È stato proclamato uno sciopero di due giorni che coinvolgerà 57 edizioni locali e alcune testate nazionali a causa dei licenziamenti in Citynews.
L'agitazione è scattata già il 13 marzo scorso, con il CDR e il Figec che hanno manifestato il proprio dissenso verso la decisione dell’azienda di licenziare, senza preavviso, cinque dipendenti. In aggiunta, sono stati effettuati tagli e ristrutturazioni che hanno impattato complessivamente su 21 rapporti di lavoro: 6 contratti a tempo indeterminato e 15 collaborazioni, anche di lunga data. La richiesta immediata è stata quella di ritirare i licenziamenti reputati illegittimi, data l’assenza di consultazioni preventive previste dal Contratto Nazionale di Categoria (CCNL), e di avviare un tavolo di confronto. Il dialogo tra CDR, Figec e dirigenza ha avuto luogo lo scorso 18 marzo.
Sebbene siano state riconosciute le difficoltà economiche riportate dall’azienda e nonostante l’apertura a un maggiore coinvolgimento per il futuro, le richieste dei lavoratori non sono state accolte. Né i licenziamenti sono stati revocati, né è stato istituito il tavolo di concertazione per valutare soluzioni alternative proposte dai dipendenti. Tale chiusura da parte dell’azienda, nonostante l’approvazione delle istanze da parte dell’80% dei lavoratori riuniti in assemblea, ha portato inevitabilmente all’indizione dello sciopero.
CDR e Figec intendono rimarcare la rilevanza di questa protesta, sottolineando che il settore editoriale è da tempo afflitto da crisi strutturali. Tali problematiche ricadono principalmente sui lavoratori, spesso costretti ad affrontare la perdita dell’impiego, ma hanno conseguenze anche sui cittadini, che assistono a un indebolimento dell’informazione, pilastro centrale della democrazia. Il CDR e il Figec invitano Citynews a riflettere sulla propria decisione, chiedendo un segnale concreto di apertura: annullare i licenziamenti e avviare discutibili misure alternative per salvaguardare i posti di lavoro.
La risposta dell’azienda
Citynews ha replicato alla proclamazione dello sciopero fornendo la propria versione dei fatti.
Secondo l’azienda, la situazione economica attuale ha richiesto interventi strutturali per preservare la sostenibilità complessiva. Negli ultimi anni, i ricavi pubblicitari sono cresciuti a un ritmo nettamente inferiore rispetto all’aumento dei costi, con il costo del personale giornalistico che sarebbe raddoppiato in appena quattro anni. Nonostante riduzioni già effettuate nei settori commerciale e marketing, gli ultimi due bilanci non hanno raggiunto l’equilibrio finanziario. Pertanto, si è reso inevitabile intervenire anche nell’ambito editoriale, sinora risparmiato da simili misure.
L’azienda precisa che circa la metà dei collaboratori menzionati nelle comunicazioni sindacali ha accettato una rimodulazione del rapporto lavorativo ed è tuttora operativa. Nei casi in cui le proposte aziendali non sono state accolte, sono state comunque offerte compensazioni economiche aggiuntive rispetto alle tutele previste per legge, con un pieno supporto legale anche per questioni pendenti.
In quindici anni di attività, Citynews afferma di aver sempre sostenuto i propri lavoratori durante periodi di difficoltà personale o familiare, facilitando trasferimenti e riorganizzazioni su misura. Ha inoltre difeso i giornalisti in sede giudiziaria e scelto di reinvestire ogni anno risorse interne senza mai distribuire dividendi. Per questi motivi, l’azienda vede lo sciopero come un evento eccezionale, che si scontra con quindici anni di impegno dimostrato nei confronti del proprio personale.
