tributario nel medio periodo.
Secondo l'economista Carlo Cottarelli, il sorprendente incremento della pressione fiscale è dovuto a diversi fattori. Tra questi c'è il fiscal drag, cioè l'aumento delle imposte causato dal mancato adeguamento delle detrazioni e degli scaglioni Irpef all'inflazione salariale, reso più rilevante dai rinnovi contrattuali. Inoltre, la tassazione dei prodotti finanziari e la buona performance della Borsa nel 2024 hanno avuto un impatto significativo. Un altro elemento è una riduzione dell'evasione fiscale più marcata del previsto.
Cottarelli conclude affermando che una pressione fiscale così alta non è sostenibile e consiglia di intervenire sulla spesa pubblica, attualmente al 51,2% del PIL. Anche il Misery Index di Confcommercio segnala un aumento del disagio sociale, con l'indice salito a 9,6 a marzo a causa dell'inflazione sui beni di consumo quotidiano. Confcommercio avverte che c'è il rischio di un'inflazione persistente che potrebbe frenare la crescita economica.

