Com’è nata l’idea del libro 35 borghi della Campania?
Sono passati più di 15 anni da quando ho iniziato a occuparmi di turismo, territorio e, anche se la mia vita professionale mi ha portata altrove – oggi lavoro nelle pubbliche relazioni e di media relations – il mio cuore è rimasto in Campania. Questo libro è, in un certo senso, il mio modo per tornare a casa.
La collaborazione con Capricorno Edizioni è nata da un incontro fortuito, ma ho subito colto l’occasione con entusiasmo perché il tema mi appartiene profondamente. Ho voluto proseguire quel lavoro di valorizzazione territoriale iniziato anni fa, oggi più che mai necessario.
Pietramelara rientra in questi 35 borghi?
La selezione dei 35 borghi è stata il risultato di una riflessione attenta, ma anche complessa, perché il patrimonio della Campania è vastissimo e scegliere è stato inevitabilmente limitante. Ho cercato di mantenere un equilibrio tra le diverse province e tra territori più noti e altri meno conosciuti ma ricchi di autenticità.
Al di là della presenza o meno nella guida, realtà come Pietramelara rappresentano perfettamente lo spirito del libro: luoghi carichi di storia, identità e tradizioni che meritano attenzione e valorizzazione. In generale i borghi non sono solo una risposta culturale, ma anche una risposta concreta all’overtourism. Ed è esattamente qui che si inserisce il mio libro.
“35 borghi imperdibili della Campania” nasce per contribuire a questa narrazione: raccontare una Campania meno battuta, meno affollata, ma straordinariamente ricca.
Una Campania fatta di aree interne che troppo spesso vengono considerate marginali, ma che oggi – dati alla mano – rappresentano una leva strategica per il futuro del turismo. Perché il turismo lento, quello che attraversa, ascolta e si ferma, non è una tendenza passeggera. È la direzione verso cui si sta muovendo la domanda.
Sono lo spazio dell’undertourism, cioè di un turismo che redistribuisce i flussi, riduce la pressione sulle grandi città e crea valore nei territori interni.
Cristina Celli lei è giornalista e autrice ha scritto altri libri?
Sono giornalista dal 2009 e nel corso degli anni ho collaborato con diverse testate nazionali occupandomi soprattutto di cultura, eventi e turismo. Questo è il mio primo progetto editoriale strutturato come guida, ma rappresenta la naturale evoluzione di un percorso che ho sempre portato avanti: raccontare i territori e le loro storie.

A Pietramelara si è svolta la presentazione del libro 35 borghi della Campania cosa ha provato?
È stata una giornata molto intensa e significativa. Incontri come questi restituiscono il senso più autentico del lavoro fatto: vedere le comunità riconoscersi in un racconto, partecipare, condividere esperienze, è qualcosa di davvero emozionante.
Durante il lavoro di ricerca ho incontrato persone straordinarie – amministratori, Pro Loco, cittadini – e ritrovare questa stessa energia durante le presentazioni è una conferma del valore umano, oltre che culturale, di questo progetto e delle persone che ogni giorno si impegnano per valorizzare centri come Pietramelara.
Oltre la scrittura hobby?
Oggi lavoro nel mondo delle pubbliche relazioni, occupandomi di comunicazione corporate, ma la mia formazione è umanistica: mi sono laureata in Filologia Classica alla Federico II di Napoli e ho proseguito gli studi anche all’estero.
La mia più grande passione resta la scoperta dei territori: viaggiare, osservare, ascoltare le storie delle persone. Amo tutto ciò che ha a che fare con la cultura locale, dalle tradizioni all’enogastronomia. Non a caso, nella guida ho voluto inserire anche un abbinamento tra piatti tipici e vini locali, per raccontare i borghi in modo completo, coinvolgendo tutti i sensi.
I prossimi impegni letterari?
Nel breve termine l’impegno principale sarà legato alla promozione della guida, con presentazioni e incontri sul territorio. Mi piacerebbe che questo libro diventasse un’occasione di confronto sul turismo sostenibile e sulla valorizzazione dei borghi.
Per il futuro, sicuramente continuerò a lavorare su progetti che mettano al centro il territorio, perché è un ambito che sento profondamente mio.

