Cronaca

Omicidio Vassallo, la Fondazione non si arrende: «Dopo sedici anni abbiamo il dovere di chiedere verità e giustizia»

Martina Francione
Omicidio Vassallo, la Fondazione non si arrende: «Dopo sedici anni abbiamo il dovere di chiedere verità e giustizia»
«Perché si è arrivati a decisioni diverse dalle richieste della Procura?». È l'interrogativo che la Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore torna a rivolgere alle istituzioni dopo gli ultimi sviluppi giudiziari sull'omicidio dell'ex sindaco di Pollica. Al centro dell'attenzione ci sono l'impugnazione dell'assoluzione di Romolo Ridosso e le iniziative già intraprese dalla Procura di Salerno in relazione al proscioglimento di Fabio Cagnazzo. Due decisioni sulle quali la Fondazione chiede di fare chiarezza.

Omicidio Vassallo, Dario Vassallo: «Dopo sedici anni abbiamo il dovere di chiedere verità e giustizia»

A sedici anni dall'uccisione di Angelo Vassallo, la Fondazione che porta il suo nome ribadisce la volontà di continuare a seguire ogni passaggio del procedimento giudiziario, nel rispetto dell'autonomia della magistratura.

L'attenzione si concentra sulle differenti valutazioni emerse nel percorso processuale e sulle ragioni che hanno portato a decisioni non conformi alle richieste avanzate dalla Procura. «Noi non siamo giudici e non vogliamo emettere sentenze», precisa il presidente della Fondazione, Dario Vassallo, fratello del sindaco ucciso.

«Ma davanti a questi passaggi non possiamo restare in silenzio. La Procura ha sostenuto le accuse, ha chiesto che venissero riconosciute e, dopo le decisioni che non le hanno accolte, ha presentato appello. La domanda è inevitabile: perché? Vogliamo capire quali valutazioni abbiano portato a questi risultati. Dopo sedici anni dall'uccisione di mio fratello Angelo, abbiamo il dovere di continuare a chiedere verità e giustizia».

La Fondazione sottolinea che le proprie richieste non rappresentano una contestazione dell'autonomia dei giudici, ma nascono dall'esigenza di comprendere le motivazioni dei diversi provvedimenti attraverso gli atti e gli strumenti previsti dall'ordinamento.

L'assoluzione di Romolo Ridosso e le dichiarazioni richiamate dalla Fondazione

Nel comunicato viene richiamato anche un passaggio della vicenda giudiziaria relativo alla posizione di Romolo Ridosso, assolto dal giudice dell'udienza preliminare Giovanni Rossi. In particolare, la Fondazione fa riferimento ad alcune parole attribuite al difensore di Ridosso, che durante la propria arringa avrebbe affermato: «Non posso chiedere l'assoluzione per il mio assistito». 

«Non li consideriamo prove di responsabilità e non vogliamo attribuire loro significati che soltanto gli atti e i giudici possono chiarire. Ma riteniamo legittimo porre domande e chiedere spiegazioni. Vogliamo capire, non alimentare confusione. Non chiediamo scorciatoie, chiediamo verità». spiega Dario Vassallo.

Nasce il docufilm “PERCHÉ?”: al centro le decisioni su Fabio Cagnazzo e Romolo Ridosso

Proprio dalla volontà di ricostruire i passaggi del procedimento prende forma “PERCHÉ?”, il nuovo progetto documentaristico annunciato dalla Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore. 

L'obiettivo è ripercorrere la vicenda attraverso i fatti, gli atti processuali, le dichiarazioni e le decisioni giudiziarie, offrendo al pubblico gli elementi necessari per comprendere il percorso seguito fino a oggi.

Il documentario si concentrerà anche sul proscioglimento di Fabio Cagnazzo e sull'assoluzione di Romolo Ridosso, senza sostituire la ricostruzione documentale alle valutazioni della magistratura. A spiegare le ragioni dell'iniziativa è il vicepresidente della Fondazione, Massimo Vassallo.

«Il docufilm nasce dalla necessità di comprendere come si sia arrivati al proscioglimento di Fabio Cagnazzo e all'assoluzione di Romolo Ridosso, mentre la Procura continua a chiedere che le proprie ragioni vengano valutate nelle sedi competenti», afferma.

«Vogliamo mettere in fila i fatti e le decisioni, affinché ogni cittadino possa conoscere questa vicenda e farsi un'opinione sulla base degli elementi disponibili. Non vogliamo sostituirci alla magistratura, ma non accettiamo che le domande restino senza voce».

La Fondazione: «Non mettiamo in discussione la magistratura, vogliamo risposte» 

Nel documento diffuso dalla Fondazione viene ribadita la necessità di affrontare la vicenda senza alimentare contrapposizioni o attribuire responsabilità prima delle decisioni definitive degli organi giudiziari.

Il rispetto delle istituzioni, secondo i rappresentanti dell'associazione, non esclude la possibilità di chiedere spiegazioni e di mantenere aperto il confronto pubblico su una vicenda che ha segnato profondamente il Cilento.

La ricerca della verità sull'omicidio di Angelo Vassallo resta, per la Fondazione, una priorità che non può esaurirsi con il trascorrere degli anni. «PERCHÉ? È il titolo del nostro docufilm, ma soprattutto è la domanda che rivolgiamo alle istituzioni e all'opinione pubblica», dichiarano congiuntamente Dario e Massimo Vassallo.

«Perché si è arrivati a decisioni diverse dalle richieste della Procura? Quali sono le ragioni di queste decisioni? Sono domande alle quali vogliamo dare spazio attraverso una ricostruzione seria, rigorosa e documentata. Per Angelo, per la sua famiglia e per tutti coloro che credono nella giustizia, continueremo a chiedere risposte».

La Fondazione continuerà quindi a seguire gli sviluppi del procedimento, in attesa delle successive valutazioni giudiziarie, mantenendo al centro la richiesta di verità e giustizia per Angelo Vassallo.

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