Una neonata ha rischiato di soffocare con il latte durante la notte ma è stata salvata da uno specializzando nella Casa della Comunità di Castelmassa. Il dottor Puliafito: «I genitori hanno bussato con forza e gridato. I pediatri non riuscivano a credere che la piccola fosse tornata a stare bene».
Era da poco trascorsa la mezzanotte di mercoledì quando il medico ha sentito qualcuno arrivare alla porta dell’ambulatorio. «Ho sentito colpi insistenti e persone che urlavano — racconta il dottor Puliafito —. Guardando dal videocitofono ho visto una coppia con una neonata e ho immediatamente compreso che qualcosa non andava nella bambina. Una volta entrati, il padre mi ha spiegato che mentre stavano dando da mangiare alla figlia si era verificato un problema. La piccola era completamente cianotica, non emetteva suoni e non respirava. Aveva perso conoscenza a causa del soffocamento ed era in arresto respiratorio, con della schiuma intorno alla bocca. Fortunatamente il battito cardiaco era ancora presente. Ho cominciato subito la rianimazione cardiopolmonare e contemporaneamente ho allertato il Suem 118».
Dopo circa un quarto d’ora la situazione ha iniziato a cambiare. La neonata ha riaperto gli occhi e il medico ha proceduto con le manovre necessarie per liberare le vie respiratorie. «Dal naso ha iniziato a uscire una sostanza che sembrava latte rappreso — ricorda Puliafito —. Poco dopo la bambina ha cominciato a starnutire e a piangere. In quel momento ho finalmente potuto rilassarmi e tirare un sospiro di sollievo. Quando sono arrivati i soccorritori, la neonata aveva recuperato un colorito normale e anche la sua attività era tornata regolare. L’ho quindi affidata agli operatori del Suem 118, che l’hanno accompagnata in ospedale insieme alla madre per verificare eventuali conseguenze dell’accaduto».
In ospedale sono state portate avanti le prime procedure di assistenza, quindi la piccola è stata trasferita al Pronto Soccorso di Rovigo per sottoporla a ulteriori controlli. Le notizie ricevute successivamente dal giovane medico erano comunque rassicuranti: l’infermiere che aveva accompagnato la bambina al Pronto Soccorso gli aveva riferito che non sembravano esserci conseguenze gravi. «I pediatri che si sono occupati di lei sono rimasti sorpresi nel trovarla in buone condizioni dopo aver saputo quello che aveva attraversato — spiega il medico —. Non so quale sia stato il risultato definitivo degli accertamenti, ma spero davvero che non abbia riportato alcun problema».
L’episodio riporta l’attenzione anche sul ruolo delle Case di Comunità, le 99 strutture di grandi dimensioni attive in Veneto sette giorni su sette e per l’intero arco della giornata, con la presenza della continuità assistenziale durante la fascia notturna, dalle 20 alle 8. Per le situazioni di emergenza, tuttavia, il riferimento resta il Suem 118.
«I genitori non mi hanno spiegato perché abbiano scelto di venire qui — racconta Puliafito —. Probabilmente, in una situazione così drammatica, questa era la struttura più vicina e quella nella quale pensavano di poter trovare immediatamente un medico. È però importante ricordare che la Casa della Comunità non è un servizio destinato alla gestione delle emergenze». Nonostante ciò, il giovane specializzando ha mantenuto la calma e ha agito senza esitazioni.
«La disciplina che ho scelto riguarda soprattutto la riabilitazione di persone affette da patologie croniche, ma questo non significa che non siamo chiamati a intervenire quando si presentano situazioni acute — sottolinea —. Può capitare che un paziente particolarmente complesso vada incontro a uno scompenso e in quei casi la rapidità dell’intervento è fondamentale. In passato mi era già successo di dover affrontare episodi simili, ma non mi era mai capitato di assistere un neonato o un bambino. Vivere un momento del genere provoca inevitabilmente molta paura, ma è proprio allora che bisogna riuscire a controllare le emozioni e intervenire subito, mantenendo la mente lucida».
Al momento la famiglia della bambina non ha più avuto occasione di contattare il medico. «Non ho più avuto modo di sentirli — conclude Puliafito —. Spero con tutto il cuore che la piccola stia bene, perché alla fine è questo ciò che conta davvero».
Il comportamento dello specializzando ha ricevuto il plauso delle istituzioni. «Ci sono circostanze in cui competenza, formazione e capacità di restare lucidi possono determinare la differenza fra la vita e la morte — afferma il governatore Alberto Stefani —. Voglio ringraziare il dottor Giuseppe Puliafito e il personale del Suem 118 che è intervenuto a Castelmassa». Sulla stessa linea Mauro Filippi, direttore generale dell’Usl Polesana: «È una vicenda che dimostra quanto siano preziose la preparazione dei nostri operatori sanitari e la presenza capillare dei servizi sul territorio».