Licenziamenti in Citynews: indetto sciopero di 48 ore dai giornalisti
È stato proclamato uno sciopero di due giorni che coinvolgerà 57 edizioni locali e alcune testate nazionali. Il Comitato di Redazione (CDR) e il sindacato Figec-Cisal hanno ufficializzato l’astensione dal lavoro per 48 ore, a partire dalle 9 del 23 marzo fino alle 9 del 25 marzo. Si tratta della prima volta in cui uno sciopero interessa i giornalisti del Gruppo Citynews, uno dei principali editori digitali in Italia.L'agitazione è scattata già il 13 marzo scorso, con il CDR e il Figec che hanno manifestato il proprio dissenso verso la decisione dell’azienda di licenziare, senza preavviso, cinque dipendenti. In aggiunta, sono stati effettuati tagli e ristrutturazioni che hanno impattato complessivamente su 21 rapporti di lavoro: 6 contratti a tempo indeterminato e 15 collaborazioni, anche di lunga data. La richiesta immediata è stata quella di ritirare i licenziamenti reputati illegittimi, data l’assenza di consultazioni preventive previste dal Contratto Nazionale di Categoria (CCNL), e di avviare un tavolo di confronto. Il dialogo tra CDR, Figec e dirigenza ha avuto luogo lo scorso 18 marzo.
Sebbene siano state riconosciute le difficoltà economiche riportate dall’azienda e nonostante l’apertura a un maggiore coinvolgimento per il futuro, le richieste dei lavoratori non sono state accolte. Né i licenziamenti sono stati revocati, né è stato istituito il tavolo di concertazione per valutare soluzioni alternative proposte dai dipendenti. Tale chiusura da parte dell’azienda, nonostante l’approvazione delle istanze da parte dell’80% dei lavoratori riuniti in assemblea, ha portato inevitabilmente all’indizione dello sciopero.
CDR e Figec intendono rimarcare la rilevanza di questa protesta, sottolineando che il settore editoriale è da tempo afflitto da crisi strutturali. Tali problematiche ricadono principalmente sui lavoratori, spesso costretti ad affrontare la perdita dell’impiego, ma hanno conseguenze anche sui cittadini, che assistono a un indebolimento dell’informazione, pilastro centrale della democrazia. Il CDR e il Figec invitano Citynews a riflettere sulla propria decisione, chiedendo un segnale concreto di apertura: annullare i licenziamenti e avviare discutibili misure alternative per salvaguardare i posti di lavoro.
La risposta dell’azienda
Citynews ha replicato alla proclamazione dello sciopero fornendo la propria versione dei fatti.
Secondo l’azienda, la situazione economica attuale ha richiesto interventi strutturali per preservare la sostenibilità complessiva. Negli ultimi anni, i ricavi pubblicitari sono cresciuti a un ritmo nettamente inferiore rispetto all’aumento dei costi, con il costo del personale giornalistico che sarebbe raddoppiato in appena quattro anni. Nonostante riduzioni già effettuate nei settori commerciale e marketing, gli ultimi due bilanci non hanno raggiunto l’equilibrio finanziario. Pertanto, si è reso inevitabile intervenire anche nell’ambito editoriale, sinora risparmiato da simili misure.
L’azienda precisa che circa la metà dei collaboratori menzionati nelle comunicazioni sindacali ha accettato una rimodulazione del rapporto lavorativo ed è tuttora operativa. Nei casi in cui le proposte aziendali non sono state accolte, sono state comunque offerte compensazioni economiche aggiuntive rispetto alle tutele previste per legge, con un pieno supporto legale anche per questioni pendenti.
In quindici anni di attività, Citynews afferma di aver sempre sostenuto i propri lavoratori durante periodi di difficoltà personale o familiare, facilitando trasferimenti e riorganizzazioni su misura. Ha inoltre difeso i giornalisti in sede giudiziaria e scelto di reinvestire ogni anno risorse interne senza mai distribuire dividendi. Per questi motivi, l’azienda vede lo sciopero come un evento eccezionale, che si scontra con quindici anni di impegno dimostrato nei confronti del proprio personale.

