Emergono nuovi elementi nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, deceduto quasi due mesi dopo il trapianto di cuore eseguito all’ospedale Monaldi di Napoli. Negli atti messi a disposizione dalla Procura compaiono la trascrizione di una riunione informale registrata di nascosto e alcune chat di Emma Bergonzoni, assistente di Oppido, relative alle condizioni dell’organo arrivato da Bolzano.
Morte di Domenico Caliendo, agli atti le chat sulle condizioni del cuore trapiantato al Monaldi di Napoli
Secondo l’ipotesi investigativa, l’organo potrebbe essere stato danneggiato durante il trasporto da Bolzano a Napoli, perché conservato con ghiaccio secco invece che con ghiaccio naturale. Nel fascicolo della Procura di Napoli, coordinato dal pm Giuseppe Tittaferrante e dall’aggiunto Antonio Ricci, risultano indagati sette sanitari dell’ospedale Monaldi. Tra loro figurano il cardiochirurgo Guido Oppido, che ha materialmente eseguito il trapianto, la vice Emma Bergonzoni e Gabriella Farina, incaricata del prelievo del cuore a Bolzano.
Tra gli atti dell’inchiesta c’è anche la trascrizione di un dialogo avvenuto durante una riunione informale dell’équipe coinvolta nel trapianto. La conversazione sarebbe stata registrata di nascosto dal coordinatore infermieristico Francesco Farinaceo, che ha poi consegnato il file ai carabinieri del Nas.
In quella sede, Oppido avrebbe ricostruito le fasi del 23 dicembre, definendo quanto accaduto «una combinazione unica che non si è mai verificata nell’universo». Secondo quanto riportato nella trascrizione, il cardiochirurgo avrebbe spiegato che il cuore arrivato da Bolzano «non si vedeva manco che era danneggiato, si vedeva che era congelato poi l'abbiamo scongelato, sembrava normale».
Le fasi dell’intervento al Monaldi
Oppido avrebbe ricordato di aver avviato l’espianto del cuore malato del bambino quando il box frigo contenente il nuovo organo era già arrivato in sala operatoria. In quel momento, però, secondo quanto emerge dal suo racconto, le condizioni del cuore non sarebbero state ancora verificate.
Nella registrazione, il cardiochirurgo afferma: «Ognuno ha fatto quello che doveva fare». Poi aggiunge che «chi doveva prendere l’organo ha preso l’organo, chi doveva espiantare ha espiantato» e che, una volta uscito l’organo, «andava impiantato per forza».
Le chat della cardiochirurga Bergonzoni: "Chissà se vado in galera"
Un altro passaggio dell’inchiesta riguarda alcune conversazioni attribuite a Emma Bergonzoni, assistente di Oppido e anche lei tra i sette sanitari indagati. Nelle chat, la cardiochirurga racconta il momento in cui il box frigo sarebbe stato aperto. Secondo quanto riportato, i sanitari si sarebbero trovati davanti l’organo inglobato in un blocco di ghiaccio, con la fuoriuscita di fumo dal contenitore.
Scrivendo a un’altra persona, Bergonzoni definisce la situazione con una frase netta: «Ne abbiamo viste di cazzate ma questa le batte tutte». Dalle chat emerge anche un ulteriore punto al centro degli accertamenti: nessuno avrebbe avvisato Oppido delle condizioni dell’organo prima che il cardiochirurgo procedesse con l’espianto del cuore del bambino.
Quando l’interlocutore chiede perché nessuno glielo avesse detto prima di rimuovere il cuore, Bergonzoni risponde: «Ma che ne so. Ed è quello la cosa che l’ha fatto incazzare di più. Che nessuno gli abbia detto niente».
Nella stessa conversazione, la cardiochirurga afferma: «Ovviamente tutto il Monaldi lo sa che abbiamo impiantato un cuore congelato. E non è un eufemismo. Era ghiacciato». Nelle chat agli atti, Bergonzoni attribuisce il danno alla struttura di Bolzano, dove Gabriella Farina avrebbe chiesto altro ghiaccio naturale e le sarebbe stato consegnato ghiaccio secco. Dopo aver ricostruito quei momenti, la cardiochirurga aggiunge un’altra frase riportata negli atti: «Chissà se vado in galera».
Gli accertamenti
La Procura di Napoli ha messo gli atti a disposizione di indagati, consulenti e familiari del piccolo Domenico. Al centro dell’inchiesta restano le condizioni del cuore arrivato da Bolzano, le modalità di conservazione durante il trasporto e le comunicazioni tra i sanitari coinvolti prima e durante l’intervento.

