Pena concordata per Monica Milite e Massimiliano Palmieri, accusati dell'omicidio del panettiere di Giffoni Valle Piana Ciro Palmieri. I giudici della Corte di Assise di Appello hanno accolto il ricorso presentato condannando la prima a 15 anni di reclusione e il figlio a 12 anni di reclusione: tre anni in meno rispetto alla sentenza di primo grado. Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.
Accolto il concordato tra il procuratore generale e gli avvocati difensori Francesco Saverio Dambrosio ed Antonietta Cennamo. Monica Milite e Massimiliano Palmieri, rispettivamente moglie e figlio della vittima, sono stati quindi condannati a 15 anni e 12 anni di reclusione: tre anni in meno rispetto alla sentenza di primo grado.
La sentenza bis è stata pronunciata nella giornata di ieri, lunedì 23 febbraio, alla presenza degli imputati che precedentemente erano stati condannati a 18 e 15 anni per il ragazzino avendo ottenute le attenuanti generiche e per 'aver agito in stato di ira' con l'attenuante della provocazione.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, durante la lite tra i due coniugi Ciro Palmieri avrebbe lasciato del liquido in una bottiglie per bevande contro la moglie e quest'ultima, dopo aver afferrato una scopa, cercò di colpirlo. Il caos fece accorrere i figli della coppia che tentarono di immobilizzare il padre che, nel tentativo di divincolarsi, colpì la moglie facendola scivolare. Quando però si rialzò, in mano aveva un coltello con il quale colpì l'uomo alle spalle. Uno dei figli (all'epoca minorenne) trascinò il padre lungo il corridoio stringendo il braccio intorno al collo. Il secondo figlio prese un secondo coltello con il quale lo colpì più volte al petto. Una volta ucciso tentarono di far sparire il cadavere denunciato il volontario allontanamento da casa. Non ci volle molto però che i carabinieri ricostruirono la dinamica di quanto avvenuto, vagliando anche i filmati delle telecamere interne della casa.
Omicidio Ciro Palmieri, pena concordata per Monica Milite e Massimiliano Palmieri
Accolto il concordato tra il procuratore generale e gli avvocati difensori Francesco Saverio Dambrosio ed Antonietta Cennamo. Monica Milite e Massimiliano Palmieri, rispettivamente moglie e figlio della vittima, sono stati quindi condannati a 15 anni e 12 anni di reclusione: tre anni in meno rispetto alla sentenza di primo grado.
La sentenza bis è stata pronunciata nella giornata di ieri, lunedì 23 febbraio, alla presenza degli imputati che precedentemente erano stati condannati a 18 e 15 anni per il ragazzino avendo ottenute le attenuanti generiche e per 'aver agito in stato di ira' con l'attenuante della provocazione.
La versione degli indagati
Dalle indagini fino al processo, i due indagati hanno raccontato della doppia personalità del panettiere ucciso: in alcune circostanze, un marito e padre affettuoso per poi sfociare nella violenza. Hanno dichiarato anche che distruggeva gli oggetti presenti in casa, oltre che a picchiarli e minacciarli di morte.La ricostruzione
Ciro Palmieri fu ucciso nella sua casa il pomeriggio del 29 luglio 2022 al culmine di una lite tra coniugi. Il suo cadavere fu ritrovato giorni dopo mutilato e rinchiuso in sacchi di plastica in un bosco lungo la strada provinciale 25 di Giffoni Valle Piana. L'obiettivo era distruggere il corpo per poi disperderlo nei boschi simulando l'allontanamento volontario della vittima. I due indagati gli avrebbero sferrato decine di coltellate in vari punti del corpo. Le gambe colpite ripetutamente con un machete tanto da distruggere l'arto che si staccò dal resto del corpo.Secondo la ricostruzione degli inquirenti, durante la lite tra i due coniugi Ciro Palmieri avrebbe lasciato del liquido in una bottiglie per bevande contro la moglie e quest'ultima, dopo aver afferrato una scopa, cercò di colpirlo. Il caos fece accorrere i figli della coppia che tentarono di immobilizzare il padre che, nel tentativo di divincolarsi, colpì la moglie facendola scivolare. Quando però si rialzò, in mano aveva un coltello con il quale colpì l'uomo alle spalle. Uno dei figli (all'epoca minorenne) trascinò il padre lungo il corridoio stringendo il braccio intorno al collo. Il secondo figlio prese un secondo coltello con il quale lo colpì più volte al petto. Una volta ucciso tentarono di far sparire il cadavere denunciato il volontario allontanamento da casa. Non ci volle molto però che i carabinieri ricostruirono la dinamica di quanto avvenuto, vagliando anche i filmati delle telecamere interne della casa.

