Dopo quattro anni di tentativi, la gravidanza era arrivata quasi alla conclusione, ma pochi giorni prima del parto programmato il battito della bambina si è fermato: ginecologo di Napoli condannato ad un risarcimento da circa 600mila euro.
La decisione del Tribunale è arrivata sulla base degli esiti della consulenza tecnica d’ufficio, che ha ricostruito l’intero percorso della gravidanza. Secondo i periti, nel corso della gestazione erano già emersi alcuni elementi che avrebbero richiesto ulteriori accertamenti, tra cui alterazioni delle flussimetrie e un incremento del liquido amniotico. Si tratta di condizioni che, in ambito ostetrico, rendono necessario monitorare con attenzione la crescita del feto e il funzionamento della placenta.
Gli accertamenti indicati, secondo quanto emerso dalla consulenza, non sarebbero stati effettuati. Per i periti, qualora fossero stati eseguiti, la bambina avrebbe avuto una concreta possibilità di sopravvivere. Il giudice ha accolto le conclusioni della consulenza, riconoscendo quindi un rapporto causale tra la condotta del medico e la morte della bambina.
La famiglia, rappresentata dagli avvocati Pierlorenzo Catalano, Michele Francesco Sorrentino e Filippo Castaldo, ha ottenuto il riconoscimento del danno da perdita del rapporto parentale. Per la madre è stata inoltre accertata un’invalidità permanente del 15%, accompagnata da 150 giorni di invalidità temporanea parziale, legati a un disturbo da lutto persistente e complicato. Secondo il Tribunale, tale condizione ha avuto conseguenze profonde sulla sua vita personale, sociale e professionale.
Il giudice ha inoltre stabilito che sarà la compagnia assicurativa del medico a corrispondere gli importi che il ginecologo è stato condannato a versare a titolo di risarcimento.
“Questa decisione rappresenta un importante riconoscimento dei diritti delle vittime di malasanità e del valore giuridico del rapporto affettivo che si crea con il nascituro già durante la gravidanza”, hanno dichiarato gli avvocati dello Studio Associato Maior. “Per questa famiglia nessuna sentenza potrà cancellare il dolore subito, ma il riconoscimento della responsabilità costituisce un fondamentale atto di giustizia”.
La sentenza si inserisce nel solco di altre pronunce dei tribunali campani che, negli ultimi anni, hanno riconosciuto il danno da perdita del rapporto parentale anche nei casi di morte endouterina, riconoscendo sotto il profilo risarcitorio la sofferenza provocata dalla perdita di un figlio non nato a causa della negligenza di terzi.
Napoli, perde la figlia pochi giorni prima del parto: risarcimento da circa 600mila euro
Dopo quattro anni di tentativi, la gravidanza era arrivata quasi alla conclusione, ma pochi giorni prima del parto programmato il battito della bambina si è fermato. La vicenda è al centro della sentenza 1991/2026, pubblicata l’8 giugno scorso dal Tribunale di Napoli Nord, Seconda Sezione Civile, che ha condannato un ginecologo per la morte endouterina della figlia di una coppia napoletana. Ai genitori e agli altri familiari è stato riconosciuto un risarcimento complessivo di circa 600mila euro.La decisione del Tribunale è arrivata sulla base degli esiti della consulenza tecnica d’ufficio, che ha ricostruito l’intero percorso della gravidanza. Secondo i periti, nel corso della gestazione erano già emersi alcuni elementi che avrebbero richiesto ulteriori accertamenti, tra cui alterazioni delle flussimetrie e un incremento del liquido amniotico. Si tratta di condizioni che, in ambito ostetrico, rendono necessario monitorare con attenzione la crescita del feto e il funzionamento della placenta.
Gli accertamenti indicati, secondo quanto emerso dalla consulenza, non sarebbero stati effettuati. Per i periti, qualora fossero stati eseguiti, la bambina avrebbe avuto una concreta possibilità di sopravvivere. Il giudice ha accolto le conclusioni della consulenza, riconoscendo quindi un rapporto causale tra la condotta del medico e la morte della bambina.
La famiglia, rappresentata dagli avvocati Pierlorenzo Catalano, Michele Francesco Sorrentino e Filippo Castaldo, ha ottenuto il riconoscimento del danno da perdita del rapporto parentale. Per la madre è stata inoltre accertata un’invalidità permanente del 15%, accompagnata da 150 giorni di invalidità temporanea parziale, legati a un disturbo da lutto persistente e complicato. Secondo il Tribunale, tale condizione ha avuto conseguenze profonde sulla sua vita personale, sociale e professionale.
Il giudice ha inoltre stabilito che sarà la compagnia assicurativa del medico a corrispondere gli importi che il ginecologo è stato condannato a versare a titolo di risarcimento.
“Questa decisione rappresenta un importante riconoscimento dei diritti delle vittime di malasanità e del valore giuridico del rapporto affettivo che si crea con il nascituro già durante la gravidanza”, hanno dichiarato gli avvocati dello Studio Associato Maior. “Per questa famiglia nessuna sentenza potrà cancellare il dolore subito, ma il riconoscimento della responsabilità costituisce un fondamentale atto di giustizia”.
La sentenza si inserisce nel solco di altre pronunce dei tribunali campani che, negli ultimi anni, hanno riconosciuto il danno da perdita del rapporto parentale anche nei casi di morte endouterina, riconoscendo sotto il profilo risarcitorio la sofferenza provocata dalla perdita di un figlio non nato a causa della negligenza di terzi.

