È scoppiata la guerra sui test per stabilire il miglior olio extravergine d'oliva sul mercato. Da una parte Altroconsumo, che ha svolto l’indagine. Dall’altra il Codacons, che ne contesta i criteri, la legittimità e le procedure. Due associazioni, ben inteso, che hanno uno scopo comune: tutelare gli interessi dei consumatori.
L’indagine di Altroconsumo sui migliori oli extravergine d’oliva è finita nel mirino del Codacons perché non sarebbe oggettiva, non ha previsto contraddittori, non ha fornito indicazioni precise sugli esperti che hanno valutato i prodotti.
Migliori oli extravergine d’oliva: danno d’immagine
Altroconsumo avrebbe causato «un danno di immagine reputazione» ai prodotti che sono finiti in fondo alla classifica (ne erano stati selezionati 30) e un «incremento di fatturato per quelli di migliore qualità».Migliori oli extravergine d’oliva: esposto all’Antitrust
Il Codacons ha analizzato una serie di eventuali “scorrettezze” commesse nella gestione, elaborazione e diffusione dell’indagine di Altroconsumo e per questo motivo ha chiesto all’Autorità garante della concorrenza del mercato e all’Agenzia repressione antifrode di «procedere al riesame (degli oli) effettuando nuove analisi o verifiche su quelle già eseguite dalle aziende che sono state coinvolte nei test di Altroconsumo».Migliori oli extravergine d’oliva: eventuali reati
Ma non solo: il Codacons ha anche chiesto che vengano accertati eventuali reati (turbativa dell’esercizio di industria e di commercio anche con l’uso di mezzi fraudolenti), commessi nel diffondere notizie non attendibili per manipolare le scelte dei consumatori. Di verificare, secondo l’associazione, anche se ci sono altri soggetti interessati a questa pratica o gli estremi per la “concorrenza sleale”.Migliori oli extravergine d’oliva: sequestro della rivista
E infine il Codacons ha chiesto il sequestro della rivista dove è comparsa la classifica dei migliori oli extravergine d’oliva in commercio.Migliori oli extravergine d’oliva: procedure sbagliate
Per il Codacons l’indagine non avrebbe rispettato (o nulla si sa) le norme procedurali e tecniche che sono indispensabili per rendere attendibili gli esami di laboratorio, in considerazione del fatto che le analisi sono state effettuate da un soggetto privato. Non sarebbero state definite le condizioni di conservazione dell’olio e neppure quelle della bottiglia dopo che il produttore l’ha messa in commercio (e quindi prima che venisse portata in laboratorio). Questo aspetto viene ritenuto particolarmente rilevante dal Codacons, perché «un prodotto notoriamente soggetto a modificazione e degradazione per effetto del tempo e delle condizioni di conservazione, in particolare a causa della esposizione in luogo non riparato dalla luce o esposto al calore porta fortemente a dubitare che l’olio analizzato possa aver mutato le proprie caratteristiche organolettiche. Ne consegue che è essenziale accertarsi che il campione sia stato conservato in modo conforme e prelevato ed analizzato in contraddittorio con un rappresentante della società interessata e in osservanza delle regole dettate dalla normativa di riferimento».Migliori oli extravergine d’oliva: gli assaggiatori
Nel mirino di Codacons anche la procedura che riguarda gli assaggiatori. «L’analisi – si legge nell’esposto all’Antitrust – risente della soggettività del suo autore, perché è fondata su esperienze sensoriali provocate dall’assaggio del prodotto. Ma la normativa di riferimento limita la discrezionalità dell’organo accertatore». Le limitazioni in questioni riguardano:- metodi di valutazione comuni;
- una qualificata formazione di comitati di assaggiatori selezionati ed esperti;
- lo svolgimento di contro-analisi per assicurare la convergenza dei risultati della prova organolettica (l’insieme delle caratteristiche fisico-chimiche di un alimento percepite dagli organi del senso), nel rispetto delle norme che riguardano sia la procedura, sia le tecniche utilizzate.