Neonata rischia di soffocare con il latte, salvata da uno specializzando nella Casa della Comunità a Rovigo
Ha soltanto 15 giorni la neonata che ha rischiato di morire soffocata e che deve la sua salvezza alla tempestività di un giovane medico. Giuseppe Puliafito, specializzando al secondo anno in Medicina Fisica e Riabilitativa all’Università di Verona, presta servizio da circa due anni anche come medico di continuità assistenziale nella Casa della Comunità di Castelmassa, struttura dell’Usl Polesana.Era da poco trascorsa la mezzanotte di mercoledì quando il medico ha sentito qualcuno arrivare alla porta dell’ambulatorio. «Ho sentito colpi insistenti e persone che urlavano — racconta il dottor Puliafito —. Guardando dal videocitofono ho visto una coppia con una neonata e ho immediatamente compreso che qualcosa non andava nella bambina. Una volta entrati, il padre mi ha spiegato che mentre stavano dando da mangiare alla figlia si era verificato un problema. La piccola era completamente cianotica, non emetteva suoni e non respirava. Aveva perso conoscenza a causa del soffocamento ed era in arresto respiratorio, con della schiuma intorno alla bocca. Fortunatamente il battito cardiaco era ancora presente. Ho cominciato subito la rianimazione cardiopolmonare e contemporaneamente ho allertato il Suem 118».
Dopo circa un quarto d’ora la situazione ha iniziato a cambiare. La neonata ha riaperto gli occhi e il medico ha proceduto con le manovre necessarie per liberare le vie respiratorie. «Dal naso ha iniziato a uscire una sostanza che sembrava latte rappreso — ricorda Puliafito —. Poco dopo la bambina ha cominciato a starnutire e a piangere. In quel momento ho finalmente potuto rilassarmi e tirare un sospiro di sollievo. Quando sono arrivati i soccorritori, la neonata aveva recuperato un colorito normale e anche la sua attività era tornata regolare. L’ho quindi affidata agli operatori del Suem 118, che l’hanno accompagnata in ospedale insieme alla madre per verificare eventuali conseguenze dell’accaduto».
In ospedale sono state portate avanti le prime procedure di assistenza, quindi la piccola è stata trasferita al Pronto Soccorso di Rovigo per sottoporla a ulteriori controlli. Le notizie ricevute successivamente dal giovane medico erano comunque rassicuranti: l’infermiere che aveva accompagnato la bambina al Pronto Soccorso gli aveva riferito che non sembravano esserci conseguenze gravi. «I pediatri che si sono occupati di lei sono rimasti sorpresi nel trovarla in buone condizioni dopo aver saputo quello che aveva attraversato — spiega il medico —. Non so quale sia stato il risultato definitivo degli accertamenti, ma spero davvero che non abbia riportato alcun problema».
L’episodio riporta l’attenzione anche sul ruolo delle Case di Comunità, le 99 strutture di grandi dimensioni attive in Veneto sette giorni su sette e per l’intero arco della giornata, con la presenza della continuità assistenziale durante la fascia notturna, dalle 20 alle 8. Per le situazioni di emergenza, tuttavia, il riferimento resta il Suem 118.
«I genitori non mi hanno spiegato perché abbiano scelto di venire qui — racconta Puliafito —. Probabilmente, in una situazione così drammatica, questa era la struttura più vicina e quella nella quale pensavano di poter trovare immediatamente un medico. È però importante ricordare che la Casa della Comunità non è un servizio destinato alla gestione delle emergenze». Nonostante ciò, il giovane specializzando ha mantenuto la calma e ha agito senza esitazioni.
«La disciplina che ho scelto riguarda soprattutto la riabilitazione di persone affette da patologie croniche, ma questo non significa che non siamo chiamati a intervenire quando si presentano situazioni acute — sottolinea —. Può capitare che un paziente particolarmente complesso vada incontro a uno scompenso e in quei casi la rapidità dell’intervento è fondamentale. In passato mi era già successo di dover affrontare episodi simili, ma non mi era mai capitato di assistere un neonato o un bambino. Vivere un momento del genere provoca inevitabilmente molta paura, ma è proprio allora che bisogna riuscire a controllare le emozioni e intervenire subito, mantenendo la mente lucida».
Al momento la famiglia della bambina non ha più avuto occasione di contattare il medico. «Non ho più avuto modo di sentirli — conclude Puliafito —. Spero con tutto il cuore che la piccola stia bene, perché alla fine è questo ciò che conta davvero».
Il comportamento dello specializzando ha ricevuto il plauso delle istituzioni. «Ci sono circostanze in cui competenza, formazione e capacità di restare lucidi possono determinare la differenza fra la vita e la morte — afferma il governatore Alberto Stefani —. Voglio ringraziare il dottor Giuseppe Puliafito e il personale del Suem 118 che è intervenuto a Castelmassa». Sulla stessa linea Mauro Filippi, direttore generale dell’Usl Polesana: «È una vicenda che dimostra quanto siano preziose la preparazione dei nostri operatori sanitari e la presenza capillare dei servizi sul territorio».

