Minori trasferiti in una casa famiglia, i legali denunciano un livido sul viso del più piccolo: chiesto il ricongiungimento

Un livido sul volto del figlio più piccolo sarebbe stato notato dal padre durante un incontro con i suoi tre bambini. Poco dopo, Pietro Loffredo avrebbe accusato forti dolori, rendendo necessario l’intervento del 118 e il successivo ricovero nell’ospedale di Lanciano.
Circa un mese fa, i tre minori, figli di Loffredo, padre di Fortuna, la bambina assassinata a Caivano, in provincia di Napoli, nel 2014, e della sua compagna Giovanna, erano stati prelevati dalla loro abitazione in contrada Iconicella, a Lanciano, in provincia di Chieti. Il trasferimento in una casa famiglia era stato disposto in considerazione delle condizioni dell’alloggio e delle valutazioni di carattere psicologico.
Il provvedimento è stato successivamente confermato dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che si è riservato di pronunciarsi sulle istanze presentate dai legali per ottenere l’immediato ritorno dei bambini presso i genitori.
I legali fanno inoltre riferimento all’ordinanza della Corte di Cassazione numero 23759 del 22 luglio 2026. Il provvedimento, secondo quanto evidenziato dalla difesa, stabilisce che le limitazioni dei rapporti familiari debbano basarsi su elementi concreti di pregiudizio, prevedendo anche l’esame di soluzioni meno restrittive.
L’allontanamento dei minori dal nucleo familiare, sostengono gli avvocati richiamando i principi della Suprema Corte, deve avere una durata prestabilita e risultare collegato a un percorso finalizzato al recupero delle condizioni familiari. Non può quindi proseguire senza limiti temporali, trasformandosi, nelle parole dei legali, in una prigionia per i bambini e in una condanna per i genitori.
Minori trasferiti in una casa famiglia, i legali denunciano un livido sul viso del più piccolo: chiesto il ricongiungimento
Un livido sul volto del figlio più piccolo sarebbe stato notato dal padre durante un incontro con i suoi tre bambini. Poco dopo, Pietro Loffredo avrebbe accusato forti dolori, rendendo necessario l’intervento del 118 e il successivo ricovero nell’ospedale di Lanciano. A riferire l’accaduto sono gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, intervenuti dopo il malore dell’uomo, verificatosi al termine della visita ai figli, che si trovano ancora ospitati in una struttura antiviolenza.Circa un mese fa, i tre minori, figli di Loffredo, padre di Fortuna, la bambina assassinata a Caivano, in provincia di Napoli, nel 2014, e della sua compagna Giovanna, erano stati prelevati dalla loro abitazione in contrada Iconicella, a Lanciano, in provincia di Chieti. Il trasferimento in una casa famiglia era stato disposto in considerazione delle condizioni dell’alloggio e delle valutazioni di carattere psicologico.
Il provvedimento è stato successivamente confermato dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che si è riservato di pronunciarsi sulle istanze presentate dai legali per ottenere l’immediato ritorno dei bambini presso i genitori.
Le richieste della difesa dopo il livido sul volto del bambino
In relazione al segno riscontrato sul viso del minore, le cui origini devono ancora essere chiarite, gli avvocati Pisani chiedono che vengano effettuati tempestivi accertamenti pediatrici, che siano raccolti i referti sanitari e che la struttura fornisca spiegazioni sulla mancata informazione ai genitori.I legali fanno inoltre riferimento all’ordinanza della Corte di Cassazione numero 23759 del 22 luglio 2026. Il provvedimento, secondo quanto evidenziato dalla difesa, stabilisce che le limitazioni dei rapporti familiari debbano basarsi su elementi concreti di pregiudizio, prevedendo anche l’esame di soluzioni meno restrittive.
L’allontanamento dei minori dal nucleo familiare, sostengono gli avvocati richiamando i principi della Suprema Corte, deve avere una durata prestabilita e risultare collegato a un percorso finalizzato al recupero delle condizioni familiari. Non può quindi proseguire senza limiti temporali, trasformandosi, nelle parole dei legali, in una prigionia per i bambini e in una condanna per i genitori.




